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Dolo <) Propofigiome XX111. Condannata z veuni per tera, altri per Vinfermied , & aleri per Jafaticay &. altri per altre caofe.:ja ragione ¢ _Ghiara 5 perché la propofiziont condaevara parlauadi quello, ch’eflendo cbbligaco ai di- giuno, Jo cra(grediua fenza difprezzo: Sed fic sh , che quefte opinioni non patiaso di quello, che ¢ obbligato-2! digiuno, ma di quelli; che fono fenfati per aleri. priocipij s Aduaque que- fit opinioni non G condaanano , . 947- Da queRa conclufioue s'inferifconoi cafifegnenti, niuno de’quali G& coudanaa in _gusfia propofizione. 1. Pepinione, che con alcti giudica probabije Bafleo verd, Jeiumum a.n.6 cheivecchi di {efanr’anni, quanca-. qus Sjoo robu fj , non fono obbiigaci al digiu- mo. 2. lopinione, che afferifce Leandro. del Sacram. part. 3. Trat. 5. difp. 8.4.19; che dice, che je doone, per inuecehiare pin prefto , che gli hvomisi.,, reftano libere dall'obbiigo del di- giuno , artiuando a cinquanr’anni ; il chee pia probabils, fe hagno parcorici Sgii, 3.1'opi- niont, che dice, che quello, che dabica fe ha compitii ventun’anai ,¢ facte le donnces _diligenze non pud vicire dai dubbio, aoné -ebbiigato a digianase, Diana p. 4. Trat.3. gefol. 24: Vero €, che cosii vecchi, come i giovani, quancungue leca li fcufi dal digiuao, fono obbligati 4 non mangiar capoe i giorai _ proibiti. 4. la dortriaa , che infegna , che glia- fermi, & convaleicenti non foao obbligaia | gigivoare , e quefto, quancunque abbino con- -practo per loro colpa l’infermica: Né meno fo- no obbiigati quelli, che patifcono deboliezza _@ifiomaco, che non ponno pigiiare la guas- fica ncceflaria d’alimento all'ore dererminate _di mangiare ; Leandro ibiq. 25: N¢ campoco . ficondanoa J'opinione, che dice , che quello, che ¢ difpenjaco per iofermica di mangiat car- ne, non ¢ obbligaco alla forma de! digiuno: » Bariques lib. 7. cap. 13+ 1. 12- Né l'opinione, _ che dice , che quello ,che non pud dermire , fe pon cena, nou ¢ obbligato 4 digiunare ; Gio- --panni Sanchez nelle felet. difp. 54. 04m. 13. 148. Stinferifce anche, nda efer condannate Popinioni,che {cufano i ptilegriai, ¢ vaghi dail’ ebbligo didigiuoare i giorai parcicolari , che fi digianaoo per Jegge {peciale ne’ Tetritorij, per done pafano, come pud vederfi nelle mies Confer. trat. 3. confers §.§. 2.num. 10. € bbe Néficondenna ildire, chei poucri, che n00 hanno alimenco baflaore , per fac vo pafto ra- gioncuoie, non {ono obbiigaci a diginnarts Avorio part, 1, lid, 7. cap. 17-97) NE mena fi condanng l'opisione , che dice , che la me- glic non pecca, tralafciando i! digiuao per ti- mor della fua poca falure , 6 deformita , 0 pau- ra graue di fap Marico, che nos le permetce digianare 3 n¢ i] Marico, che diginagado s'im- oflibilica a poter pagare i] debico coningales Wouacina Tom. 2» difpr visi, de preceptis Boekel. 493 queft. 4. pun, ulti, num. $43 Ne Vopinionss che dice , che quello, che i ete Mauer caufa bakence sche lo feufi, quaorua- que to tealead la canfa noo Ga fafficienre , n n Pecca operando con buona fede ; Bonacina ibid. mums. 20.Sa verb. Icianium. nam. 14.2 Ne Topinione , che infegna , che quello, che feace §taa difficolta in digiunare, procedenteacn da vizio digola, ma dall'auer troppo calor naturale, che caufa gran voracira, nome ob- bligaro ai, digiuno ; Leandro del Sacraun part. 3+ Trat. 5. difp,8. que. 140. 149. Cosianche s'infecifce dal detro , che - fon Gi condanna il diré , che quello , che il gio- nedi dubica, fe fia giz meaza notre, ¢ faccele douuce diligenze non pud vicire dal dubbio , polla cangiar carne :alcontrario, fe foieil Sabato , eG dubicatie, fe folle mezza norte del- Ja Domenic, non fi potrebbe mangiar carae, perché ael primo cafo poffiede ta libertad; ¢ nel fecoado il precerco: Badeo Verb, Lcitnium a» num, 1t.Neé fi coadanga l’opinione , chedice, che quello , che per {cordanza , 6 ianauuercen- -2@ Maogid dué voice ia quaarita il giorno di digiuno , non é pid obbligaco a digiunare quel giorno. Bowacina vbi fupra ques 1. pund. 3. num.8. Ne Vopinioat, che dice, che quello, che la mactioa mangid in quantica, Ga con malizia , 0 inauuerteaza, oon ¢ pid obbligaco -@ digiuoare quel giorno: Leandro vbifupra, que. 145. e 146, Quantvaque quello , che mangio con malizia, peccd grauemente , € quello , che lo fece con inauuertenza iacolpabi- le ,00n peccd : Ma , benché giudiehi , che ques _fta opiniont , che in que&o cafo {cule dal dis Biuno , non fia condannaca 5 a0n vi affeaco pe< ro ,ma giudico, che G@ debba digiunare , ia cefo che la collazione foe cale , che pofla paf- fare per pranfo ; Né meno fi condanaane alere ‘ doctriog , che aficrij nel mio Dialog. partes. Tra 3+ Cap. 3, num. 22. & feq. pag. 66. Aa o® PropoGizione XXIV. Condannata. La polluzione .Sodomia,e beftialitd , fon peccati d'una medema {pecie infima;e per quefto ba- fia dire nella confeffione , che procurd la pole luZione « ; ida 450. 7% Vppongo primicramente , che alcus ni peecaci fi diftinguono in (peeic ine fima , & altri in oumero : la diftine zione fpscifica de’ peccaci @ piglia dalla diuer- fica degli oggetei , ¢ delle wired , alle quali s’op- pongoso ,O dalla diuerfg diflonaoza alla ta- gione: Ig numerica dalla diftiazione degli atci, & oggecti ; come difufamente fpisgai nelle mie Conferenze y part. 1. T rat. 20 feces G» Confer. 1» S- 1. per coum ,¢ Confer. 2. $_ %- num. 1G fequene Suppongo per fecoudo , che i peccari , 0 circo. ftanzc,

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