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Fe ge AA trafportar il danzro > © per Pinduttria , colla quale io lo tencuo pronto nel Luogo , nel qua- Je l’altro aveua da riceutrio. © * " “tao. C. EB’ lecito 2] Cambifta riceuere qual- che cofa per il cambio , per il quale riceucado diprefente il danaro io vn Luogo, lo dain vo’altro , liberando con quefto quello , che ri ‘cence la leccera di catibio, dalla fatica , ¢ peri- - ‘colo di portarlo, ¢ dal rifchio de’ ladri ; per- che quefta ¢ indufria del Cambilta , & € pre- ‘tio efimabilis la diligenza , ¢ fatica , colla quale ‘zien¢ pronto il danaro nel Luogo , nel quale Yaltro n’ha di meftiere + & in quefto cafo fono Gmbeuusi cre concratti; I’'vno, éla permura- - “gione del danaro per danaro; I’alero , € di cone duzione dell’induftria del Cambifta per il prez- 20, che riceue; ¢ I’ vicimo d’ afficurazione; perché con quefto mezzo non corre rifchio il ~ (danaro di perderfi per ftradz . Vedafi il Re- “uerendo Padre Torrecilla vbi fupr.n. 1- & feq. ', Equefto guadagno pouno fare non folo qael- * fi, che fono Cambifia per vfficio, ma anche - . quelli, che no’l fono per vfficio ; come dice Villalobos fupr. diffic. 3. n. 8. con quefto perd, ‘che non vi fia qualche legge parcicolare , che’l proibifca. 141. I! contratro di Compagnia ; 6 Socic- ta Eft duorum, vel plurium conuentio , boneflé contrata ad wheriovem queftum , & lucrum com. gmune. Si dice duorum vel plurium , perché que- fto contrarco ponno fare due perfone , tre, 6 “gnattro , 6 pili. Sidice conuentio , in che con- uiene la compagnia con altri patti , ¢ conaen- zioni. Bfi dice honefé contrata, per dar ad iatendere ,che quelli, che entrano ‘in quefto ‘contratto, non hanno da procedere con ia- _ganni, O frodi,aé procurar i] guadagoo ptr mezzi illecici , 6 contratti proibiti. Si dice ao- coad vberiorem quafium , petché il coutratro aii compagoia, del quale qui fi parla, noné Jacompagnia d'yfficij , 6 quella , che fi chia- ma inter fratres, ma la queftuofa, 6 lucraciua. Aggiungefi CF lucrum comune, perché, fe fo- Jo prendeficil guadagno vno, quale aucil: po- fto ildanaro, 6 mercanzia, & aquello, che vaflifte colla fatica, fi pagaffe il falario, che miézica , non farebbe propriamente compagnia, ina Jocazione , Oconduzione. 142. Ilconttacto di compagnia pud farfi in mole maniere ; I’vna quando quelli, che s' vnifcono , fanno conuenzione generale di rut- tiibeni, che lecicamence s'2¢quiftano ;!'altra é€ particolare , quando due , 6 piti voifcono al- cuoibeni, mercanzie, 6 danaro , per nego- ziare con gucllo; 6 quando vno metre il ca- picale,¢ Halcro linduftria , ¢ fatica , 6 ambi aercono l'indufitia, facica, ¢ capicale: & il guadagno , che fe ne ricauera , ha da partirfi fia compagni, fecondo la fatica , indulitia , capicale , che ciaicheduno v’autrd pofto, of. 174 Trattato VII» del P11. Comandamenito. condo le parti, che gin@amente faranno con uennti fenza dolo . frode , dinganno . Chide fidera maggior notizia di quefo contraceo. compagnia , pud vedere Bonacina Tom.2.dif 3. de contraff. q. 6. per totam. a PARTE VIII. De’ Contratti di Promeffs, Donazione, — 3 Emfitcufi, e Feudo. a 14}. [ A Promefia Eft deliberata , cr [pom tanea fidei obligatio faa alteri deve aliqua bona, @ polkbilr. Si die deliberata , perché quelli, che foao prinidi rt gione, non ponno promeccere. Si dice /ponti nea, perché , fe non é libtra Ja promefia , 001 obbliga . Dicefi fidei obligatio , in che G dittic gue la promeffa dal propofito , che que!to no jnducé obbligazione ,¢ Ja promeffa si. Si did alteri faa de ve bona, perché la promeflad cofa mala, non é lecita , né obbiiga;¢ pe quefta particola bona, fi diftinguela promefia facca all’huomo, da’quella, che fi fa a Dio; perchd quella, che fi fa a Dio, che éil vote hada cefiere di cofa migliore, che la fuacoa traria ; ma quella, che fi fa all’huomo, bah che fia di cofa buona. S'aggiunge & po/fibill perché niuno pad’ promeccere cola impouidt le. Accioché la promeffa fatra all’huomo ob blighi ,é neceflatio, ‘che fia eterna , & accet™ tata; & anche dopo ch’é accercaca , dicono ak cuoi Aurori,che non obbliga a peccato mor tale, ma folo al veniale: Il pit vero pero &; che efleudo di materia graue , obbliga a pec caco mortale. Vedafi Diana part. 2. Tras. 07 refol. 9. + a 144. La Donazione , che breuemente difft nifcono alcuni , dicendo , che eft dacio l:beralis, d:ffiaifcono altri pid diffufamsore, dicendo, che: Eft iberalis, & irrenocabihs rei prop dominij translatio. Si dice libcralis, uel che com uiene colla promeffa , ¢ fi diitingue dal murad vendica , & alcri contratci onerofi, Si dice, B irréuocabilis , perché , dopo che é psrfczionata la donazione colla configaa della cola, come che fe ne trasterifce il dominio, gia non p pit reuocarfi. Sidice rei propria , perché ait no pud dare cid , che non € fuo. La donazid ne, wna inter visos 5 Valera caufa movtis: 1a donazione inter vinos € quelia , che fi fa fen riguardo , 6 conliderazivae alla morce ; di mo do che , quancunque douelse foprauiuere il do haoce , darebbe per fatca la douazione : quel la, che é caufe mortis, é quella, che fi f2i0 riguardo del pericolo della morte , ed accioch il donacario la goda dopo la more del doaatte ce. La donazione inter visos , pud efsert alos luca , condizionata, modaie, ecanfale , com puo vederli in Balsco Tom. 2, Verb, Donati Ne de ©
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