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Capitolo IV. Dello Stato de’ Chirurgie Barbieri : per abortire, r¢golarmente parlando ; {¢ non qualche olta., per vederfi cariche di molci fli, 6 per timore del pericolo del parto , fostiono anche le maticace valerfi di fimili rimedij , _P. Padre gra libers la Donna. _ ©, Eralafegaacura mezzo nectffario per la faiuce ? perche , eflendolo , ¢ non auendo alco rimedio , era lecito far la fegnatura ordinata di- reccamence aiJa fatace dell’inferma , quancuaque per accidens , © piecet inténtionem ne feguifie I aborto ; comeho derto de’Medici nel capitolo E alo , UUM. 20, be _P, Non cra per la falute neceflario rimedio la fegnacura, C, Sicché folo la dimandaua per aborcire,€ jibtcarfi dall’ infamia, 6 per cimore d’ efitr ame mezzaca da’fuoi pacenti3 P. Padre Sie ' ’ _ C. Adungue pecco V.S. granemence in fares quefta fegnatura , non eficndo neceflaria per la faluce , & eflendo mezzo per l’aborio 5 quales non puo procurarfi lecicramence , quancunques fia per timore, che la Dopna riconofciuta gra- nida,non fia infamata, 6 ammazzata ; & i] coa- trario € condannato nella propofizione 34. da Papa Innocenzo XI. , Grandj iniquicd fogliono commettere in que- fia mactria alcuni Chirurghi , che ingannsti dallincereflé , 6 alcri ymani rifpecti concorrevo con fegnature a procurare gli aborti d’alcune Donne ; fopradiche d:uonag i Confeflori cari. car molto la Mano a'tali Chirurghi, ponderan- do loro la grande ¢ ff:fa , che fanno 2 Dio, ia goncorrere ad va cola tanto empia. 26. P, Anche m’accufo Padre , che curando Donne, prouo molre tentazioni impure , moui- meoci venerei, & alcune volce effufionem Se- miDis » C, Confenre V.S, in quefte cofe ? perch¢.non efits doui conicnfo, né ptricojo morale d’ effo, non ha V.S. obbligo di Jalciare i! {uo vflicio, ne Gchillere da qusite cure: Trulleach Tom.2. lid.6. fap. 1. dub. 8,§. 3.num. 5 prope medium, P. Padre ,il pid delle volce confento ib qut- cofé vinto dalla mia fiacchezza, ¢ ftagi- licd . _C. Sititrouera alcri, che pofa curare quefte Doane , le quali fono a V.S, occafione delle fue Gadure? _ Py SiPadré, vi fon aleri della mia prof Mio. he, che potranno curarle . : C. Ha V.S. modo di viuere , fcoza epplicarfi ila cura delle Donne 3 PR. Padre, io fono va pouero huomo, che non ho alirateadira, che la mia fatica, ¢ cou elercicando i! mio miniftero , non poflo alimsa- tare me ficilo , ué Ja mia famigia . C, In queito cafo fence Villalobos nella fom- tha, Tom. aT rat. 40.d:ffic,16.0um.g. € 5 Leito, & altri, spud Diana: part. 3, Trat. 5.74% 3 AS3 ¢ la comune opinione,cefRe Trullench faupra dab, 9. num. 8, che it Chirurgo, (¢€ lo fteflo fi dices dsl Medico ) al quale il curare le Donne ( maffig me fe la Cura folie in verendis) € occafione fe pole Juendi , ¢ di cadere in brocture , €confeatirui, & obbligato 2 lafcisre Pv fficio = Perché quid pro~ dejt bonsini fi vniecrfuni Mandum lncretur , anime verd fue deerimentum patiatnr ¢ ¢che aoa pud ef. fet afolato, fe non tracta di la(ciar Gnile efers cizio , & impiego . La contraria opiaione ritae Giouanni Sanchez nelle Seller, difp. 21. num. 9.5 ¢Caftro Palao Tom. 5. Trat. 2. difp. 2, pant. 9. §. 3. num. 11; Ch¢dicono, che ii Chirurgo ia gucito cafo non é obbligato a lafciare il fao vf- ficio, ma bafta, che abbia propofiro di aon ptce care , quando ff vedra io cali oceafioni. Ii aio fentimento é, che , quantunque ques fta dortrina ui Sauchez,¢ Palao non fia condan« natadalonoceazio XI. nella prepofiz. 61. 62, € 63. o€ da Aleflandro VII. ozlla propofize 41, debba iaccaderfi quefta dottria’ con limicazio« ne; & é, che, {¢ il Chirargo Hon ha alcro modo di vinere , 6 aga fitroua alcra perfona abile per curare quefte Donge, 6 ha ds {eguirle grave fa- famia da non curarle egti Reo, porta farlo; ¢ non fara obbiigato defiftere dal fuo vfficio; pera che niuno é€ obbligato fuggire ’occafione inuo~ lenceria : Ma quiio quefticaG loccaGone fara inuolentaria ; Adunque nov 2uerd obbligo di fuggirla : ma, fe il Chirargo eucie aleromodo, per viuere con decoro, efi rirronafle perfong abile acurare, ¢o00 o¢ feguifle graue infamia al Chirnrgo, farebbe obbligaco defiiftere dalla cuta, che gli fofe occafione di caderes poiché jn quefto cafo l’occafione far: bb: volontaria, € non isgolontaria , perche folo v’auerebbe caufa veile, 6 onefta di gon fagirla, qusle non fa I’oc- cefione inuolontaria, come diffi nella 1. part. della Prat. Trat, 10.num, 293s pag.257- 27. P, M'accufo Padre,che in gioroi di Fefte radeuvo la barba a chi me’! dimandauz, — : C. V'é coftume gia inrrodorto , di farfi que. * flo fa giorno di feta ? Perched fe vi foffe , ben potrebbe fare, come diffi nella 4, part, della Prat, T rat, 3. Cap. 2. num, 12. pag.64. P, Padre , non v’era coltume generale , pet ché alcuni lo fanno , & altriso. C. Se V.S.tralafciaua di farlo in giorno di feta , perdeuz gran guadagno? P. Si Padre , zuerei perfo molci reali, fe non l'anefGi fatco in giorno di Fefta, C. SuppoRo quefto , ben G porrebbe fare, in ' fentimento di Batleo verb. feftum 2. num. 4; ¢ lo, tiene per probabile Machado tom. 2. lib. 6. part. 8. Tat. 2. docum, 3. num. 4.% Quantunque cen- gaco il conctatia Keginaldo , & alcri, che cola, ita. ; . 2%. P. Anche m’zccufo , che fenz’alera caufe fuor ché Pefercizid del mio vfficio , ho lafciato, di digiunare altaai giornidiprecetto. ~ an ae oy Quan.
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