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448 perche il ladro con ingiuftizia priva il {uo Pa» drone del lucro, che auerebbe guadsgaato; ma quello, che fi ricompenfa , fi ferue del {uo diritco ,enon fa ingiuftizia, né aggrauio al Padrone del vino: non commetctendo aggta- uio, ne ingiuftizia , non pud auere obbligo di refticnire : Dunque &c, : 75» Controguelta dortrina pud argumen. tarficoll’opinione comune di Leffio , Nauar- ro, & altri, che cica Bafileo Verb. Reftit. 5. §. 1.n. 3. Quali infegnano effer lecico al debicore prolongare la page, quando , facendola allo- ra, glie ne Giegue qualche danno sin quelto cafo fiegue il danno al debicore di vendere il fuo vino a minor prezzo: Dunque pud Iccita- mene differire la paga: Aduoque non hail creditore azione, 2 ricompenfarfi per allora co’! dasno del debicore. Prono la confeguen. za;perchénoné compatibile, che duein va medemo tempo abbino azione ad vna medema cofa; vno perche gli G paghi ; I’alcro per non pagare ( poiche alias pocrebbe verificarti l’aue- re giufia guerra rifpecco di due contrari) in vo medemo cempo: ) Dunque &c. 76. A quefta cbbiezione rifpondo facilmen- tecolla dottrina comune, che porcano Na- uarro , Pietro di Nauarra , ¢ Maggiore, cicati, feguicida Layman Jib. 3. Seff. 5. T rat. 2.caps 12.”. 2. quali infeguano, che quando al cre- dicore fiegue dalla dilazione delia paga il dan- momedemo , che al debicore da) prolongarfi la page, hada anteporfi il danno de] ercdico- re, & € obbligaco i) debicore reftarne diforco confuo danno: Acqui, nel cafo prefence ne feguirebbe al creditore il danno medemo , che al debirore : Duaque doueua quefto pagare fas bico» Prouo la minore; il danoo, che ne f{e- guiua al debicore, era reftar priuo de} lucro, che aucrebbe auuco fa vendere a maggior prezzo il {uo vino 3 quefto ftefflo danno fegui- vaal credicore: Duague &c, La maggioreé certa; la mioore fi proua: Se al credicore fi pagaiic il {uo debico ,allora pocrebbe con que- tto danaro (far prouifione di vino alla {ua fa- miglia 4 baflo prezzo , ¢ di poi!'auera da com- prare pid caro: l'altto potrebbe impiegares quefo danaroin comprare qualche cofa, che poce valeile ;¢ di poi venderla pid cara, quan- do afccadetic di prezzo: Dunque il danno me- demo , che fiegue al debitore di pagare, fiegue al credicore di non pagarfi. : 77: Né ofia tampoco la dottrina di Siluio, & alcri ; che cacinco il nome, cita Diana part. 2. Trate16. refol. 46. che dicono, non efitre lecito tare 1a Compenfazione in cofa di diuerfa ipecie , da quelia, che fi doueuas V.G. Pietro Geue frumenco, non pud farfi la compenfazio- nein vino: Acqui il debicare folo doucua da- naro al cieditore: Dunque non poté ricome penfarh ia vino , che era cola @alcra fpecic. Trattato V 11. del VIT. Comandamentos 1 Dico, che quefta doctrina di Siluio ; fol ha luogo nel foro efteriore , ma nel foro dell cofcienza pud farfi compenfazione in cofas quaiGaoglia fpeci¢: Seruata aquitate inter pre tium , && folutionem . Cosi I’infegna , con Pig tro di Nauarra , Vallero in different, utriufq, fo vi. Verb. Compenfatio y diff: 3. me Xs 4 Auuertenza. I N quefto ponto di compenfazioni occulce trouera il Confeflore qualche ecceffo ins molci: gli vni , che fenza effere certo il debita, ma folo per penfare, che fi fecelora qualch daono, dagegrauio, fenza cercificarfene , pie gliano occulcamente qualche cof: alcri, che efiendo certo il debito , pigiiano ia fua ricome penfa piidel giutos fenza far comparazion€ frail debico , ¢ fodisfazione; ¢ vifono alcun che fe hanao perduco, 6 gli é Racarubaca quaiche cofa, feaza fapere certamence chiglt ha fatto il danno, pigliano alrra cofg a quele lo , che fofpettano gli abbia facto il daana, fenza faperio di cerco: foao quefte materit, che é necefario Gjao preuenute , per non efferé in quefti cafi lecica la compentazione ; poiché hon concorrono I¢ condizioni, che abbiama decco nel n, 67. effere neceflatic, accioché quele la fialecica: & n’anuifoi P.P. Confedori , per hauermelo infegnato la replicaca ifperienzas accioché, quando alcuno confeflera qualc ricompenfa , fijao aunercici delle frodi, & ims ganni, che in quelto fogliono commeccerfi. © PARTE. VIII. Della Reflituzione per caufa dell'inginfta ¥ dannificazione. 4 fione menai a pafcere i mici armen in vo monce d’aleri, nel quale io ne aucno parte; & effi Gi difperfero , ¢ mangiaros no yn {eminato. ; C. Due cofe fono da notarfi_ in quetto cafas I'ena, f¢ fia lecico pafcere gli armeaci in moa: te, Oo prato altrui: ¢ Valera, ii danno , che gif armenti fecero nel {eminaco. el Ia quaaco al primo, dico, che non é colp& pafcere gli armenci ia prati, 6 monti alerut quando quefti cali prati, 6 monti oon fjae ferrati ;¢ per confeguenza non v'é obbiigazio ne direftituire . Isa Bannes, e Ledefma, CF tati, ¢ feguitida Villzlobos part. 2. Trat. 1 diffic. 19.0. 7-11 medemo fi dice di quello , GAS taglia legoa nell’alcri monci aperti che, 1© pecca , né é obbligaco a refticuire: V.G. quad do due Luoghi hanno ciaicheduno i fuoi mon ti, ¢ quelli d’vn Luogho fanno legna nel mons tedeil’altro , & € contra, nom peccano, PF deu 14 Pp . Padce m’accufo, che in vna occa <a aa s

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