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$02 Trattato XP'IT. Spiego delle Propofiy, Cobd: da Alefandro rin 4 iscempaciblli co'l digiuno, come fono quelli de’ Cootadioi, Ortolani, Fabri, Scarpinelli, ¢ fimilf, feufano dalfobbligo di digiunare: Gli Vificij , & efercizij leggieti, ¢ compztlbili co’l digiuno ,come fo00 gnelli de’ Pitcori , Sarci, Barbitri , ¢ fimili, nou fcufano dal precetco di digiunare . Soppongo per fecondo , che; quan- tunque !’ Vfficio , & efercizio Ga difua natura compatibile col ‘digisno , perd tifpetriva- mente a qualche perfona , pnd efiers incompa- ribile per Ja fua fisccheaza ; ¢ poca robuftez- 2a ~ 189, Dico primierathence , che quello, che dicevala propofizione condsnnara, era, che cutti gli Vficiali , che facicauano nella Repub- lica “corperalmeore , queocunque noo fofftro cerci, che la lor fatica tra incompatibile co’! di- giuno , erano icufati dalis legge di digiunare: i] che con grandiflima givfizia fi riproua per improbabile ; perché il digiuno ¢ vna legge Ec- clefiaffica , che indoce cbbligo graue nel Foro della cofcienza: Adunque quello, che hada efimerfene , € neceflario , che ebbia canfe legic- uima , ¢ vera : Adunque non conftando all’ V ffi ciale , wé-cercificandoGi , che fia la {uz facica in- compatibile co’) digiuno ,» Bon potra rar li- be ro dal fuo obbligo . “190. Dico per fecondo, che non fi condan. fe il dire sche tucci quegli Vfficiali , ta fatica de" quali é iscompatibile'co’'l digiuso , reftano Hberida tal obbligo.; perehé la propofizions condannate diceua, ch’erano fcufati, quan- tunquenon fi cercificaflero del!'incompatibili-| ta, che aveva co’) digiuno il loro ¢fercizio: Adunqve, conftando eflere la lor fatica incom- patibile , rimaranno liberi dall’obbligo : Vedat Diana part. 3. Trat. 9. refol. 8, ¢ part. 8, Trot. 7: refol. 40." De'doue's'inferifce , che né meno G condan- hano l’opinioni, che {cufavo dal digiunoi Pre- dicacori’, che predicano cutta la QuareGma tre; 6 quattro volte la fertimana ; & i Giudici, Auocati, Sériuaoi » € Notaij, che cucto i! gior- no crauagliano nel loro Vfficio ; & i Quochi, che {eruono vna Comunira grande di {effanca perfone > & i ferui, e feruc, che lavorano,e S'sffaticano molto in fcoppare , pelire , portar acqua ; ¢ quelli, che nella Quarefima fanno la difciplioa 2 fangue , & alcri, che riferifce il R. BP. Torrecilla fopra quefta propofizione , num. 14. @ 12, n€ fi condanoa tampoco il dire, che i Coutadini , & aleri Giornalieri , che fone {cu- fati dal cigiuno’, per effere il loro trauaglio aoe ftentato, fono dilobbligati da! digiuna- re , quancungue qualche gioroo non travagli- no , 6 perché pioue , 6 per eflerFefta s Torre- cilla ibid. num. 113. 191. Dico per terzo, che né meno fi con- @enna jl dire, che gli Vfliciali, i) di cui trav-a- ‘gio € icggicro di {ua natura, fe rigaardoa qualche foggetto fiacca , ¢ poco rebuke , graue , & incompacibile co’ldigiuno, fia qu fto tale libero dall’obbligo di’ ‘diginnare ". vn Sarto, ehe fe aon comneilla nella fua are pud molto bene digiunare; @ perd dicor pleffione tanto delicata, che fl giorno, ¢ trauaglia , moito pacifce; quefto tale nor obbligato al digiuso: E che aon fi condaag quefta propofizione , fi proua: perche ia pra — condannata difobbligaua dal digiz no, quantuoquenon fi cercificaffe dell’iacor pacibilica del rrauaglio co’ digiunos Sed fc cf cheio non {cufo da diginahee eee di quefta incompacibitica , ma fup in quefto Soggseca fiscco, ¢ Adanque non fi condanna il cooled che PN ciale, il di cui cravaglioé difua natura| 10, mariguardo a quefto ae a poco robufto ; é grakofo, & incompatibilé ce digiuno, refta difobbligato en giunare . De quid, chené meno fi condanns it di: che curti gli Vfficiali. quancanque: le le tica Gia leggicra; pofiino eftre fovfacids giuno per infermica , indifpofzione,) dpe tre caule fimili, che, pre(ciadendasdellas i {cufano gli alcri dal digiuno : psrehé laypropos fizione coadannaca {cufaua dal |ae ure gli Vfficiali per caufe della fatica: Atquiio non li fcufo per caufa delia: fatica, me eben ra, 0 altra caufa Gimile + Adunque nom ficons danaeraiil dire, che cucci gli VAciali, tuague la loro “fatica fia leggicra -ponno ef cate dal digiuno, per infermicdy @ cre cauiec. C5o3% eli eae ih Set entre paler ty HURL ei Propofizione XXX{. Condannaca 4 a pimnacare fono ‘difobbligati dal diginiot ‘quelli, che wanno a cauallo, in q modo , che lo faccino, quantunque il % non fia neceffario.c fia folo d'un gimme i 192. Vppongo , che quefta propofi diceua cre cofe ; la prima, ché ca quelli, che vaonoa cauallo,f liberi dai digiuno, in qualGuoglia modo, <ci vi vadano , fia in leccica , calefo , cochio, & ro, cauallo , &ezla feconda ; che non fe ye permefio , efiendo il viaggio neceflario, @ quantuoque no'l fofle : E la cerza, che, qua tunque il viaggio fofe d'yn fol giorno sé uallo, 00a v'era obbiigo di digiunares 193. Dico primicrameore , che te mente non fouo difobbligati dal digiunot queili che viaggiano a cauallo , ia jetcica s 0 ehio'ycarro, &c;non eflendo neceffario’ viaggio se durando folo vn giorno: & it di contrario € condaunaro in quefa propolial Ne g1;¢ Com ragione ; perche:, per foufared J

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