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~ a == = 2 SSS hy! a : ¥ ry : 202 Trattato IX. Delle cofe »che fieguono alla Conf: fione’ che é cofa fpanencofa l’auer da penare per fem. pre 5 & € gran pazgia, per yo gufto , che ap- pena dora vo'inftaore, voler ardere fra fiams me voraci, non va'anno, né dieci‘, a¢ mille, né millioni , ma per tucta l’ereroica . Paragoni la brevitd fomma de'dilerti rerre- ni,e gufi temporali colla looga durezione d’vn’ecernita ,¢ veda, fe ¢ giuflto , ¢ ragione- vole , per benisi frivoli auucocurare vo'eter- nita disi graui mali. Faccia figiio rifieffione, 4 cid, che dico; confideri, che € verica certa, e di fede , che guefia vica hada finire: Anuerta, che hada venire vn giorno, & ora, nella quale anche VS. finira colla vita: riflecta , che allora fara fn fommo amara all’anima {ua la colpa che ora le offerifce il Demonio coperca co'l dolce de! guflo , ¢ deli’ vcile. Quando V.$. arriuera all'ora della morte, guanto allora vorrebbe dare per non auer pec- cato? Adefio ha tempo, ¢commodita . per morire confolato; m2 fe lo trafcura , née fe ne vale, porra ¢flere, che i¢ manchi , quandolo defiderera . no. Riflecta , che quefta viea é inconftance, eche fe oraé vino, dimani pud ciicr morto; di molci , 'aucra vdico , come fono mortiall’ improvifo , {enza porerfi conftfare: lo fteflo po fuccedere a V.S. poiché non ha alcnna poliza da Dio Signor Noltro, che jafficurci non debba morire fenza Confeflione ; & abca- ché l’'anefle , dimolti fappiamo , che confefla- ti , ¢ comunicatiivfermi , fe n’andorono daa- nati; perché, chi viue male, pud ¢fisreche Dio permetta , che non fi confefli bene moren do , in caftigo de’ fuoi peccati. Se quefto ivolo folie di vetro, e forta d’effo vi fofic vna fornace profonda di viue famme dituoco, oferia V.S. paflare fopra quetto ve- tro? NO, poiché prudenremence argomente- rcbbe , che fi {pezzerebbe il verro, ¢ caderebbe ¢o’l corpo in quelle iamme, 11, Nonv’é vecro taoto fragile, comela vica deli’huomo: focco la vita v'¢ la profon- dic dell’ Inferno picna d’orribili fiamme : come poi ofera V.S. paflare fopra quefto fragil ve- aro della vita co'l pefo delle colpe fenza paura, che & rompa il verro , ¢ {coza cimore di cadere nel fondo deli’loferoe ? Procuri duaque, figlio mio, per quanto Je preme la vita d’emeudarfi; che fe lo fara, wiuera voa vica Coofolacifsima. Vaa perfona, che viueicrucado Dio, né lo tormenta il ci- mor dellamorce, né lo trauaglia cofa alcuna Gi guefia vita; ma chi vine in peccaco , com’é poisibile , che pofla: viuere co’l cuore allegro, fapcodo , che noa é pid loacano dal!’ inferno, che vo refpiro $ Come pud dormire quicto chi va iu'l lecco aggrauaco di colpa mortale , po- tendo ¢fiere, che fi duegli ucll'daterno ? - facto il pin, faceia il meno; non ha dig 12. P, Padre, io gia bd quelto defider demendarmi , ¢ gli do parola di farlo: folo § in gran cimore , vedendo /a grauezza delle colpe, fe Dio mi perdonera , i C, E.quefto , figiio fi jafcia v{cire di boce Benché aucfle piu peccaci, che non ha are il mare, ftelle il Cielo ,¢ atomi aria , € ver ta caccolica pid certa di quello, cheé che ora€ giorno, che cucci i peccati perdo Iddio all’anima, che pencica di cuore fi co iefla ; poiché ha Dio impegnaco: la fua paré che fempre , che il peccacore pencico gli chie perdono, gliclo concede Sua Diuina Mac per caormi che fj00 i tuoi peccati, a Ma ponga V.9. gli occhi in vn Dauid,| vn Manafle, in va S, Pietro, in vo S, Paok in vna Madalera, in vn S. Matreo, & alt molti peccatori, a’ quali Dio canto libera mente perdono , per eederli_ componti di cu r¢ , che di poi furono taaro emincati in vite & auuaozad io Sancicd , ¢ canco Arecti, it trinf{eci amici di Dio; Dio é il medemo adeff che era avanci per il peccacore , che ora def dera cfler’altro da quello, cheé ftacow Imiti V.S, quelti Saori Peniceori, che dopr che,fi gittaroa conuercici a’ piedi di Chrift mai pili ricoroarono a’ loro peccati ; ¢ femp aucuaoo auaoti gli occhi le loro colpe, pi piaugerle com amare lagrime. Lo fteflo de tare V.S, non {cordarfi delle colpe comme ma procurare di ricordarfene, pcr piangerl facendo fuo pane cotidiano il pizaco, ¢ compunizionc . - _ Emolco conofidi ncll’'immenfa piera, & inf nica mifeticordia di Dio, che ¢ Padre tani amorofo, che riceuc i! peccacer prodigo , ch cooucrtito ritorna 2 lui, ¢ mai difprezza cuor conrrito, & ymiliaco, che v4 a {uoi pi di; anziche ,come Pattor follecito, & ame rofo , va cercaudo Ja pecorella {marritas © con queita aofia s'affacica di ridurre all ow Ja pecora perduca, & errabuada ; con quan guito , ¢ piacere de] {uo cuore riccucra quell che da fe tteila fe ne vaalui? & fe il faoin menfo amore non ricufa facica, né viaggi, pe ridurrealie gtazia vaa Samaricana intangat ¢ perfa nel Iezzo de’ peccati ; con quanta mag gior ragione deve V.S. coofidare, che cue amore ja riceuera, poiché andando,a’ ia piedi , lo {grana dalla facica d’aadar cercend la fua anima? 7 13. PB. Padre, ora m’accufo d’vn peccatt che hé lafciaco nella confeffione, 3 C. Che peccaro é? a p. Padre, € v0 peccato molto graut. © C. Lo dica figlio, noa s'accerifca, OF” vergogai , che io di aicoce mi (pauento 5% fi lafci inganoare dal Demonio; giache remere yche jo mon mi maraniglixd , beneh a x

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