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feo ep nadie XIN Deir 7 fico de! Parvocbi >. Deum de terra y F Calm ofque perneniat , ra= ticnem de tua defidia corm Supremo Iudice x= poftulans ‘ “ ~~ CAPITOLO,V, Delbobbligo , che ba i! Parrocho co’ fuoi Sudditi, "he fono in pericolo di morte . ‘ER aver quefto cspitolo molti punri da P ‘toccarfi , lo dividers per maggior chia- L “¥ezza ,e diftinzione in tre parti: Nella prima tratceré della Confeffione del mori- bondo ; nella feconda del Viatico ; ¢ nella cérza dell'cfirema unzione, ¢ d'aiutarlo a ben morire . 3 | PRIMA PARTE, Delbobbligo , che ba il Parrocho diconfeffare gl _ infermsi , e come deue portarfi. $1. . M’accufo, Padre, che ho qual- 4 che {crupolo d’vo’affoluzione ; che BS. diediad vn’lofermo , che non pore confefiarfi. rk , C. Lidimandd queR'infermo l'affoluzione? perche , fe efpreffamence, glic l'auefle dimanda- ta, gli fi douena dare affolucamence , P, Padre, non pore dimaadarla, perche pid non potcua parlare. _ €- Non le diede fegai di dolore , ¢ di pen- timenco, P. Padre si. C. Erano fegoi certi, 6 pur dubdbiofi del pentimento , che aucua de’ fuoi peccati? P. Non crano i fegoi molco chiari , ne‘ certi. > C. Quando il moribondo da qualche fe- goo , come farebbe Aringer la mano , alzar gli occhi , 6 Je mani al Cielo , che pud dubicarfi con fondamento , fe nafcano dal dolor de’ pec- cati , 6 dell’infermica , allora ha da darfi !'affo- Juzione fotto condizione : Ira Gio. Sanchez in Selleéh difp. 44. num. 35. Diana part, 3-Trat. 3- refol. 3. Leandro de] Sacramenco part. 1. Tralt. 5. difp. §. quaft. 41. M2, {ei {egai del dolor de’peccati furono certi ; ia quefto cafo deue darfi 'afolozione afolucamente . “ etd pr » Che afloluei vn’al- tro, che non mi diede fegno alcuno di dol nédiconfeffione . ; oe “C. Giacche in prefenza d’V.§s, no'l diedes, Jo‘moftré auzoti 2 qualche alera perfona., che poi informafie V. S. del fegnodel do- lor dato? P. Padre , vna perfona mi dific , ditoandaco cote idine i spAbieab C. Quefta perfona, dalla quale V.S, fa in- fermata , d’aucr V'infermo dimandato di con. . feflarfi,era perfona, alle quale poteffe ftarfi fede2 oe P. Padre si. 3 C. Aueva clla Reffa vdito dimand dal! infermo, 6 lo diceua perrelaziones tri, quali |’ auefstro vdico dimandar ¢ fellione ? ha P, Padre, ella fica difle , che I'wdi dime dar confeflione. _ ha C. Equefo gliclo diffe in prefenza fermo , 6 in fua afseoza % a P, Padre in aflenza dell'infermo. C. Quando vna perfona degna di fede di in prefenza deli'iofermo al Confeflore, che patience ha dimandaco confeflione , 6 mi ftrato fegao di contrizzione, gli G@ pud di lafloluzione: cosi l'infegaa Diana fupr.refoh citando S$. Tomafo , Gioanai deila Croce Vafquez, Suarez Valenza, & alcri moltis lafferifce altresi, come comune, il Padre Moy nelle fue felet. tom. 1. Trat. 3. difpe 6. quefl, & num. 6.E oon ¢ oteefiario , che la {tefla perio na, che informa il Confeffore, Vabbia vdica immediacamence dalliofermo ; bafta, che Pabe bia fapuro da alere perfone degae di fede, ch affermino , che l'iofermo dimaodo la confifiia ne; come dice con Lugo Leandro wbi quaft. 44. 53- E quefto anche ha luogo, quantun lg perfona , che eeftifica , no'l dica in pref dell‘intermo , mache va al Confeflore, € dice , Follano fe ne fa morendo’, & ha dimany daro diconfeflarfi , vada V.S., ¢ laflolua andando i] Confefore colla follecieuding ricerca negozio si graue, pud afolatrio | tetimonianza , che del dolor deil'iaferm {ua conrrizione fece in fua afienza Valera fona: cosil'infégoa con Filiucio Moure Zam= at % . ia ae i cell wo 4 Eo brano, Lugo, Trulench, Leandro wel luoga citato, 4.45. ¢ Valenza, Eoriquez , Bardiy Poflevino , Villalobos , Anuerfa , Pontioy Dicattiflo, & alcci , che aliega , ¢ fiegue Moye fupr. quaf}. 2. 2. Ne ofta conrra quetto il Det creco di Clemence VIEL. che proibifce di dare Paffoluzione all’affente; perché nel aoftro calOy quantunque la conféflione l'abbia facca Vine) terprece, 6 la perfona, che rifer)il dolor della fcrmo in {ua afsenza ;l’afsoluzione perd non tt diede all'infermo io fua afsenza, ma in prefenza ;E quaatungue Diana part. 3. Trat3 refol. 7. fondato ia quefto Decreto , abbia aie tito, che non potena afsoluerG in cafo, che ceftificafse in afsenza dell’infermo alcra perfous i fegnidel dilui dolore; perd doppo fenti coatrario , ¢fi confurma co’l noftro fearimen= CO; parte Ike Trat. 7. refol, 21. § Ex bis Joma quitur « Re Ma in quefti caG, che per ceftimonij fi sa, & limfermo dimand6é confeffione , ha da dat Vafsoluzione force condizione ; come Gi Gies 78

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