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| 4 t 4 | ¥ 428 ha giuraco , ha obbligo di refticuire quello, che riceué per far quefto giuramento falfo; come tengoeo ctpecii Dottorl. _ P, Padre si giuraiil falfo, C. Suppongo due peccati mortali , che V.S. comife in quefto falfo giuramento, Cootro ja Religione, ¢ laginftizia ,¢ paflo a vedere , {e» ella ha obbligo di retticuire quello , che riceué per fare quefto falfo giuramenco, il che ha da rifoluerfi con quelia queftioue ,. che dimaada, fe obbliga Ja promefia tatta di cofa peccami- nofa ? nel che fono due opiaioni , & ambe pro babili , come pud vederfi nel mio Dialogo, art. 1. Trat. 2. cap. 3. ad finem num.25 -pag.5t- ella feacenza, che dice, che la promefia di cofa cattiua obbliga, non farebbe V.S.obbii- gato 2 refticnires Cosi lo tiene Nauarro. nel luego citaco, in rermini proprij de] noftro calor Bovaciva vb: fapra, vame18. Trullench ibid, num. 2: Nell’opinione , che afftrma, che noo obbiiga la promefia fatra per cola peccamino- fa , covifegnencemente ha da tenerfi , che il ce- flimonio deve refticpire quello , che ricene per’ giurare il fallo; il che tiene per molto praba- bile Machado whi fupra docum. 3. in fines roa Valera opinione € molto prubabile, + Dices contra boc; abbiame decro , che € co: mone ,¢ vera lopinione che afferms » cheil teftimovio dene reflitnire quello, che riceud per ceftificare la vericd s Aduoque con pili ra- gione dene affermarfi come comune,'¢ vero, che i! ceRimonio ¢ obbligaco refticuire queilo, ehe piceue per givrare isfalfo ; Rifpondo , coa- ecdoJ’anceccdencte , e nego la coutegnenza ; la difparita € chiara; perche il celtimonio ¢ ob- bhgato per Carica a ceftificare , quando dal now farlo , sha da feguirne danno al proffimo; e pcr quello che gia ba cbbligo di fare , non peo pigliar paga ; ma come non ¢ obbligacto a tettificer fallamence, ma guefto é libero, pud Goppe @autrio facto ticengr i] danaro riceu« vio si come lAfalling, chericeud danari per aumagzar vo’ huomo, pud doppo d’auerlo ammazzato ricencrfi quel danaro , perche fa yo’azion¢, alla quale| non aucua obbbligo al- cuno. E fc inftaffi dicendo , che il teftimonio noa € obbligato prefeorarfi all’efame , & a giurare, peungee fia con verica : Adnoque , fe quade Ge giura il fallo pao ricenere il danaro , ches ticcu€e per quefto , perche fa vn'azzione {pon- tana, anche porrd riceuerlo , qando va a giu- rare la verica, poiche fa vea cola, alla quale won ha cbbiige: Riipoudo, che it teftimonio € cbbligaco per carica a preieucarfi all’clame, quando gicua il {uo ceftin onic , per cuicaré il Gann ae profiin.o,come s’é dctto vel num 65. € quando ja parte gli offeriice davaro, ¢ ienza aubbio , che ie necehiaria ia depofizione del q6tumeDio , per cukaig quaiche daang , che gli Trattato XV» de’ Miniftri di Giuftizia, éimminence : Adunque gia ha il t¢ bligo di carica eee ¢ nella comune, ¢ vera opiniones per quefto . N C, Lofece V S.covolend : falfo? . P, No Padre, perchd decal pondendo amfibologicamente, — C, Era in canfa ‘ riminale , 6 cia P. Io caufacriminale, C. Aucua il Giudice femipiena proua} tto del _Reo, 6 infamia prouaca? per non intcrrogava’ giuridicameare, fe ° detto nel cap. 1.di quefto Trattato, n@ meno ba V.S, obbligo di manifettare la verita. P. Padre , io ero: dubbiofo, fea il Gindice proua femipiena . Ce Quando il reftimonio , 6. reo | ono bieGi , feil Giudice ha ,6 no proua fen non fouo obbligatia manife fare law m¢ con Murcia diffi nella partied ella PratsT 9. Cap. t. num. 21, p4Z.50. ate —_ V'cra altro: facri div V,S. cali ¢ not del tal delirco? Perché . fe folo V.S. lo fap: non ¢ra obbiigata_ mavifcfarlo al procedefie ez Officio, 6 ad inftanza de} ilche cieoe per probabile con Giow: la Croce, & altri, Diana part. 3s4 fol. 100. a P, Padre , io ben credo, che li ; tpefiero. tri fucri di me, ABO C. Lo fepeua V-S, in fecreco ché né menoae obbligo di manifeiar al dice cid , che fi sa fotto figillo ae ja legge aacurale d’ofisruare il figillo, edi gior pefo,, & obbligo: Si limita inca De maoitefar la cofa fole oeceffario » per eu qualche danoo pubblico, 6 privato, ¢ queto cafo noa obbiiga il figillo: 4 ico F Teflis, num. 7. — P, Padre, noo mi fi era contd Ac forto fecreto naturale , 'C. Temeua V.S: che dal dire la veritd nefie feguire a fe, da’ fuoi qualche dannot fiderabile? Perche con canco fuo daano ne obbligaca maoifettare la verita 5 ~~ Tom. 2, in 8. poeeipe difp. 4Q- quaft, 3» num. 3. ‘ P. Niuo danno poreno aé io > ogi tire dal giurare Ja verica . I C: Accufarono il Reo d’aver least @ qualche Donzella, per obbi gario alM mooie? perche, fe lanctcro accufato gi tto , & ilreo non vi fofie-obbiigaco . AP giurare fenza Bee sanchee. Tei delia Somme liv. 3. cap, 6 num. 3%. - P, Non accofauano di questo i] reOe — C. L acculanéoo d’auer rubaco quale! fa ad-altes, che fe l'auctic pigiiaca io rom fa d’ alsicttamo, che gu 4 doucua; t a i 5 r&
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