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pero, che v'é, € l'off:ia di Dio, che priva anima della fa amiilta , ¢ del ius , che ha, co- gnt figlia di Dio, aia Gloria ; & ¢ vo grand’er- gore per vp poco di guadagao eerrcno perdere f Ja Gloriagterna, ¢ far pip cooro de benica- ---s Sach}, che dell’éréfn2 Beatiridine , Che cola fono i beni de)la cerra , fe non fan- go, fterco, polpere, © nicore? I guadagoo, il danaro, le facolka, 2!!¢ quali inurilmence | g'affezziona il cuore , fono catene, che allac- iano 'animo;fono prigioni, che loceppand Jo fpitito sfono pefi graviiimi., che abbarto- fo , ed actttrano l’hoomp, lo céngono inguic- go oll'anfia di procacciarle , & aofiofo colle _— paura di perderle, ¢ bramad'aumencarle; la [ _ hiberca deli'animo , ch’é la cofa pid preziofa, | one pin vale , che cucco loro del mondo, "ha pofla in ceppi I'huoaio suaro, che {chiauo del __ fuo proprio affetto , nop «ive , ma muorE, per. thé fofiré yna perpetuva morte cinile nejlay fehiavicd ; colla guaje il {vo cuore ébrutes- mente ligato all’oro , che idolatra: Oh quaa- to batbaramence I'ha da coraicutare neilora funstta della morce , il veders fpogliage di _-_gnaaco coo ranca follecitudine anera pofto'af- fiemc in vica! Dimmi, Huomo, hai forida -pottar recoda quella vita alcro . che vn firace cio d’atorao ¢ Q) {peri, che i beni caduchi, che _ -pollicdi , poflino ciffenderei dalla falce della morte} Confidi ptr asncorgra, che , comes pe’ eribyaali: varaoi fyol vendesGi la givitizia _-——s~peril danaro, cos} il cno ore pofla diffendetti : ie ginftifine Tribungle di Dio? Aza al Ciclo'i moi o¢chj ; folleyg vn poco pid also i cnoj penferi g fijao , Critiano, pid hobiltitnoi defiderij; confidera, che folo in Gloria fi godonole vere riccheazes Gloria & _ dikitig in domo gins. Pfgim. yyt, La fi gode Toro pid purgato, !4 l’argenso di liga pid fina , 14, Je givie pid pregiofe ; in fine 1a ¢ I’er- _-Fatio,, ¢la miniera dc’ cefori pid dehdcrabili, dp beni, che la sv, & godopo, fono dorabiii, ‘Simi, permancoci »& eccrajs oon aifl ggono, — Bon inquittano, nen feruono di peto all’ani- a, madi follisuo, di conforro, di gonfola- plone,di gandivs non porrado feco, ali’ «fo Be’ beni di qaeitaccrra., auu¢ , gelotic, cimori, a vNa pacedoleifiimea » : _» Pagaia grands ¢ Vappre2zar tagro il mo- _- EAGANEO di Quetts cerca, © Si poco ltimare -F$eezno de) Paradifo! &' grand’crrore sfiatarh, = pst accumulare in gucag mifera vita roba, #08 perifce, ¢ non cercare di meccer alficme eaighe merico per ja Glopia; Ma poi¢ da ee nee G cradifching i fori della giviti- tubando, non fodistacendo al rubato, u¢ pageado cid, che fi dene, roigdols perdere le ¢e- ‘Asta cacchezge, per non rendere a cialcheduno , © 1l douuto, 6 I'vfurpato. RE di coppo dango voler. perdere !'amifla tt x sl sate: Cap. XIII. Efortaxione & Gusilli., cbe rubaito Se nonJodisfanno; 489 d'va Dio, che pud caltigarci con vp faoco eterna 5 € puo premiarci con vpa corodactér. na, per von levarfi di aizto va pd di rdbé, Di graziz non dia V.S, in quefta cecica: procus rifollecitaré il rimedio dell’dnidma sua , reltl- tuendo, € pagando quello, chedewe, Cerchi di reRticuire quello, ch’¢ obbligaca, perche sou faceodolo, poréddo , Dio non le perdooera Je fuecolpe; ¢ nog vadi diff:rendo dava giorno all altro, perché di poi le fara troppo difficile il reRicvire ; ¢ le setaadi celti- monio l’efempio fegugnce, . 2 718, VY’ era io wn cerco Luogo vo'hiong Givenuco ticco colfalerai roba:lo fopraggiua- fe I'vicing infermita, ¢ per pod eileré obbIi- gto 4 reitituire fuggina di confedarf, tl Me. dico, che lo curaya,tra huomo aifii Criftiaao, ¢ loconfgliaue di reftituire falerui; ¢ Pinfer- mo rifpondeus; € i miei fig'i, ¢ nis mogtié hagno da rettarc igaudi? Repiicd i! Medico #Se ella andera gejl’ Inferno’, Io legatanao di }d i figli, 6 per auvencurala moglit ¢ Rifpofe rid. fermos Quefto non importa, Fice chiamare il Medico la moglic, & ifigti dell’ iafermo ,¢ difle 4 loro: Ho ritrouato vn rimedio efficace, per rifaoare i! voftfoinfermo, mx 009 mat. cento applicargliclo per effere di qualcht fpe. fa. Rifpofero ruccis Non guardi V.S, 4 {pefa, che, quantungue ci débba coltare il fangue, compreremo Ja (anita de] nofro Padre: Por- tino adungue¢ did it Medico ) yna candela accela con vno ftraccio di panna ligo ; porta- rove cid, che diffe’y Ora é aécefario ( fog givole’) , che vno dj for’ alcri Sigaori accolti il dito alis Hamma di ques caadsla, fiche abruggiando Ja venadel dito, o¢ cdui ¥o p difangue, del quate poi vacone i cuore dell’ jafermo , rifanerd, Cominciarobo guardarh lwolalero , feaza che alcuno s’atcencafle mec- cere il dico folle fiamma per falurd dell’'amma. Jato. Allora il Medico ff riuoled al'iaferao, ¢ gli diffe: Nov offerua V.S, per chi vuole dzn= nari? Neé (ua mogli¢, n¢ i figli vogliono per faluce dj V.S, abbrucciarG va dico, € V.S, per — lafciarli commodi , yorra andzr¢in corpo’, & in anima , ad abbruggiare erergameace aellIas ferao% Con quelto apri gij o¢chi l'iaftrmo, ¢ potto da'parce¢ moglic, ¢ figli » atcele a fale narcVanimgfua, oe Non dabito , che moltif ui G danuino, per’ non voler rettiruire Valtrai, ¢ per lafciat coms modii loro f2li tradifcone je propric animé portacs dal Diguolo ali'inf=rao per va poco'di roba. Peofi ¥.S: a retticuire quello, che don {yo , & wvolt{aluarh ; & tqueto modo ¥- vera confoiaca , poich¢e imporce Be pee quella breve’ vite con vn 10220 Gi p vt ttarc abbrygeiendo-, ¢ cormeéntando ecernas mcage Heliduterng’. OPE ea ts TRAT-
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