BCCPAM000545-3-09000000000000

HP, Tomafo Sanchez nella Somma, Tom, 1. : hb. 3 . nam. 6. e num, 8. € 10, aff:rma, che iireo, che nego al Giudice la verica , non -@obbligato a manifeRtarla doppo , 6 fi croui fibero dalle fue mavi, 6 non fia per anco daca fa feneenza fullacaufa, 6 fia gia fentenziacoa “morte 3 con quefto, che nen ne venga da que- fio norabile danno a qualche cerzo : i] che( ag- ginege) tengo per moralmence impoffivile; Colla limitazicoc del Noftro Nauarro, ¢ Saa- chez, feguirei quefia opinione: ue credo , che fiamoralmente impoflibile, che pofia nafcere graue danno al terzo da] non manifefar il Reo doppolaverita, che occalté a! Giudice , che giuridicamente V interrogava ; poiché prima ne nafcelo feredico del Giudice , di cui fi pen. fra, che inginftamence fia paflaco aill’eiame dti Reo, & al fuo caftigo: Redunda alcresi ia jofamia dell’accufacore , ¢ ceftimonij , poiché fipenfera, che iniquamence labbino accoufa- to, ¢ depofto contra diefio, poiche i! Reo li ha dichiaraci tutti mencicori in giudizio Ie- gictimo. — : Aggiuogono Diana, ¢ Bafieo ne’ luoghi ci- pati, e Machado nam. 7. che il Confeffore aon apprettiil Reo obbligandolo di ricoraare dal Giudice a manifeftare i! delicto , che auanti nc. g6;poiché lo nego con cpioione probabilc, che lo fcufaua da manifeftare il fuo peccaco, quaotungue i] Giudice auefie (emipicna proua: i) che approver col!a limicazione derca , che non ne fiegua grauc danno del tcrzo , cacendo \ il Reola verira . So. BP. Anche m'accufo Padre, che io altra _ caufa pid leggiera , nella quale ero accufato, - occnitai al Giudice il deliceo , del quale m’in- _ gerragé , eflendo vero , che l’aucuo commefio. €. Liinterrogs il Giudice giuridicamen:e», ah ndo l'ordine douuro? s*~P. Padre si. | Gs Erail delicco in danno del terz0 ? | PB. No Padre ; folo m’aurrcbbono condan- pato ad yna mulca applicata al Fifco Reggio, fe anefli confefiaco la vericd ; ¢ negandola , me pe liberai. ' : G, B’ probabil: , che V.S. non abbia obbligo Bel foro della cofcicnza di pagar questa mulca, alla quale Panerebbono condanvaro, fe aurie manifeRtaro la veritas Sic Nauarrus in fumma, % data, cap. 18. num. 49. Axor. in inft, Moral. Patt. 4. lib. 5+ cap. 8. quelt. 5.c7 all perché que- _ fa penaoon fi deve, ne il Fifco wha ragione _ Abanti la feorenz2 del Giudice: Atqui non vi fifentenza del Giudice , che condaanafic il reo a qucfa pena; Aduoque soa la deue nel foro drila cofcienza : vero €., che peccd grauemence @occuleare la verita, quaado ne fui incerrogato al Gindice con givramento ; perche l'opinio- € riferita nel num, 77. che dice il reo puo cc Guitare la verica, quaocuoque il Giudice Lia- GapitoloV II. Del Reo. 433 terroghi con proua femipiendy parla, quando i) cattigo ; che fi teme, €molro graues v.g- morce , galca , &c. ma aon quando é Ie come quello del prefeare cate i ; 08 8. P.M’accufo Padre, che per vn delitto; che falfamente mi fa impucato, fui poo a" tor. mepti, ¢ maacandomi l'animo , per collerare st scuto dolore, io confefai d’auer commefio il delicto , fapendo , che per effo fuole darfi fens tenze di cella. f23 C. il Giudice non pud padare a dar j core meati al Reo, quando gia ha piena prous , mz quando vi fono tali indizij prousti, che noa baftado per c6danarlo, fooo p2rd {afficienci per mecrerlo a'cormenti: € la qualita diquetié arbicraria al Giudice , feeondo la qualita, ¢ compic lione de’ Soggetti pil , 6 meno robutti; €non ponno darfi cormenti a’ figli piceoli , che non fono arrivaci a quaccordeci anni; né a mol- to vecchi, né alle Doone granide , 6 freiche di parco ;a¢éad alcri, che ponno vederGia Ma- chado Tom. 2. lib. 6, part. 2, Trat. 3. doc. 6. e7- 82. Oramidica V.S. autua il Giudicebad ftanci indizij , per metcerla'a cormenti? P. Si Padre, C, Il cormento, che le diedero era molto atroce ? } sf P, Era tanto crudcle, che volfi pid tofto cleggermila morte pid ignominiofs , che fof= frirlo. C. E’ fentimento comune de’ Dottori, fea condo che afferma Diana part, 3. Trat., res fol.7. che bon pecca mortalmence il Reo, che ptr cimore di graue cormenco s'impone va de- liteo falfo. Ec aggiunge, cicando aleri, Giouan- ni Sanchez nelle Selet. difp. 46, num. 16. che née anche venialmenee pecca il reo , che , per evita- ore cormenti graui, confefla di fe vn delitco fal< fo, quantuoque per confeflarlo l’'abbino da con dannar 4 merce: Qura non eft digna ( dice ) tan- to dolore vita; ¢ fi {cufera di bugia , rifpoaden- do con equiuocazione , 6 amGbologia eferna: Approna Diana idi quefto deteame di Giouans oi Sanchez , quale cengo per molco probabile; perche , fe douefle effer peccato, 6 farebbe per perdere la fama, ¢€ vica , 6 per mencire ? Se per perdere la vita, 6 fama, non farebbe folamen- te veoiale, ma mortale, per effere la maceria graue: Acquié fenceaza comune, che non é peccaco mortale: Adungue né meno fara voq niale: lalcro, perché, fe moa ¢ peccato Mors cale, per oon obbligare con canto dolore il pre+ certo diconfernare la vita, 6famas Aduagn> cela gia in quefto cafo il prececco di coaferuare la vica: Subfams , aoa v'é pecceco morcale, né yeniale ,doue non é€ precerco: Vbi non ef lex, uec preuaricatio: Ad Rom. cap. 4. Sed fice, che in guetto cafo cela il precttcos Adunque non. vi fara peceaco mortale, né veniales Chene, ; L Mtne,

RkJQdWJsaXNoZXIy NDA3MTIz