BCCPAM000545-3-09000000000000
322 Trattato XIT. Dello Stato de’ Sacerdoti . “C. Comeera quefia fntérruzzione ? P, Recitano va Salmo, due, 6 cre , ¢ceflas vo,¢ poi rornauo a Cadden , Gisek rico- minciare dal principio. C. Paflaua molco tempo in quefta interes ru2zione? P. Padre alle volre si, & alcre ’'inrerruzzio- ne , ¢ mediazione era poca. C. Leffio, Ledefma, Villalobos , & altri, che cica {1 N. Padre Leandro di Murcia , ibid. num. 12. ¢ fopra il Capit: 3. della Kegol. Serafica Caps ¥..§. 2. nem. 12. fentono , che ; 3 quantun. que lintérruzzione dei!'Vficio Divino fia vo- tabile ,¢ per molco tempo , € fenza cavfa giu- fla, non épeccato mercale il on ripecere dal principio : perché ( dicono ) che la continua- zione non ¢ di foftanza dell Vfficio , ma del modo , e che folo fara. peccaro veniale mancae re a guefio modo fesza caufa. Di peccato mortale condanoano altri quefta jnteruzzione fatts feoza caufa giufta , fe non fi corns a ceci- tarlo da capo: Ita Nauarro de Orat. cap. 16, num. 75. Svar, Vafq. & aleri, apyd Murciam loco difquifit. citat. n. 13. perché I'voira , 6 voio. ne deile parti cel Vilcio , appartiene alla fua integrica-, € forma : Aduaque recitzndolo con norabile inresruzzione , € fenza caufa gama, fara peccato morrale. \ ¥03. Quello , che fo fento, é pil pnderarnees te, chefe Vinrerruzzione é breue, 2 per peco remjxi’, e fenza cenfa, fara peccato veniale, ¢ noe moicale; pérché non oftaore guefte itg- girs iatértureioal fi continna moraimences PV flicio't Il fecondo, che il feparare i Norturs ni de} Mattutino, ¢€ tecicarli djuiff , quaotue- que paffino ‘tre ore da vno all’altro , none pecaato veniale, auendoni caufa giufta: Bal. ico Kerb. Hora Cationice 3, n. 2. Navarr. fupr. cap. 3... 64, & & Leandro del SS. Tom.6.T rat. 8. di[p. 4. quaft. 73. fine, pare , che anche fen- za vanfeginfta non fara peccato veniale , ree citare divifi i Noreurni: i} che non tengo per imprebabile; perché ciafchedua norturoo ha meno connellione , che i Salmi d’vn’Ora fra di fe: lrerzo, che fe vinreruiene caufa givila, noo fara ptccato inrerrompere qualivoglia. Ora deli Vfficio Diuino , quantunque ‘fia ‘per molto tempo, perché ioterueneridoni caufa giuita , ficoonetta lirtiuerenza di reciear dif- coatiovaramence I’ Vfficio s 1 quarte , che; fe {en2a ginita caufa s‘interrompe iocabilmence I'Vfficio , fara peccato mortale , fe noo fi ripe: te dal rincipio + Sic DD. citati pro'a. fenientiar E cn a givtta fara, Paffitere al Coro, ame toinitirare i Sacraoenri, laccudire ad vn ce- ozio grave, che non ammette dilaziane , & aleri Guiigtianti . 104.\h. Padre m'accufo, ‘che vn giorno res citai oalte'Loui | Vificio , ¢ dopo Nona récitai ii Maitntino , C, E perché I ha rtcitato ia forma? OP. Perché ero in visegio. C. Enon auena Breuiario, per recic Matturino avanti? ‘ P, Padre, non portauo akro ; cheil D : no. i C. H peruwertire !'Ordinedell’Ore, qu que fia feo2za caufa , non € peccaco moreale, si infegna colla comune Diaua. part. 2. 12. refol. 16, perché in quefto non fi ma cofa foftantiale, ma folo in cofa modales| v’é canfa giufta, né meno é peccaco veni Ja caufa, che V.S. aueua di ricrouarfi co’l Di a no, efenza Breviario , era baftance per {cu lo da peccaro veniale: Layman Tom. i . Trat.%. cap. 5. num,7. §. Adde. a P. Padre, ne! Diurno mancaua la Comm morazione d’vn Santo nuouo, ela latciaian che per farla dopo. | | C. Pore farlo fenza peccare: Layman dem. 4 105. P. Padre m’accufo, che in altrao re fione recitai con va’amico, che gia aug decto il Mattucino , ¢ comiociail’V ficiog luida Prima, ¢ di poi recicai io folo il i tutino . a C. Quef'amico la pregé a rolergi aia a dire r'Vilicio% iw Pp. Padre si. ; Cy Poré V.S. farlo lecitamente, richiel & inuiraco dal {uo amico: Iré cum Siluet €aietano , Suarez, & alijs Bowaciaa de Hor Canonicis , difp. 1.9. 3. punct. 4 nm 3. 8 P, Deuo Padre; avifaria dena cofa, we che quefto mio amico noo recitana per obb I’ Vflicio Divino , ma folo per divozioue ,) C. Non importa $é lecito'a quello , cheb per obbligo recitare |’ V flicio, ditle 2 Coro¢ chistonl'hd : Layatan voi fupr. num. 8. Alere caufe vi fono di recitare feoza colp alcuna I' Ore, perdercendo lordine , Gal ftar récitando vn'Ora, fenza ticordarfi , ch non s’é recicata laacecedence : PalMitere al CO ro ; ¢ fimili, che ponno vederGi io Sones ne Iudgo citato. > Hs 106. P. Padre m’accufo, che vn giornosft z@ auer detco Vefpro ,¢ Compitca, did tucino per il giorno feguente . 9 C. Che cawfa ebbe di far quefto? ‘ P. Padre , au¢uamo Matcutino d'obbligo! quella fera nella Chiefa,, & io non mi ricor di dir ananri Velpto .é ee C. -E’ha pete récitato dopo. es: P. Padre si. oo C. Non peccd V.S.ia quefto cafo Vill bos Tom. 4. Trat. 24. diffic. 13. nam. 1, poieh non maneé alla fottanza deii'Vflicio, & € canfa , ¢ fetifé per mancare a! modo. Altre molte prolillica s'off-tifeono dat
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NDA3MTIz