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a | Padre, gli procefto c n tutta verica, che € Antierta figlio, che fe penfa ingaonar me, inganta fe fteffo , fe di tutto cuore non é - sifoluto d’emendarfi , ¢ lafciare il mal’abito, ecorreggere ere il vizio. .- Pp, Padre lafficuro , che con turco il cuore, _ gliproteito d’emendarmi, ¢ che fard ogai sforzo poffibile , per fare quanco gli pro- ©. Sappia, che per la patola , che mida, perora Vefolucro, ma anuerca, che quefta faral'vitima, fe non s’ emenda; ¢ che fe ri- forna a cadere nello fleflo peccato , nefluno porrdaffoluerlo . & benché. alcuto lo faccia, VS. con riceuvera il frucco dell’affoluzione , ef. fendoi {ioi propofici mere veleitd . E fappia, ehela parola , che mi da, ladaa Dio , enon _ @M@¢; pud bensi ingannar me, come huomo, _ Manon inganoera Dio, che vede il fuo cuo~ f€, ¢ conofce , fe da vero proponel’ emen- = da. _--2t. Eo faccia V-S, pet quanro Je preme la ita; perché, fe & viled il non maarenere la _ -parola, che fi da ad vn huomo , che difonore _ fara mancar la parola, che {i da a Dio Onni- -porenre ? Perché vna fol volta mentirono Ana- _ bia, Safira faa moglie a Piedi di S. Pietro, | a Affor. cap. 5. timafeto morci di morte impro- bila , ¢ gli diffe S. Pietro: Non cs mentitus bo- _ thinibus, fed Deo, non me, che fon Miniftro _ di Dio , ma Dio fRefso hai voluro ingan- pare. — Qacito fiefso ¢gaRtigo pud egliremere , fe _ fraudoleavemence ,e non di cuore , dice, che _ propone d’emendarfi; poiché, non a ms, ma _ @Dio ,che non potra ingannare , mentira, Ga veto non cratca di migtiorare la vita , ed _ i¢oftumi. Procuri d’ emendarfi, ¢ Dio con _ thtco amore gli perdonera Ie fuccolpe , & io Ota He V'afsolucro da turte. oO Ceerr® po on sbispin Wei Del Modo, co'l quale ba da portarfi il Confcffore eR co'l Penitente , che ba molto tempo, che non fi confrffa, e con quell: , cbe non fannola Dettrina Crifliana , i 22. Olti Criftiani , che hanno poco M amor di Dios & vaa fomma obli- nione dell’ importancidimo. ce- goziv delid sro falute , fono repidi, ¢ rimefi hella frequeaza de’ Saoci Sacrament, ftaado tal volca gli anni iotieri fenza ricenerit; € talvni( {taza timor di Dio) ancor pit; 9¢ Mznca 4 moltidi quefti ciroli,e preeeRi_ per tclorice » palliare , ¢ feufare quefta si rie preafibile negligenza : & il Coofelsore 222 lance dene con efficaci ragioni furgiiare la tepidezza de’ oegligenci ia que‘ta mareria 56 coouincere i ftiuoli fondameuti di quchi, che con fiati prevetti vogliono difeadere Ja lorace gligenza . Quetto perd aoaha da farfi a) pria- cipio della confeflione , ma al fiat deta: anzi con gran prudeaza deuce il Coaftffore , quaodo al principio iice it peaiceate, E’ vn'anne epix, che non m: fon confefato , con Acmma didimula- re per allora , né moltcare di {caudalizard per queito, né riprenderlo, ma tacere, accid il peccatore nou fi difanimi , n¢é fi coofonda od dice i fuoi peccati, 6 lafci di coofeliarli per paura : dopo ché auera: vomicaco cusco il ves leno dalla {ua cofcienza pud fargli conofcere, guanco male fia la cardanza si ecczflina d’ an. dare a’Sacramenci , & animarlo alla Kequenza con alcune ragioni; & 2 quefto fiac fi mxtcono le fegueati. C. L'anuerto, figlio, che aon fiactrafcuraco in riccucre frequencemente i Santi Sacramenti, che fono i! cibo del! aniara , l'ancidoro della {ua iofermira , il rimedio delle fuc piaghe , il conforto delle {ue pene , il follicuo de" fuoj tra~ uagli,il mezzo per vincere le fuc cencazioni,¢ arma per difeadere dal Demonio Ja {ua fiace - chezee, cla (peranza della Gloria eteraa, Po- co amore porca al fuo Dio il Critiaao, che ¢ negligence a riceuerlo nel {uo cuore: € pieao d'amore quel fommeo bene’, ¢ fe ne reitd dacra- meataco to quel Pane Celeftiale , perché il fuo afecro defidtraua fommamence jouifcererti ae’ petti vmani'co’ vincoli amorofi d'vna mifte- riofa vniouc¢ & é diforme corrilpondénza del tcpido , che iograto a’{uci fanori , ricula que- fia facta vaioae co'l fao Dio, noa volendolo ncll’albcrgo del {uo cuore. E’ anco indizio evidenre , del poco amore, che porta alla {ua anima i] Criltiano, che cao. to fa ftarla digiuna fenza alimento , ¢ cibo’tan- to Dinino . Mi dica, figlio , fe ¢gli tralafciafte di mangiare {ci . 6 otto mei; va'anoo, 0 pid tempo ; non moritsbye di fame? Ore fe caaco tempo lafcia cgliia faa anima fenza reficiaria £00 queito Pane Divino, fara pur acceisario, che sinfiacchifca , ¢ che fiacca’, ce deDule cada. S¢ eglinon fi mutate ja camifcia, is {21,0 ort stl, non diverebbe pin nera de! carboue, bia ta, lacera, ¢ diformie ? S¢ in altro tanto (empo non lava la cawifciz deila fua cofcienza neil’ acqua della coufeflione, né procura miaaare la veite ai! anima fua ceilo {pazio di tanc meii, coure tard la’ purezza del {ao iaretacg Eb’ ntecisario , che (ia bractidima’, deformills ma,-¢ {porcinjiitma . Gli pare ragionchale, che vfi caora diligenza jn uucrice il corpo, © 81 poca ia alimeucere anima, Gli pare giuito; che s'acudifea con tanca follecitudine a mza- tener newta Ja velte, che Cuopre quefio — : : ribile Cap. 1]. Del m odo, co'l quate ha darportarfs il Conf. co’ neghigenti . ‘20% a ~ Te eee . : nae os ae IF SS Sa RG ay

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