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aR TTI Tw __ proua Villalobos part. 2. Trat. 44. diffic. 37. n,§, § L’altro modo. Quefto fteflo approua con Valenza , & alcri, Diana part. 3. Treat. 5. Mifcelan, refol. 30. € wella part. it, Trat, 6. Mifcelan, rvefol. 56. loda molco a Confeffori netto modo di refticuire Ja fama , come pid iyaes.etahe ® 33. Altromodo afiegna i] Maecftro Cano, Salon, & aleri DD, che cita Villalobos wb: fupr.& @, dire alle perfone avanti le qualis’é mormorato, ch’era mal informato ,¢ che s’in. génnd in dir male de} cal profimo , benche ia pealta fofle vera Ja cofa riferca: ¢ non fara mencire il refticuire la fama in quefta maniera, Perche vi fono due forci di verica , vna fpecu- latina ,¢ Valera pratica 5 Ja vericd {pecuiatiua confifte nella conformica delie parole collas mence ; 12 veritd pratica confilte nella confor. Mita dcile opere colla ragion¢, € con quello, chedene farfis ¢ coofeguentemence la falfica fptculaciva confifte in von conformarfi le pa- role colla mence; ¢ Ja fallica pracica in che le parole non fi conformino colla ragione ,¢ con guello, che prudentemenre deue farfi, Dal _ che s’loferifce, che quello, che iofamd vna ptrfona di qualche delitto ocguleo, dicendo _ di poi , quando reftjcuiice la fama, ches’é in- _ gannato, non conrrauiene alla verita pracica, _ poich¢ le tue parole fi conformano con quello, _ she ragioncuolmente deuc farfi .' ee all ay ee _ fo poaco, che penfaso i poco accorti , che _ 34. P. Padre m’accufo , che vn Confeffore m’ordind, che addimandafli perdono alla pere fona , della quale ho mormorato , ed io non sbbi animo di farlo. C. Credeua VS. di peccare grauemence, hon addimandando perdong a quella per- fona? | P, E come non doneuo far peceato , fe non adempiuo quello, che i] Confcfore m’aucua ordinaco ¢ C. Noa aueug ¥.S, obbligo di dimandar Psrdono a quella perfona , & il Confeffore ha facco molto male a comandarglicio; beache V.S, per la cofcienza erronea abbia peccato Braucwence in tralafciarlo; L’ obbliga, che \ V,S. aueua era folo di reficuire la fama a quel- \ Ta perfooa appreilo di quelli. alla prefeazas de" quali n€ mormord, acila forma decta di opta, 33» Mola ignoranza hd ritranato in que- ucllo , che ha auuro qualche iofpecca , a giu- -4ClO temerario. 6 che ha mormorato del prof- §no, debba dimandare perdono, Error: molto Praiciolo ; prima perché , fe i! proffimo noa _ 8 quello , che io hd penfero , 6 detto male di goo € grao pazzia , che io fteflo lo dica, ¢ utciti con dimandargli perdono,gencrando — Capitolo IT, Della Contumelia; Sore libs 4. de refit. 92 9. m, 3. ad 4. Nanarro nella Sommacap. 28, & altri, che cice , & ap- | 97 nel di lui iacerao qualche odio ; 6 mala voload ra contro di me? L’alero,perché i peaitea-i aoa hasoo animo di farlo ; ¢ per la cofcienza erros nea,che dice loro, che peccano, non facendolo, commetcono mojti peccati. € per vlcimo, pers ché il dimaodar perdono folo deuce ferG pee refticuire ’onore, ¢ nonla fama: Acqui ae if giudizio cemerario , n¢ le mormoraziouts danaificano lovore,ma bensi la fama, Adung; n¢é per il giudizio temerario, n¢ per la mors morazione deuc dimandarfi perdono. La mi- hore € cerga ; perché la fama. ¢la buona opis nione, che s’ha del proffi:no; ¢|‘onore,¢ l’efere na venerazione, eriyercaga, che Gi moltra al proffimo : il giudizio cemerarid , ¢ Ja mormo- razioac folo s'oppongono alla buona opiaio- ne, che deue auerfi del proilimo, enon all’ eRerna riuerenza, che gli &ideue mottrares; Aduague il giudizio cemeratio, ¢la mormoras zione folo soppongono alla fama, enon all’ onore, Laconcumeliaé quella, che s’oppong all’ onore , ¢ di ¢fa cratcerd acl fegueace Cap pitolo ° ; CAPITOLO VI, Della Contumelia , detco ad vna perfona , chee va la« dro wn’ebreo, & altre parole obs brobriofe , C. Glie I'ha dette in fua prefenza? P, Padresi, C, Adunque quefto é peccato di conrnmed lia, morale ex genere fuo, ed oppofo alla virch della Giuftizia , & induce obbligo di reftiquire Yonore , ¢ fidiftiague di {pecie dalla decraz- zione , ¢ mormorazione , come Ja rapina dal furto; perche, fi come il farco fi commerce occulcamence , ¢ fenza che i] Padrone lo fapia; cosila derrazione fi commerce. in aflenza del proflimo dannificato ; ¢ fi come la rapina fi fa in prefenza del padrone della cofa , casi anche Ja conrumelia. ; 37- Non occorreug, che V.S, fpiegaffe le parolé concumeliofe, colle quali iagiurid il proflimo, dicendo, che lo chiamd ladro, ebreo, &c. ma folo baftaua dire, ed accufarG d'auer deco parole ingiuriofe , ¢ pongenci al proffimo ; perché la diuerfird di concumelia, benche in genere fico fi ditinguiao di {pe- cie ,non perd in genere moris, come affermano Caiccano , Soto , Sa, Moliaa, & alcri, che cica,. e fiegue Trullench fopra it Decalog. Lb, 8. cap, g. dub, 2. 4. : : 3g. Lo ftedo ha da dirfjdella dinertiea dell decrazzioni, € giudicij cemerarij , che non Gi di- ftinguono difpecie im genere moris. Ecé la ra- gione , perché cuccii gindicij cemerariy, ¢ dea ‘ tla 36. P Padre m’accufo , che varie volee hé

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