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P, Padre si, ¢ fapendo chi cra il Padrone, rhé confumaca . C. Ec ha lafciaco eredi quefia Perfona mor- ta? Perché, fe gli ha lafciati, hada farfia quelli la reflituzione , come dice !’Angelico D. -$. Tomafo 2.2. 4s 62. art. 5. ad 3. con quefte parole sSiverd fic mortuus ille , cui ft reftitutio facienda y debet veftitui batedi eius , qui compnta- tur , quafi una perfona cum ipfo. P. Padre ,io sO, che non Iafcid eredj ne. ceflatij. C. Lafeio eredi ab inceftaro ? P, Padre no’i so. C. Quando mori il Padrone della cofa, sha da refticvire agli eredi ncceflarij, 6 a quelli, che fuaceedono ab inteftato, 6 al Fifco, da qualfiuoglia , che fia {ucceduro legircimamen- te ne’ diritti del Defomto. Ma, fe non vifono erediin niana di queite maniere, che dico , ha darefticnirfi a’ poucri, 6 confumare in opere pie. Sic Trulench in. Decalog. Tom, 2, lib. 7. cap. 14.dub. 3. m. 14. E cosicerchi fapere ia che perfona fuccederono i beni del defonto , ¢ faptndolo, refticuifca quelio, che al defonco doucna : ¢ fe facte le debice diligeoze , non pud afficurarfichi {uccedé alla fua a2zenda , pud darlo a’ poucti, 6 farne dir Mefle, econfe. gueptemence porra comporfi con Bolle fecon- do quello, che laicio detto in quefto Trataro CBP. 2. 64. P. Ancora Padre m’accufo , chein vn laccio tronai yn’animale, ¢ lo pigliai, eme _Dapproflirai. C. Era quefio animale di quelli, che fono perlor nacura domeftici, come galline , Ana- tre, &c. Percheé gli animali domettici , ¢ man. fucti di lor natura, ancorche tal volta fugga- no dicafa,6cadano in qualche laccio, 0 re. te, non fi pofono pigiiare, ma hanso é ren- derfi al fuo Padrone ex IJnfiit. de rerum dinif, $. Gallinarum, & lege Pompon ff. de acquir. rer. Domin. C. Era di quelli, che febbene nacurzimente non fijno domeftici, fuole addimefticarli larce? Come colombi, cerui, falconi &c. Perché que- Ri animali dopo dometticati , fono in propric- ta dei Padrone , che litiene, & ancorche fug- gano, 6 cadano in facci, shanso da reititui- te; quando , che non fijno ricornaci a} lor an- tico cere di Silueftri, 6 liberi 5 il che fuccede, quando fuggono, di. manieza , che a giudizio prudente , non v’é {peranza , che ritoracranco al loro Padrons: come dice Cafiro Palao Tom. Je Trate 3%. de injtit. in gencre difp. 1. pont. 12. n, 2. © quando fuggono di modo, ch¢ non hanno pittl’+fo. di ricornare , come dice PIn- fticuta de Rer. diver. §, Pabonum, velnys. Et _ aggiuage Palao ibiin fine, che fi gindica , che -__ fcolombi abbino gia abbandonaco il loro pri- : q fo domicilio , fe due , 6 tre volte non fono ri. * Capitolo IV. Parte VI. Della Reftituzione delle cofe trouate. 895 tornatial cempo dererminato, & vfaro. Et -auuerte Nauarco aclia: Som. cap. 17. num. 127+ che pecca con obbligo di reftituire quello , che con arte mecze ne] colombaio frumento , 6 fe- ménzicon fine {peciale di addefcare, ¢ tirare icolombi d'altri colombai, Ma non s’inten- de quefto , quando il fine principale , col qua. lelo fa, é alimentarei fuoi colombi accié non fugghioo. , P. Né meno era animale, che trouai net laccio , del genere di quelli, che fuole addo- mefticare Parte, C. Era di quelli animali; che febbene non fjoo manfueti, fogliono cenerfi rinferraci ia qualche ferraglio, come conigli, che fogtiovo chiuderfi ia qualche {olaro., 6 cortile , edi pt- fei , che fono fertati, 6 chiufi in qualche pef- chiera ¢ che il pigliarli, quando fono cosi fer. rati, ancorche efcano dai folaro , 6 claufura, € furto , con oobligo di refticuzione , come di- ce Couarubie , Villalobos Tom, 2. della Som. Trat. 10. diffic. 15.1. 9s P. Né méno era di quefto genere d? ani. mali. - C. Adunque come ando Ia cola? P. Padre, cra wna fiera indomita , che cadé in va laccio, ch’era preparato per cacciare, doue io la pigliai. C. Ec era fuo il laccio nel quale cadé ; che, fe nel laccio, qual lei aueffe potto . fofle cadu- ta Ja ficra indomica ,é chiaro , che porena pie gliarla,e valericne: Quia, que nillins funt in bonis , primo occupauti conceduntur . P. Padre, non cacdé nel. mio laccio, ma d’ altra perfona, che laucua preparaca pee cacciare . pont C. Ec cra Ja fiera tanto ficura nel laccio,che non poceua fuggirae ¢ Og | P. Padre , molco ficura, ¢ molto Rrerta tae ua , che noo poteua fuggire dal laccio. > 65. C. Sela ficra, che cade nel Jaccio, non é ficura, ma che facilmenre .pud fuggire; ¢ fe ne farcbbe andata, fe altri non foflc arriuaco a pigliarla, allora non ha da darfia chi pofe illaccio, ma achi vi coglie la fiera; pero fe fofle canto ben Geura, che non poreffe liberarfi, aliora é de! Padrone, che pofe illaccio, & a quello fi dene refticuice , come dice Catto Pa« lao, vbifupra no. 6. Perché acll’effore caduca tanro ficuramence nel laccio, gid quello sche lo pofe , acquifé il domisio delia ficra’, 6 ptr iimeno, diritco, che niuso limpedific ilpi- giistla: Adunque &c. 66, Da qui fi decide, e rifalue alero dubbio fimile, & €, che quello, che feri na fiera,¢ di poila piglid vo'alcro, fara di quello:, che la feti , quando la ferica fQ tale » che, moralmen- re pariando, l’auercbbe prefa quello, che lz feri; quando psrd.noa refto talmence feria, civegii non Pauercbbe pigliaca,, mache fe ne Vz farebbs

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