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er auaoci y’era quefta facolia3 ¢ si; ma fi conceffa per rempo fi ja cra paflaco, ¢ finico . ua V.S. ja Bolla dejla Cruciata? es. Nella comune fentenza de’Dortori , che ‘o i] vomecica ,¢ fiegue il P. Macteo di elle fue collet, ,tom.1, tra. 2, difp. 2. » § 20m. 9- NOD € leciro celebrare.in racorio patticolare , eflendo finico il rempo Wa licenza de| Sommo Pontefice , abench¢ £0 { prinilegio della Bolla della Cruciatas contraria fencenza tengo per probabile , ela Tomalo Hurtado tom. 2. i fol, moral, ae 1. Num. 2177+, & 2liti, checita ede Rim. 4 i quali dicono , che peg gio dejia Bolla della Cruciaca ¢ lecito lebrare ip Oracorij, che per znanci ancnano nceilione Apoficlica , per pocernifi dir Mef- guanrungne Ga finito il tempo della. con- Hione ; con quefio, che I’ Oratorio fiade. ¢,¢ non abbia fernico a cofe profancs per- il priuilegio ,. che concede Sua Saorica in i cai, quancangue primicramente mira t perfona; Sccondaria, & ivdirercamente aalresialLuogo: Adunque ; benche rif- tro della perfone (per cfler morta, 6 tra- utatafi di cafa ) fia cerminaca la conceflione, anendo decenieil luogo, rimane facolra, quelle, quale autra vn’ aicro prinilegio n¢ ¢ quello della Bolla) pofia celebrare fPuUONH 414. Auuerto di paflaggio , che i Rego- fi, fo virig de’ loro prinilegij, ponno cele. aie in Gmiglianci Oracorij ( benche fia finica conceffione de] Papa ) & in qna!fivoglia ogo decente, come no'l covrradice | Ordi- tio. Vedafi Moya nel luogo citato , quafl. 3, ; tiotam, Bril N.R-P. Torrecilla nelle Con- _ fult. trat, 3. confult. 8. num. 1. e feq. _ 415, P, Maccnfo Padre, che molce yolte Eo prefo tabacco auanoci dj dir Mefla, (, Eche force di tabacco piglia V.S. D’ogal force , io feglia, ia polnere, in ig , C, Glie n° andava qualche poco nello flo- co$ P. Padre del rabacco , che pigliauo per ca niente ve ne paflauas di quello , che endeno in fumo , & in polyere alcune volce odeua al perro per le nari qualche cofa. C. Cola ceriaé , che ¢ peccaso mortale ri- ere!’ Eucarifia , non cflendo iadigiuno na- a: deve perd annercirfi, che per romper il piuno naturale firicercano due condizioni; na, che fi mangi, 6 beua qualche cofa;e tta, che gnello, che singiocifce, fia per odo di cibo , 6 bevanda . Da qui viene, che tabagco in fumo , & in polucre non rompe il Capitolo IV. Parte], De Giori, Orese Digiuno per eelebrare i le, ¢che in guefto non v'é parnica di mae - 325 cigiuno naturale , quantunquepafai al pecto; 6 tomaco , perch¢ non Gi piglia per modo di cibo » 6 benanda , ma per modo di refpirazion ne t Sic Cafpentis com, 2, trat, 22. difpe Ds (eee nists 46.1] tabacco , che fi piglia per bocca, fe qualche cola defo apofacamente va nelle fomacco , rompe.ii digiuno oaturale; ma boo quando curta la faliua , e rabacco fi getta fuori dibocca: Sic Diana part, 5. trad. 2 refol. 1. §, Yerum modo, perche il cabaccoin foglia Gi piglia al modo del cibo, maticando. lo : Adunque , fe pafia allo Romacco , rompe- ra il digiuno ; ¢ fe non wi pafla no’l romper; perehe oon fara come cibo, o¢ bevanda: U1 cerco é, che:quancanque non s'ingiotifca, fare cofa indecence il pigliarlo auantila Meda, né dench pigliares 'vno per la rinereoza del Sa. ctamenco 3!’ altro , perché per qualche acci« dence , & in suvertenza ¢ facile, che quaichs cofz pafli allo, tomacoa: gindico alrresi poco drcence vfare il cabacco in fumo ananti la Co- munione, E fempre coofiglisrei, che noa G, prendede prima ci dir Mefla ; quantunque no’l condanno per colpa, mailime , fe 6 pigliad: per qualche neceflirg, 116. P, Padre, m’acenfo anche, cheva_ £iorno ritrouandomi. molto ateceato dalla {cre , mi lauai vo poco la bogca auaari di dir Mcfla, ¢ fentij chiera pafgara allo Romaco qualche goccia d'acqua, : C, Laicid V,S. pafsare auvercentcementes allo flomaco quefa goccia d’acquaé P. No Padre, fi fenza volerio. — C. Ben pore V,S. celebrare fenza {crupolo alcunos perche io guefto cafo palso gueilas foccia d'acqua pcr modo di falina , 6 refpira- zione ,¢ non per modo di beuanda ; ¢ palsan- do in quefto modo , non rompe il digiuno na- turale ; come dice Bonacina tom. 1. difp. 4. de Sacr. Euch. quajt. 8, pun. 2. num, 6. Lo ttelso é , fe lanandofii |e nari pafsafs¢ qualche goccia allo ftomaco , che n¢é meno romperebbe il di- giuno naturale: E quaorunque alcuni fencano, che i] pigliar vo poco di carca, cera, legno, ar-__ gento , oro, 6 cofa fimile , rompeil digiano naturale; E’ pero probabile il contrario , co- me dice Leandro del Sacramenco tom, 2. trac, 7. difp. §. quai. 13- perché quefte cofe n¢ ali-— meorano , né fi pigliago per modo di cibo,6 benandas Aduoque oon rompono il digiuno naturale: né meno lo romps quello, che af- {aggiando il cibo, che fta al tuoco, cafual- mence, € fenza jateozione o¢ ingiorifce qual-. che miouco fragmenco mefcolato colla faliaa; come dice Cattro Palao part. 4, Trat, 21. difpe nic. punt, 15.0. 8. Né quello, che de’ frag< menati, che della ceaa gli reftarono fra denti, pats, allo ftomaco ; cone dice Layman Tom, 2. ib. §. Trad. 4. cap 6. fub num. 18, §. Cates ram: pero feace coo Paludano, che, fes'in-— giot-

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