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* tato , a ae a facts : - 3 ‘ -giadicare, che, ficome conferud il rcfto , cosi Cy ( Attenzione a quefta ‘dimanda , nella quale fia il ponto della difficolta prefente.) Mi dita, uerebbe conf:ruato quefto vino il{uo Padro- ne fin’al tempo, nel quale fofle crefciuto il prezzo , dl’auerebbe venduro fubico? Perché,f€ io rubo a Pietro due mifure di frumenco , 6 venti pefi di vino, che Pietro aue- rebbe confernato fin’al cempo, nel quale va« rebbe a pid caro prezzo, non folo deuo refii- cuire quello vale il frumenco, 6 vino, al tem- po, nel qualeio lo rubai, ma ancora quel di pi, a che farebbe afcefo il vino , 6 frumento nel tempo , Hel quaje Pietro l’auerebbe vendu- te. Alcontrario, fe io rubo a Pietro quefto vino, 6 framento, che auerebbe venduro al prézzo corrence, & jo lo conferno , fiaché monti di prezzo ,¢ correndo pid caro, poflo tenermi quel di pid , che hd cauato da! vino, ¢ fodisfo con refticnire 4 Pietro Ja fua roba a! prezzo corrence al cempo nel quale Pietro Yauena da vendere, Bonacina de reftitut. difp. 169. 3-puni#. 11,0". 9, Perché illucro , cht ca- wai , fa frutco della mia induftria , e non cede io danuo di Pictro: Adungue non ho da refti- tuirlo a Pietro, ma poflo tracceatrmelo , fo- distacendogli, quello, che rubai al prezzo, che correva , quando egli l’suerbbe venduro. 72, ©. Padre, io non $6, fe il Padrone averebbe vendaco jl vino , 6 l'auerebbe pid lun- go tempo conferuato . C. in cafo di dabbio, fe il Padrone auefle conferuato il vino in tempo, chs valefie pid, dice la comune de’ DD. che ha reftituirfi cutco jl lucro , che il Padrone v’auercbbe cauato. Leflio (ib, a. cap. 19 dab, 16,9, 209. E la ra. gione ¢ , perche in dubbio € migliore la con. dizione di chi pofficde: I] Padrone ¢ in pof- fefio della {ua libercd, per poter vendere il vi- no nel cempo , che vaglia pid; Adunque ha da giudicarfi a {uo fauore , Cid non oltante a me piace molto il mezzo , che rocca Diana whi fu- pra refol. 2. dowe dice, che in quefio cafodi dubbio , nés'ha da flimar Ja robba a! prezzo, che correua, n¢ meno a! fommo, a! quale afcefe di poi , ma bensile mecé di queRi: V.G. allora valeva il vino tre reali, di poi mont6 4 quattro, ha da Rimarfi, per fare la reflitu- zione , tree me2zo in cafo di dubbio , che il Padcone fofle per conferuario, 6 00, Ma per formare giudizio , fe i] Padrone-aue- rebbe conkroaro i] vino, finché montafie di prezzo. Midica, il refio del fuo vido lo ven- dé fabiro3 Ps Padre }'had confcrnaco, finche € mon- C. Adunque v’é@ baftance fondamento di Capitolo IV. Parte Y 11. Della Compen/azione: 157 quefo argomento la difficoled : Il ladro ¢ obs bligato areftirvire , non folo la mareria ruba- ta,ma ¢ziandio quel lucro, che il Padrons auerebbe canato ,vendendo Ja fua roba a pid alto prezzo : Dungue ancora quello, che firi- compenfa , dene ritornare al fuo Padrone il medemo lucro, che gli cefSd . Prouo la con- feguenza : per queito il ladro deue refticaire jl lucro , pseché fii caufa efficace , che il cal lu. cro ctflafle al fuo Padrone + Arqui, aches quello , che G ricompenfa nel detto cafo,e caufa efficace , che ceffi il lucro a! fuo Padro. ne: Dungue, ficonis é il ladro cos}, fara ob- bligato aaché quello, che fi ricompeafa , alla reicuzione del iucro, 74. Non trouo, che ia cerminis rocchi i/ cafo ; pero fon di parere, che quel rale , che fj ricompenfs ( coacorrendo le citcoftanze detce di fuptan. 67. che fanao lecita la conipeofa- zione )non é obbligato refticuire al Padron: il lucro , ancorché fappia certamence, che qae~ fto tale autaa da conferuare il vieo fin’al tea). po , nel quale fofle afcefo il prezzo . E lo prono colla dottrina , che con altti Dottori porta Diana part, 8. Trat. 7. refol. 17. qual iafegaa , che il debicore pud anticipare fa paga , che doucua, per il rempo dererminaro, ancorche quefta cale anticipazione fia contro Ja volonra, & in danno del credicores V.G. deueP ierro a Giovani cento reali, che gli ha da pagate pet il giorno di S, Michele: $a Pie tro, che la moneta sha da abbaflare; pud detto Pitiro indtizi, che Gi abbafll , ancarché noo fia compito il ¢ermine , pagare a Giouan- ni quefti cento realis & ancotche non zppro- uo totalmence quéfta opihione di Diana ; pe- r6. € feaza dubbio, che arriuaco il giorno di S. Michele, che é@ il cermine affegaato, pud Pietro pagate a Giouanni i cence reali , quan. tunque fappia, che all'alero giorao ha ad ab- baflarfi la moneca: Ora formo cosil’ar gomen- to: per quefto Pietro pud pagare a Giovanni, arrivaco i} giofno determinaco , li cenco reali, ancorché quefta paga cada ia decrimencto di Giouanni , perché arriuato il cermine , ha Pies tro obbligo di pagare, ¢ Giouanni diritto, perche Pietra lo paghi: Acqui nel cafo della compenfazione ha il debicore obbligo ai paga- re,¢ quello, che fi ricompenfa , azione per efier pagato : Dunque, fe per regione di que- ftaazione, 6 diricto non € abbligato Pietro debirore , 4 fodisfare a Giouanni , quel décre- {cimeoto di mionetra, che gli viene dal pagar- loin tal giorno, nél quale é a prezzo fommo la monera, sé: meno quella, che fi ricompen. {a € obbligaro rifarcire al fuo Padrone il lucro del vino , co’l quale s’é ricompeafato . All'argomeaco in coatratio, che di fopra _ auerebbe conferuato quello, co’! quale V.S. ha —- “fiievo 1a compenfazione hd propsfto, rifpondo, che v’é molca aiffe- “ee Sir oe fai ae fi ri ofa; je 73. Suppofti quefti principij propomgocon —renza fra ibladro ; ¢ quello, che fi es ‘3 :
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