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Qn @argliil luogo pid. degno , conuicar. Jo, glifi da quefto culo citciore ,.¢ venera- - gione,nella quaie auandi fi danpificato: Adun- gue ad equalitalem fi rifarcilce il danao delia ~gontumelia con quefti offegnij. Ma f Ja contumelia folie flaca grane, e» - Pofiefo non fi contencafie di queite eticriori d - joni, ma yoleffe, che j'offenfore gli ad- dimandafie ferdono , dice Lelio , idi, che in quellocafo dene arlo. a 45. P. Padre, fard obbligato a reficnire - Ponore io prefenza delle pcifouc, auanci Je quali ingiutiaco? __ C. Sel'ofiefo non G contenca , che V.S. lo - fodisfaccia io priuato , ancra obbligo di farlo ip pieicnzadi quelli, avanci de’ quali !ha ie. piuriato; perché alcrimenti non vi farebbes egualita fra l'offefe , e 1a fodisfazione . _ 46. Notifiia primo luogo, cheja cooru- Melia non folo fi commerce in parol: , ma ao- €o co facti: v.g. bactendo alcano con qual- che baftone: ¢ quefta € concumeiia pin graue, € ricerca maggior fodistazione dell ingiurja fatra. is __ Noifi in fecondo Juogo, per follieuo de’ _ Confefori , la dotrina d’ Egidio Truflench _ fopral 8. del Decalogo jb. 8. cap. 3. dub. 2. n, _ 7-¢di Booacina de veftit, difp. p. qual. 5.-pund. «BoM 4 §. 2 che quando zicune donnicciuole,o -perfonc di bafla sfera fi dicono quattro paro- “r.. poco rifeatice, & ingiuriofe, non ¢ pec. _ £ar0 mostale di concumelia; psrche per quello __pétdono poco del lor’onore , benche fara pec. _ €ato mortale contro la carita, fc nafce da ora. we odio, 6 mala volonta. _ —s« Eper confeguenza none aeceflario coman. _ dare aloro, che s’addimandino perdono , al. /, — meao focto peccato morcale : prima, perche Fingiuria non é graue: fecondo perché mu- tpamence )'yoa a Valera fi dicono Je parole _-puogeoti, & in gina ricompeofa ponno trals. — ftiarc la refticuziones & vicimamente , quan. — gungue altyile fentino, non perdono cofa aicu- _ ha dclla Jor fama, perche conofcona, che gucl- __ Jo fe lo dicono per impero di colera, ¢ tubiti _ moti dell’goimo. ___ 47+Solo ho parlaco in cucto qaeRo coman. < \ damenco della detrazione, ¢ contumelia, ja — guanro cali, & in {pecie d’ingiuttizia , non pe- ——- POin Ipecie d’cdio, 6 mala volonta , che {uo- de alle voice accompagoare je decrazioni, ¢ ___- MOrMorazionj , come le contamelie , ¢ di gue- flo odio ,e mala volonia deuona incerrogare i Confeflori ; poiche per quefia hanno waa _malizia dillinta di {pecie concro Ja carta, B * pbenche la matcrie deila derrazione , 6 contn- ___ melia Gia leggicra , pud effere peccaco mastale; & €, quando proneagono da cacsiva volonra, _ £grauc odio ; coms quello, che defiderando ii cubar gran quancita di rcba, ac rubs poe % oe cee a ge oro eee Capitolo V I. Della Contumelia» 199 ca , quaacuegue |'agione.efteriore fia legviere, noniafcia d'efler peccato mortale il defiderio Joceriore 5 cosi anche , beach¢ la.maceria dela Accrazione, 6 concumelia fia leggicra , fara ptccato morale , {e wé defiderio d infamace, © difonprare grauemence il proflimo. CAPITOLO. Vu. Efortazione 4 quelli, che mormor ano 4?) £ %.Udapoi,& i mali, che caf vog mala lingua, non ¢ facile {pie- wee garli. S. Giacomo Apoftolo di. ce, che ja lingua € vn compendio vninerfale di cuctii mali, e che I'laferno ¢ quello , che la rifcalda, & infamma, per abbrucciare l'a!- trui fama, ¢ per ingendiare co'l {uo fuoco I'ani- ma dichi oon la freaa, Ec il Proftea Dauid dice, che!‘huomo di lingua longa noa fara profperaco fulla cerras vir linguofus non dirige- tar ingterrg. £ gl ifvaclici , che mormorarono contro Mos¢ , caftigd Dio S$. N. (eueriffina. mente ,¢carico Maria Sorella d’Arone dile- pra pperche mormord, & altri molciffimica- ftighiha pracicaro Ja Gtultizia Diuina fonra psrfone intecce dal vizio della mormorazione, D'vaa donna firiferifee, che faodo per mo- rire , caud fuori la Jiggua a wifta di tucci coloro, che lt afidevano, ¢ coa nie lore dif ; Quetta lingua ¢ gusila , che micon. danna, ; : Lo feflo caftigo pnd V.S. temere, fe noa procoraeaendarii di quelto vizio; lo faccia — pr quanco gii¢ caral’agima propria ; poiché dal mormorare non fe oe rigeue veile alcuno, EB quando G trouera in qualche ragionameato, nel guale fi deoigra Ja fawa del proflimo, procyri apparcarfenes , & yfcire da fimi- gliance pracica ; efe non pud cigncarizpe, al- meno moftri di fentire mal voloozicri fimili difcorfi,¢ con quefto correggera coloro , che mormoreraono . Non vorrebbe gid V.S. che alcuno dicefle male dilci, edelie fue azioni; cosife wuol of- fervare la jegge di Dio, ¢ della catica, aon ceue dit male de) profiimo , quande non yore rebbe , che alcri Jo dieefero dilei. Auuerta figiio , che oggidi moli fono, che haago per- {fc i] buon nome per caufa di cerce lingae mor- moratrici,e che v'é s€pre i'obbligo di settituirs al proflimo ia fama tolcagli,il che ¢ molro dificile, perch gli heomiai fono pid facili a credsrc ji mate, che il bene; ¢ perd lafci gus. fio vizio, che a gusto modo adempira lob. bligo deila caricd , oferucrd la Leggedi Dio, vinera in pact co'l proflimo ,¢ filibererd dagli vogsioni del Demonia » CA- ee ek a

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