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500 Trattato XV IL. Spiego delle Pripoftx. cond. da Aleffen tro PIT, fo , nel quéle fi dichiara per falfa pratica~: 278 Dico primicramente, che i] Popolo, che (caza canfa non ricene Ja legge promulga- tadal Principe , pecca 5 & il direil contrario ¢ quello, che formalmence fi condanna nella pros. pofizione 28.¢econ ragione, perché il Popolo ¢ obbligato vbbidire at {uo Principe: Atqui, fe porefi¢e pon ficenere fe fee legei fenza pecesre, non farebbe obbligato a vbbidirlo ; Adunque pecca i) popolo , che fensa caufa non riceuc 2 legge prommplgata dal Priocipe: E quascun- que in quefta propefizione folo fi dica, che pec- ca, fenza fpiegare , fe quefto fia peccato mor- tale , 6 veniale; ha pero darenerfi, che;fe is materia delia legge fofie grave , pecchera mor-. taimence i] Popolo, che feoza eanfa non la ricene 3 ¢ fe fotle leggicra , pecchera venial- mente, come s'é decco di fopra, num, 116.¢ pum. 419. 179. Dico per fecondo,, che nop fi condana na il dire , che il popolo , che con ginfta canfa pon riceuc ja Iegge promulgata dal Priocipe, non pecchera ; perche la propofizione condan- naca diceua , che non peccaua i] Popolo , che fenza alcpna can{2 aon riceve la legee promul- gaca dal Priocips ; ¢ quello , che io dico ¢ , che non pecca io pon riccuerla, agendo giufa cau- fa. Né meno fi condangna l'opinione , che dice, che la legge non ricewora dal Popolo non ob- bliga in cofci¢oza ; come con Lumbier , ¢ Tor- recilla difld nel laoga citate dele Confer; nume 3: Ne meno fi condanna il dire, che la legge nom promalgata non obbliga ; poiché diceua la». propofizione condannata, che; quaceunque fofie promulgate, non peccanail popolo in non ricenerla: Adunque non fi condaonera i} dire , che ie pecea il popolo in non ricepere le legge non promplgata, a¢ tampoco peccano quelli, che nonlofferuano. : 180- Da quefa Dottrina s'inferifce, non efier condannace le cofe feguenti, che aficrij nella Conferenza 2. citata;Primo , che 500 ob- bligano Ie leggi de! Principe fecolare , {¢ non fono riceunte , quando i] popolo gliabbia data ja pocefta legislatina di far leggi, con condi~ zione, che jl Popelo la riceua ; Secondo, ch¢ non obbligano Je leggi vmane oon riceunre, quando s'oppongoro a qualche Foro,6 coftus me ticevuro dal Popolo, 6 quando fono gra- vofe , ¢ diffcili ad cleruarGi , eadem confer. num, 5. uum. 8.¢ hum ot Terzo, che non obbligano Ic ieggi Pootificic, ¢ Civili, fe il Legislacore, vedendo , che fon fi ricenono, Be ofic;uano, non infia per la oa offcruanzas ibidem num. io. slo ftefio, fe ba prefcritto contro la Iegge ie» giuima confnetudme , id. num. 11. Quarto, che non pecca jl Popolo, che con caufa Icgice tima 10; plica per la legge il Priacipe » ¢ che in- cerpofta effa fapplica, fi fofpende per alle J'obbligo della legge ; bid. num. 17. € i, Qu ro, che la legge non obbliga , quando fi dul {fe fia ricenuta , 6 06 ibid. num, 21, a. Ninna di quefte dottrine ¢ condannaca 5 p che niuva d’sfle dice , chef] Popolo non pec ja non riceuere fenza canfa qualche legge jc promulgé il fuo Principe , ma che Ie kegging ricenure , 0 che fidubica della loro ricezzion non obbligano: il che ¢ cofa molco diuerfag quello , che affermaua a propofizione condal nate, " Propofizione XXIX. Condannata, — Chi in giorno di digiuno mangia molte volte po quantitd , quantunque al fine abbia mangia quantite notabile , non rompe ih diginno, — 184. S Vppongo , che il:digiuno vuole; ch oltre }'aftinenza dalla carne, fi fac ciz con vna fola comettione ; e htt ché fi permerca la collezione, quefta perd ne fi chiama formalmence comeftione ; Suppaay anche, che il pigliar vna paruita, aon ftan gravemence il digiuno: Se fi piglia feaza neo fica aleuna fardpecceco veniaic pficome ae cato veniale rubare vna quaoticd leggiera, mancar a piccola parce della Mella, &c, vero: che poca caufa ¢ baftance , per fcplaredal pec cato veniale il mangiare poca , ¢ tennifiia quanticd in giorno di digiuno: ¢ quefta p nica dice Digda wart. 5. Trat. 55 refol, 345 cht € Ja quanrita didue oncic, ; i+ i 192. Dico ptimicramente , che quello, ¢I in giorno di digiuno piglia molce paruita, vaice cutee aflieme fanoo quaacita aocabil rrafgredi(ce il diginno ; & il dire i] contraric eenfuraco per improbabile in quefta pro zione 29: Il che ha da incenderG , 6 pigliand guefte pernicd con volonra ancecedenté mangiarle cucce in vn giorna ; 6 fi pigliaow fo , & ex arcidenti, per occorrere occaGoni verfe in vn giorno tteflodi pigtizre; & ela gione; perche quefte pargica G cootinuan: lo fomaco in ordiac al oucrimento : Adami il pigliare in va giorno Ga ex intento, de% cidenci , {ara trafgredir i] digiuao , quando! te efle nite contticvifcono quantita aol le, We t a 183. Dico per fecondo, che anche Te dannalopisione, che con alrri afferi Leaa del factam, part. 3. Trat. §. difp. 5. quelle che diceua, che ¢ lecito ia giorao di digit tucte le volce , che fi beue, pigiiare qualche f uta, accid ii bere non faccia dango, qu quefio nce fi (a in frode del digiuno + Qua bane opinionem mon demnari fentiar cum OM Torrecilla super bane propofit, T rat, 9.fubt 8. im a. cditicne peg: 477. la ragione della f

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