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igiiar la Bolla,6 portar la Corona , Croce , 6 dagiia ; n€ tampoco , che l’infermo flia per- tcamente in giudizio, come pud vederg in pparh 5. Ttat. 3. refol. 133. perdha da pcurarfid’applicarglicle , auanti che fi veda de’ fenfi, eforcandolo prima ad vo'atto i conttiziove,& anco, {ee poffibile , ricon- giliandoGi di nuovo, accid fopra il nuotio do- ore delle coipe cada meglio i] perdono della pena, che mediante I"loduigenza fi concedes’ ‘Fprocuriapplicar queftc indulgenze , che fer- ono petlora della morte , {orto condizione, fe muore di quella infermitd: E quantunque on é neceflaria determinata forma di parole, _ per applicat IInduigenze , potra pero farfi con vale , 6 colle feguenti: Mifereatur tui Omnipo- gens Deus , ‘rc. Indulgentiam , abfolutionem , & _-yemiffionem , Cc. Auftoritate Domini Noftri lefia __Chrifli ; qua fungor , concede tibi omnes Indulgena —_‘fias , quas concedere poffum , C7 {pecialiter Jndul- _ gentiam peccatorum twornm plenariam: quam Sum- _ mus Pontifex tibiindulfit in Bulla Sanéé« Cruciate, _ aut tali Cruce , grano, fine Imagine conceffit , oe. jr fi forte nunc ex bac vita won difcefferis , re- __ feruo tibi banc gvatiam pro bora mortis tua in No- mine Patris , & Filij , Cr Spiritus Sandi, Amen: _ Epud aggiungere , fe vucle: Paffio Domini No- firi Tefu Chrifli; & Merita Beata Maria Virgé. nis, 2 omnium Sanctorum, & quidquid boni fe- ceris, vel mali patienter fuftinuerts , fit tibi in re- miffionem peccatorum tuorum , ce ~ Ia queftoluogo fi offerifce erateare de! mo- do, co'l quale il Parrocho ha da affitere al _ Macrimonio sma, perche I’infegoa i! Rituale, Jafcio di porre cid , che glitocca dire in ordine aquefto , riferuandomi per lz cerz2 parce delle _- Conferenze di pariare di que’ cafi, che venti- Jano i Dotrori fopra quefta materia . ; CAPITOLO VI. ‘Dat Efortazione , che ba da farfi al Parrocho, quando verrd 4 confefJarfi. 315. Rand’invidia Criftiana pué averGi : a chi ha fidato il Signore la cura on G delle fue'anime, non folo per _auerlo onorato colla_cnftodia di teforo si pre- giofo, ma anco per autrio collocato in flaco dipoter conicguire vn Bren corona? Grande Rima, & apprezzo deve VS. fre del feo Vii. ‘Gio, co'l quale i} Creatore gli ba confegnato “Yanime , che compré co’l fuo Sangue, & 1 giar- ae ‘dini, ne’ quali delizia il fuo affecrco. Adamo, dice laSacra Ifforia , fa formato dall'Artefice Divino a fua imagine, ¢ fimilicudine , Gen. 1. Faciamus bemincm ad imaginem , 7 fimilitudinem noftram:¢ dice Teodoreto thi. quaft. 20 che “guelta imagine confifté nel Dominate » che Dio " fidé ad Adamo; & i! {vo Deminio fa fopra il mys Capitolo IV. Efortazion: a’ Parrochi . te 377 Paradifo, che raccomando alla fua cuftodiat Vt operaretur , & cuftodiret illud. Tuteii giutti foco per la participazione della grazia Imagi- n¢ di Dio, ma con fingolaritaé pad predicarf quefta eccellenza d’vn Parrocho, poiché a lui ha confignaco il Signore iz manuceneoza, € cuftadia del Psradifo , e giardino deliziofo del- le fue anime: Grande alcresi, eficure fara il premio , che confeguira i! Parrocho feliecito. A quel Paftore della Chiefa di Filadelfia, che cco Nome d’Angelo onora Ja Sacra Scritcura, (che canto, quent’ vo’ Angelo s’ apprezzano taliperfoneda Dio) gli dificil Sepremo Giu- dice: Ecce venio citd, Apoc. 3. Quefte parole pare fenino ia rigore almeno con eccho di Giu. dice: Cosié, non perd di Giudice, che viene a caftigare , ma a premiare la vigilanza , folle- Citudine ,e zelo di quefo Prelaco.s Tene quod babes , vt nemo accipiat coronam tuam, Se V.S. € Angiolo nel Nome, Ga nelle opere Aagiolo Cuftode , dif:ndendo le pecore raccomandacele da’ dati de’ lupi fanguiaarij , ¢ G@ guadagocra in guefta mondo gran corona nel Ciclo. 116. Ma, fe é-da innidiarfi la. force d’va Parrocho, che fodista al fao, obbligo, deue piangerfila sforcuna di chi é egiigeare oel fuo Vfficio: Se rifiede mella fua propria Pare rocchia, guadagna il fracco della fua anima, & il profitco de’ {uoi Parrocchianis Se fi affen~ ta da quella, pacifcono l’Anime fomme milerie, ¢fono , dice il Savio , Preuer, 27. v- 8.come li voui , 6 pulcini , quando I'vecelio abbandona il nido: Sicut auis tranfmigrans de uido {uo ; Sic vir , qui derelinguit locumfuum, eggiunge Lirag no ibi: Per boc intellizitur malitia Pralati , ani« marum curam negligentis: allootagato dal nido I'vecello, gli oui de oe reftano fenza fomenco, a ptricolo , che il freddo gli corrumpa, ¢ fuae nifca la lor fofanza ; fe manca dal nido la Ma- dre ,i pulcini facilmente perifcono , 6 affalict da vecellidi rapina,, 6. diucrati da ferpenti; fe il Parrocho lafcia i fuoi Perrocchiani , il Dra- go infcrnale li perfeguica , li diftrugge , liras pifce , li conculca , & i concecel de’ baoni pros ponimenti , ¢ defider') sincepidifcono , ¢ fur- nifcono t Sette giorvi d’aflerza, ch’ebbe il Proe fera Samucle: Expectanit feptem dicbus mxia plas citum Samuelis , @ non venit Samuel, ec. 1,Keg. cap. 13.0. 8.fl canfa,, che Saules'apparcafic da Dio ,che il Popolo lafciade Szulc, ¢ pro» uaffe mille funefic cragedie: Dilap/afque eft poe pulus ab eo: Tre giorni d’2ffenza di Dawid fa caufla, che Siceleg i perdefic , ¢ configaaca alle fiamme fi riducefiero cucce Is fabriche in cenere, erimanefizro ichiaue le Donne : Amalecita ime petum fecerunt ex parte auftrali in Siceleg , pete cufferant Siccleg y @& fuccenderant cam, CF capti~ uas duxerant mulieres ex ea a minimo vfque ad maximum. Reg. 30-U. te € 2. Nel che ci fi da ed iatendere, dice Nicold di Lira , che fe fa Bod affeate See
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