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Propofixione XX1X. Condanwata > conclufione & > perché ; quanrungae non fi fac. cia in frode-det digiuno , io pigtiar quefte pir- pita , & verifica Ja medema ragione, & irrenta, ¢ cesmini proprij delle propofizione condanua- tas AdunquesreRerd condannaro ildire, che fi porranne piglizre decre quantita , non ope. rantio, né facendolo in frode del digiuno: Ne it dive . che fi pigiiano ne potus neceat, pud coo- ncftarlo , o€ liberarlo dalla condannszione; poiché , fe quefto beflafic , potriamo dire , che né meno fi condanoafie l'affermare effer lecito pigliar mole parnita , quando ce ne {upplica, ¢ prega sn’amico; il che non concede Fotre- cilla ibid. mam, 8. Adunque né menc ba d2 cone eederfi, che oon fi condaani lopinions, che sfierma efler leciro pigtiar molce parnira , ne potus moceat, mon faceadofi io frode del digin- no, oe 134. Dico per terzo, che non fi condanna Popinione gidcomune, che afferma , che il vi- no non rompe il diginno , quancunqne fibeua mejre volpe al giorno s ¢ quefto s'iatende , non folo quando fi pigiia, per remperare la fere, ms quancnegue fi beus per foftencarfi , e mo- derace la fame Sic Fagundez in 4. precept. lid. bs Cap. 3.nam.19 perché la propefizione con- dannata parlawa di mangiare ; qni fepius eome- dit ;¢ lanoftranon parla di maogiare , ma di beresmanon per guefto s'‘infcrifca efier Iecito. piglisr in va giorno di diginno molce volre la sicolata, perchée quefta con é beuanda , ma ci- bo, come diffi nella 1. part, di quefia Prat. Trat, 2. Cap. 3. fine , num. 39. pag. 67. Da qvisiinferifce , reftar comprefo in quefta condannazione i! dire, che i] mangiare molee sarnitd d’vne, pomi, peti, limoni, naranci, & aleri fenced, non rompe il digiune., arriuan- do turce quefe parvita a fare vna materia gra- us; ¢fiprowa; perch quefi fructi aon foro bevenda , ma cibe , come dice Leandro vbi fa- pras qreft.6. quale 7.€ quaft. 8 Sed fic ef , che fi condaona jl dire , che fi ponso pigliare molee parnica in vn gierno di digiuno, quaatunque copttituifcaso marcria graue ; Adunque @n- che ficondannera il dire efer lecico jn giorno Gi digiuao pigiiar molce paruita di perl , poe mi, jimoni, naranci , & vue, conRityeado con quelic parwird quancica nocabile . 1$5. Dico per quarto, non G condanns, che poflino pigliarh molce parvica ia_vn gior- no di digivno, quando tutte ¢fle afliemenoa eccedono la quancica, che potena piglierfia voa volta ¥.g. ¢lecico pigliare due paruita d’ vn’oncia per ciafchedona; perche porcodofi pigliare due oncic in vng volca {enza trafgredi- re1i digiune, anche fi potranno pigliare due oocie in due, tre, quaccro, 6 pil voleer¢ la tagionedinon efler coudanvara quefta dortri- nae, perché la propofizione condaonata ptr- meiceva le parnitd, beoché da cis reluicefie Fou, quaocicd norabile: Sed fice , che ionen pers mecto , che dalle paruica refulei quaaticd aota~. bile, ma ia quantita di dat oncic, che aon rompt il digiuno : Adungque non & condanna il dire, che poffino pigliarG molee quantita leggiere , quando da efft waite afficme non ri- fulca maggior quaoricd, che quella di due. oncie, t 186. Dico per quinto, che n¢ mene Gi.con-., daons l'opinione di Gionanni Sanchez difp.5.2-. num. 3, che dice, che aon trafgredifce il digiu« NO quello , che fa auncrreacemente piglia in wn’ £iornoe mole parvita ( almzao non pscca ) of ha obbligo dija(ciare ja collazione per queto. eccetruaro ie ancde mangiato viciao altempo nel quale fifala collazione , ¢le paruica (ag- giungo io ) non arriuadero a quaatica oocabi- le: E quantuaque paia, che ia quefte cafo fi romperebbe materiaimence il digiuoo, fe quette paruicd confticuidero maceria grauc ;¢.quan- titd norabile ; non vi ferebbe p:ré.colpa, per canfa dell'inauucrtenzs se che quefta opinions non fj condannié chisro , poiché parla in cer- mioi melo diverfi da quelli , che conrenena la propofizione qui condaonata. 187. Dico per feo, che non fi condanna, che quello, che alla matcina. con neceffica pi- glio «na parvica di due oncie , poda alla fra, occorrendo auoua necefficd, pigiiar va’alera. quancica di due oncies v.g. vo Confeffore , per. aucr da confeflar molto, piglid voa paruita allamaccina, & alla fera ha da predicare, ha, neceflica , per forcificare il perco auanci del fer~ mone, 6doppo, per reftar qualche poco in- fiacchico, d’vn'alera parnita , pud pigiiaria lea citameare , perché, auendo giufta caufa , pud. tralafciar§ il digiuno: Adungue molto meglio fi potra pigliar, vna ,¢ due parnica , efleadoui caufa legiccima; o€ ha da penfarfi, che Sua Saniita condanni wna cofa tanto ragion: uoles lo teflo ,che ho detto acl cafo di confeiarc, 6 predicare, dico in cofe di fimile neceflcas v.g- quello, che ha; da fare qualche efercizio penofo , come caminar a picdi : quellosche per, feruire alla Menfa ha da praaface molco cardi, Vide Leandrum parts g- Tra, 54 dif ps § +44s20y € 24-6255 £ nts Propofiziout XXX. Condaanace aif Tutti gli F fficiali che faticana corporalmente per, la Repubblica, fono feufati dall obliga det diginuo , we dewonocertificarfi , fe ba fasica fia compatibile co's diginnd. ; 188, Vppongo primieramence , che vi fo- S no alcuoi Vfficij, & ¢fercizij gray uoG , & iacomparibilico’l digiano, & alcri Vificij , & elercizy leggieri, che love compatibili ¢o’l digiune + gli Vici) granof & . iscom-

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