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difp, 11. refol. 6.0.9. € 13. liquali infegnano, che ne’ contratti di compra, ¢ veodica , loca- zione , ¢ conduzione , ¢ ne’ fimiglianci , quello, che caufa il danno, comprando a troppo buona patto,o vendendo troppo caro , come l’eccef- fonon pafla la meta del ginfto prezzo della cola; n¢ v'iateruengono frodi , 6 inganni , o¢ pecca , ne € obbligaco a refticnire; V. G. va- je wna cofa feflanta, fi vende per novaora, ch’é la meta pid di quello , che vale ; 6 fi com- pra a treota, che € Ja meta meno, ¢ lecica quefta vendita, ¢ compra, non folo nel foro efteriore, ma anche nel foro della cofcienza, Quefta opinione apporta per probabile Mur- cia neln, 31. della fteffa refol, ¢ nel num, 20.di - ce, che Papprovarono molti Cacedracici di Sas Jamanca , & Alcala. Ee ¢ la ragione , perch¢ fcienti , & confentienti nulla fit inuria: Atqui, cos} queilo, che vende , come quello, che coms pra; fanno, che il prezzo della cofa ¢ di pid, Odi meno( perché fupponiamo noo v’'iorer- ucoghi né frode, n¢ inganno ) € cid non oftan- te, chi vende volontariamente da per meno ;¢ | chicomprada pit prezzos Adunque 4 ninno fita in fimigjianci concracti iogiuftizia in fen. timento di queiti Autori, la doccrina de’ quali non fieguo, 116. Coincide molto con guefta opinione, guelia di Molina-Tom. 2. de inftit. T rat. 2, difp. 351." .4.di Reginaldo, & altri apud Dianam part. §. Trat, 14. refol. 36.1 quali infegaano, cheacile compre fi prefume, che i] vendicore faccia donatione del prezzo giufto al compra- tore , quando, fenza che v'é lobblighi lance. ecflica , ma di fua libera volonca vende la cofe @ troppo buon mercaro, ¢ non interuenendoni trode , d inganno. Lo ftefo pus ¢irfi di quel- __ Jo, che compra troppo caro , che fa donazio- he dell’ eccetio del prezzo, che da, quando compra fpontaneamence: a VS, ha venduro ‘Aponrantamente j] cauallo, ¢ fuppongo , che hon via frode; Aduague fi jprefume , che il ladro abbia fatga donazione di queilo di pid, che valeua il cauallo. 117. P. Di pid Padre, fo fto con yno fcru- polo dauer veaduro vn vafo di vino a {ei reali u pelo, cliendo taflaco nel mio Luogo a quat- Aro il pelo, Secondo quefta docerina , {aro ob- bligaco a reitucwire qucilo ia che hd ecceduco Ja cafla4 C. Cosi¢;e perintelligenza della dorrtina _ Cecta, ha da inpporii , che il prezzo delle cofe, Yao Cintrinfeco , ¢l’altro efirinfeco. [1] prezzo , mirinftco confitte nella boora della cofa mede- + ma, il qual prezzo ha Jacirudine da inimoa * tiedio ,¢ fupremo: V,G. teil prezo medio ¢€ a ; Geci, il lupremo fara vodeci, Piofim> ocue; a Ri ae ve ae of Mi prezzo Sittinieco non confiite :ells bonta Capitolo V» Parte IIT. De‘ Contratti. 167 glade 352 fequen. & altri’, che cita il Pa- - dre Leandro di Murcia in difq. Tom. 2. lib, 1. della cofa, ma folo nella taffa , chela Legge, 6 il Giudice gli afegaa: come quando la Leg- ge ordina , che il vino, fcrumento, &c,-Gi veae da acanto:e quefto prezzo non ha la lacicue dine di medio iafimo, ¢ fupremo, maconfi« = in indiifsbili ; cio in quello , che adegaalz tafla, La dortrina poi , che hé riferico , di quando oon fi danaifica ne’ concratci , fupra , vel infra dimidium prety ixfti, folo sintende oe) prezzo intrinfeco ; € cosi in vircd di quetta dorcrina deuc V,%, refticvire. Perd per vedere, fe per altri priacipij pud V,S. fcufarG . 118. Midica, i] vino, che veade, era pid £agliardo, ¢ meglio di quello , che comu- nemente fi vendewa al prezzo caflaco dallas Legge? P, Padresi, C, Era nocabile lecceflo della bonta , che aucua fopra gli alcri vini? P. Padre si , cra vino efquifitifimo. C. Adunque {econdo quefto, V.S. non fe- ceva aggrauio, né iogiufizia in venderlod prezzo pil alto; poichée , come iafegna Mo- lina T om. 2, de iujtit. difp. 364. num. 11, & ale tri Doctori ; quaudo vna Perfona vende qual- che mercanzia, che oella fua boned ececdes molco quelle, che ordinariamence fi veadono © alprezzo della cafla, pud venderla a prezzo pitt alco , fecondo ch’é migliore la bonca della cal mercanzia, Ecé la ragione , ptrché le co. fe, che fono norabilmente iofericri in bona a quelle , che ordinariamence fi vendono , non €lecico veaderle al prezzo, che la cafla affea goa; Adunque a contrario, quelle , che fono notabilmence fuperiori ia bonra , potraono veoderfi & pili alco prezzo, Ma f¢ I’ ecceffo fofle poco , non farebbe iecico eccedere la tafe fa; ficome quantungue fia alquaato inferio. re, bon per queito ¢ ill¢cito veadere al prezzo tafiaco. 11g. Con quefta opinione di Molina fi for- tifica moico quella di Nauarro nel Manualey cap. 23+ num. 83. ¢ di alcri, che infegnano, che ocgli aoni molro fterili, pod venderfi il framenco pid caro, di quello, che la tafla co- muoe degli alcri anai abboodanti aflegnas; V.G. v'é caila , che il frumeaco fi venda fem- pre a cingue reali; viene vn’aaao molto fteri- le , allora poo venderfi a fei, 6 pid , fecondo quello , che ¢ crefciuca la fterilicd. Ec ela rae gione , perché , accid i] prezzo Gia giuito, ha da cii:r: ragiooeuole soon ¢ ragioncuole ,che il tcuameaco G veada al medemo prezzo aell’ane no ticrile , che ocll’abboadante : Acquind me- bo € ragioncuole , che la mercanzia, che é no« tab.|uwcore migliore, che la comune, fi venda al medemo prezzo , che queito ; Adanque pud yeodcri piu cara. 320. Covfroaca anco Coll’opinione di Mo- lina, _ — ~A ers = Se a_i ae ee eS ee E SA EP Te SS ee ees
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