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A : Capitolo Y« Parte’ Mimuld ; fondato in quello , che il do- che 2 lui fa il viandante , non é-roral- neario , ma inuolentario mifto; per- ud il Cuftode acquiftarne : domi- la paura, che é caufa del dona- , che non fia totalmente volonrario; oe 2 ‘patla perd , quando i] Cuftode con eftorfione, _ e violenza prénde effa quantita , ¢ non quando i é data per cimore , che non accufi. 456. Perche , quancungne fa paura graue ‘comunemente irriti i concratci ; ¢ perd comu- timento de’ DD. che con glirtiti , quan- ‘do quello , che lifa per timore , é caufa dello {so cimore: Atqui oe] cafo prefeare il vian- te fa caufa del {uo timores Adunque il coa- tratco di donazione , che egli fece co’l Cuftode, fara valido non oftaote quefto timore. La miaore ¢ c rta’, perchée, feil viandaace auefse manifeftato Ie fue mercanzie , avercbbe (china. to il pericblo, & il cimore del fuo danno: Adunque,f per noa auerlo facto, cadé in fto timore , ne dia colpaa fc ftefso , che ne caufa. £ cosi fon di fentimeato , cheil Cu- flode pofsa ricenerfi la quantica del danaro, che il viandance gli ha dato, accid racias, quaocungue pecchi in difiimulare , ¢ non ms- ~nifeftario . B ficonferma: perche , quancungue il con- tracto celebraro per cimore ingiufto fa inua- lido , non perd jo é quello , che fi fa per timor giufto : Arqu i , il timore , ch’é caufa di quelto ~ contratro.di donazione , é giufto , poiche gin- ente ponno, &. anco deuono i Cultodi ufare guelli , che pafsano fenza manife- re le mercanzie s’ Adungque quefto concracro idonazione é valido, ¢ pafla il dominio del te nel datario. 7 _ 457. Siconferma pid colla dottrina di Bo- lacing de contral#.difput. 2. 4. M- part. 20M 12 “di qual dice , che la promefia, che Caio fa a Tizio per timore della giutta accufazi one , che _ -*porena far Tizio a Caio, € valida: Atquii uitodi ponno ginftameote accufare quelli, che itrouano defraudare Ja gabeila: Adunque la promefia , ¢ donezione, che fannoi tali a’ Ca- ; yeah non oftance guefto cimore , iara va- ida», -¥58. Vicimamente fence quefto feffo cfpref- —famente Villalebos nella Somma 2. part. Frat. 1. diffs 94M. 92 ecco Je fue parole. Ii Cuito- ©, 0 Miuiftro pubblico , che hariceuuro da. eri, per diffinulare ac’ cafi detti , & ha diffi. molato, quantungus abbia peccato, non & - obbligatoa refticuirli &c, Al che aggiuoge» ‘Machado wbi fupr, n. 5. quefto , che fiegue, J] pid probabile perd fi é€, che nel foro iare- ‘tose non fijno obbligaci i Cufodia reftieuixe guadagno ,che hanno facro net diffimolare, aché non Gijno nell’eferiore condannaci per ceuza declaratoria del Giudice ; fuorche fe X De? Contrarti: » © et ws 277 il Cuflode cauafle con eftorfione violence tal guadagao ; che allora oon pocrebbe ceacrlo in cofcienza 5 come dice Bafleo fupra. 159. il cerco in que"a tiateria ¢, che i:Caw ftods deuono reficuire, 6 allaRepubdlica, oa quelli, che li pagano il falario, qacllo, che corrifponde 4 quel giorno, nel quale opa of- feruano fedelca.. Murcia wbi fapra a, 4. perché il {crue , 6 gioraslitro non pud presdere il ‘prezzo del fuo tranaglio , fe non fatica peril {uo Padrone sil Cuitede ¢ come vn Giorna- licro: Aduoque il giorno, in cul oomeraua. glia ia beac&cio di chit accordz , non porra riceuere i! falario di ral giorao. ’ 469, Alcuni poco verfati cella morate, hans No auuco qualche dubbio nella dotrrina rifcri~ ta, altricredcudola troppo ftrecca , aleri giu. (dicandola troppo larga . {+5884 Hanno penfaro, che fofe fuori di. modo ‘fcrupolofo chi diceua, che pecca mortalaea - ‘teil viandance , il quate induce il Cuftodes non accufatlo. Turcavolta che guefto non fia da porfiia dubbio, € ceriiffimo, ¢ chiariffi- mo ; p:rché aiuno dubira , che i! Cuitods pees. chi morralmence-concra il fuo giu-amence, in diffimulare al viandance ; come dice il R.P. Leandro di Murcia ‘Tom. 1, ‘difq. lib. 2.refol, 20. n. 4, con gquehte parole: Leccant mortalter, quia violant in-amentum .praftitum de fideliter cua ftodiendo , Lo ttetlo dice Villaiobos part.2.T rat. 11. dific.9.n.1.cou quefte paroles 1 Cuflodi, 8 Minijtr: Pubbiici, che non fanno il loro vfficio, come dexono lafciando far danni, 0 paffare mere cantie proibite , 0 cofe fiamiglianté , peccano. mortals mente. Lo tteflo afferma ibM.R.P.Pr. Martino di Torrecilla nelle fue Confulte Morali TrateS, confult, 3.n, 22. fol. { della feconda impreff.) 304. —& in quetto cosucngono i; DD. Né meao eda dubitare , che fia peccato mortale indurre il proflimo a peccare . morraimence come dicong tutci i Teologi nel erattaco dello icandalo; ¢ parlando rn terminis de’ Cuttodi,, ?aff:rma Bo- macina de rejtit. difp. 1... 2+ pau. Clete EB, doue dice: ndacens alum ad peccataur eft reus Peccati,ed qaod inducit: Adungque noaé cola dubbia, che pecchi morcaimence quello , che jaduce i Cuftodia difimulare. | bien) PARTE X% « Del Ginoco. inter fe pacifcuntur , vt wilori sedat, - quod vterque depofuit . Sicbiamacon- tratto, che ¢ ragione generica , nella quale il ginoco connigne con ii altri comcracti. Il giud- co difuaaaruranoné malo , ma indiffcrcate, prendendoGi per modo di ricreazione , quaa- tungne foglia ry mailameuce j} cem- Po: 161. | Giuoco , ef contraus , quo ludentes

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