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yne del loro capitaic 4 Dio, & alla fua 1,6 poucri, ¢ per veile dell’anima pro- ., accid , ftando Chrifto Signor Noftro nel- ja perfona de’ poweri, come coerede co’ {uni figli, confeguifcano quefti l’affiftenza Diving ganto oeceflaria per i vantaggi {pirituali, e temporali. In cafo che il Teftarore non auefle azzenda, per foodar Opera pia f{coza danni. ficar gli alimenti de’ figli, non fi potrebbero fondar Opere pic, né Legati; verod , ches 0 volea lo f{moderaco amore , che i Padri portano a’ figli ,fa che penfiao abbino neceffi- ra di maggior porzione per il loro fofteata. menco di quella , della quate in realca folo han. oe B7et* b 3, 406, P.Cosianche hd qualche rimorfo nel ¢tfo, che dird : Vo'inftrmo mi comunicéd, che gueva da fare voa refticuzioae , che nonera _ bene dichiararla ad alcuno, ma folo al {uo Gonfeflore ; ¢ non fapendo il 2220 di fodisfa. secolla caurela, che voleua la maceria, gli diffi, _ chenelfuoteftamenco ordinafic, che fi dede a me tanta quantita , quanta egli mi comunicd - Wefier obbligaco a rettiruire . _ —€..Non operd V.S. male, quantunque vi _mancod vnacircoftanzs ; ¢ fa , che l’infermo fa- etic di fva mano , { era poffibile , vna cedula; 6fend, per mano di V.S. oella quale diceffes | B' miavolonta, che al mio Confeffore fi configni _ tanta quantita ; ¢ doppo facefte claofola {peciale nel Teftamento, dicendo: £’ mia wolontd , che _ tadi mia manosd delia {ua , fi riconofca per mia, agli fi configni da mici eredi , {ubito che 10 manche- 90, 1a quantita, che dice detta cedula 3 ¢ che non _ fegli dimandi conto( come non gl: fi pud dimanda= se) del fine, peril quale é quefto danaro: Ita Ma- _ thado nella Somma Tom. 2, lib.7. parte:3. T rate ite docu. 2.num. 2. -: 907. Quefti fono i -cafi, che regolarmente _ ponno occorrere al Parrocho, 6 Confeflore, - the affifte all’iofermo , in ordine al ceftamenco, - Mitefia d’anuertire , che quanro fara poffibile, - Safleogail Confeflore ( maflime fe foffe Reli- - glofo).d'intromercerfi in quefte materie ; poi- _ chécon difficoica n’v{cira con {uo decoro,¢ - fenzadar occafions, che i mal content, de’ maine maca ia quefti c2G,céfurino, inode! tal Confeflore, che non w'ebbe GOlpaalcuna : Jmcaujis pecuniarys( dice S. Am- __brogio ib. 3.de Offic. cap. 9. ) interuenire nom cft E yin quibus non potest freri , quin frequen- ledatur alteri, qui vincitur , quoniam intercef- is beneficid fe vitium arbitratur: E fiogolar- entre dene il Confefiere aftencrfi da qualfiuoe ‘glia fpecic d'intereiie proprio ,¢ ron perfuader ‘allinfermo, che fi ricardi di lui . gli faccia hedone; perché guefto odora d’auari-. slaqualedene eflex molzo loocana da = ‘2 iene reg, ih Wig e _ Gap. V. Part. IV. Del mado di far TefRanentorz : no di bifogno: E’ doccriaa di Layman vd; Supra una cedula , che fitrouerd in mano di Folano, ferit. . 375 perfona dedicata a Dio, come diffe Chrito SigaorNoftro per S. Luca cap. 12. Cauete ah Omni auaritia. Dene alcresi il Confeffore perfuader all'ia< fermo ,che difponga ia tempo delle fue cofe, quando Gi ritroua co'l giudizio fano, & iatitro, accid poi sbrogliato da quefto atgozio , pola dedicarfi con cutta l’applicazione al atgozio de’ negozij , che ¢ !’eterna {aluce ; ¢ che procae ridifporre le fue cofe con chiarezza , ¢ {pecifis ¢azione , di modo che non refti_occafione di Iie tiggi, che fono origine, ¢ fomeaco d’odij ,¢ difcordie : Chenella difpofizione delle Mefe & porti in modo , che fi dicano con rurca preltez- z2, per guadagaare a tempo il fuffraggio per lanima {ua ; che G {cordi del fatto ,e vanira, ¢ non ricerchi aelia fua fepoleura troppa pompa, & apparato ; poiché é cofa molto difdiceuole, che il cadauere, che fi butta in cerra vile, vO» gliacolle piume della vanitdelensrfial vearos e che (ftando i! corpo ueila fepolura foro i pice di di carei , prereoda l'ambizione federe , ¢fo- prattare foura je cefte di rucci. PARTE V.. Dellobbligo, che il Parrocho ha d'aiutare d bem morire i fuoi Parroccbiani. wa trafcuraro ocil'affitenza degl infers mi ;¢ moribondi. 2 C. Vno degii obblighi di pefo., ¢ di cofciens za,chehail Parrocho, ¢ quello d’aflitterea gl'lofermi con caricd Criftiana, come pondera il Cardinal Toledo ib. 5, cap. 5. fub nums b2~ con quefte paroles debet( Parechus ) infirmes fue Parochia vifitare , em fcire , am Sacramento ine digeant , quia periculofus eft marbus; ¢ debet mia niftrare , ipfofque ad fufcipiendum exbortari, &, ad faciendam teflamenta , & alia Chriftiana operas, CF in hoc nonexequi officinm , ¢/ grauiffimum pece catum. 5a E quancunque , citando Policuino, dica Ma- chado Tom. 2. lib. 4. part. 2+ Trat 3. docum. 23. num, 4. che il Patrocho non pecca more talmence , noo. affitendo all’infermo per ain- tarlo.a ben morire, quando gia ha siceuucoi SS.Sacramenti, & € ben difpofo; fe nonin cafo, che l'infermo fole impeniccace, lenza volerGi confedare , n¢ la(ciare foccafions prof. fima; € che, per vedere frenetico, Iiofermo, ha da lafciare ; poiché sé veduco moles volre, che cali perfone al cempo di {pirare fogliono i tornat io ragione : ma a quefta doccrios di Mas chado aggiunge il Reuereado Padre Macftro Lumbier ne’ fragm, Tom. 2. fragm. 9+ num. O85 che nou eftadoni alcre perfone , che affitano, allinfermo, per coofortarlo , ¢ coafermatlo ne’ {a0i buoni propofici., pst incaminarlo ad : vas 108, P . Padre m’accufo, che fono flato

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