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Cap. IV. Par.V: Di quellosche a6 oftayne diuerte il farto,3 no'l mam 15 3 non ha allora azione, né diritco a quefta az- zenda ; pero fe quefto fi facefie'con inganno, frode , forza, 6 prieghi importuni , che fi ri- putafiero violenza, in quefto cafo pecchered- be grauemente contro fa ginftizia , con obbii- go di reRicuire il-iegato , 6 eredita alla perfo- na, alla quale il Teftacore l’auerebbe lafciata, fe non l’aneflero impedico le violenze , 6 frodi; perche , quanrunque fa tal perfona oon auefie diritto , né azione all’eredicd , 6 legato , auec- ua perd diritco 4 che niuno con dolo , ingaa- no, frode,6 violenza giie l'impedifie: Dun- gue &c. Sic Villalobos in Som.Tom. 2.T 1at.30- : diffics Jos 3+ € 4. ' PARTE VY, Di quello, ch enon ofta, ne dinerte i! furto; 6 no'l manfifia , fione vidi, che i ladri andauano a rubarein vna cafa, & io non li di- uertij , perche mi dicdero alcuni reali , accio- che cacefir, C. Queftireali, che gli. diedero iladri, li aucuano rubati,derano fuoi? Che fe foffero ftatirubaci, non poreua ricenerli con buona cofcienza » P, Padre non erano rubati , C. Ha + fficio di pubblico Miniftro , che do- nefle dinercire queflo furto? Perché oon auen- do tal Vfficio pubblico , ancorche pecca con- tro la carita , fe poreodo offare 4 quefio furto, no’l fa , non pecea peré contro la ginvftizia “née _ anerebbe obbligo di reftituire, precifamente, 57. P ier m’accufo, che in vna occa- _ per non aney diuertito i] furcos fe l'auefe , per Hon suerlo diverito, per aueriidaco quefti danati, v’é dubbio fra gli Aurori. Leffio de Tuflit. C> int. lib, 2. caps 11. dub. 10. num. 68, tiene con Pietro di Nauarra , ¢ Salonio , che quello ,il quale non diperte i] furco , perché iladri gli diedero danaro 4 quefto fine , ¢ cb- bligaco a reftievire il danno . che quefti cali la- Gri fecero, ancorché non fofle obbligato ex officio ad impedirlo; perchée, dice, in quefto cafonon fiha folo negaeivamente in non im- pedire , ma pofitinamente concorre, poich¢e _ daanimo alladro, vedendo, che riceue il dae haro per tacere. I] concrario iafegaa con So- t0, Villalobos Tom, 2. Trat. 14. diffic. 7. 1.1 26 _ Perche , non eflendo obbligato ex officio ad im. _ pedire il furco , ancoxché riceua da’ |adri dana- ro a guefto fine , folo pecca contro la carita, pon contro la giuflizia, in non diuertirlo :né , @ vero , che queito fia concorrere pofitiusmen- teal furto, ma folo negaciuamence ; poiche _fifoppone, che quello, che riceue il davaro, pernon impedire fl furtco, non fitracciene a | Bardare le fpalie a ladri, per anvifarli f ves iva la Giuftizia, 6 per diffenderti ; che ig quefto cafo farebbe veriffima , e cerca la fen. tenza di Leflio , che cooperaua poficiuamenre al furco , & era obbligaco 4 refticuire; ma. quefto nonfarebbe, per mon impedire il dan. nO , ma per eficrui concorfo poficiuamence. P. Padre, io hé vfficio pubblica , per if quale doucuo de inflitia impedire quefo furco . 58. C. Lafcid d'impedirlo, pexche giufta- meace temeua, che Paaerebbero amimazzaro, 6 fatco qualche graue maleraccamento alla fua perfona , fe l'auefie voluro impedire? Che con danno canto confiderabile deila {ua perfo- na , son aueua obbligo d’'impedire quefto fur. to, ancorché foe Minillro, a cui de iaflitis roccaua fario, P. Padre, io non aueuo cimore , chei ladri mi face(sero danno alcuno. C. E poteua dinertire il furto? Perche, fe non auefse potuto, non wera obbligaro, né aucua obbligazione di refticuire . P, Facilmence poteuo impedirlo con dar fo- lo due gridi. Cc. a effecto rubarono i ladri in quella cafaé ' P, Padre no ; perché volendo aprire fa pors ta, fentirono rumore, ¢ fuggirono immedia. tamente , fenza far danno alcuno. C. Senina danno fegui ia efferto , aacors ché gia nell’affecco abbia comme(so la colpa contro Ia giuftizia ia efferfi rifoluco di noa im- pedire ii furto; son ha perd obbligo di refti- tuire ; poiché ajun danao ne fegui : Se folle {ee guico , era obbligato alla refticuzione , in cafo che i ledri non refticuifsero ii danno , che auef- fero facto ; ma fe quefti per auer goduta la coe fa rubara , refticuifcone il danao, lei era libe. ro dall’onere di reftituire ; perché in quefto ca~ fo , effi crano la caufa primaria , ¢ lei la fecons daria: ¢ quando Ja caufa primariamente ob« bligara alla refticuzioue , fodisfa, refta libera la caufa fecondaria , come s'¢ decco di fopra ia queRo capit. 4. part. 1. 0. 37. i 59. Io quanto alla parola non manifejtans, che fignifica quelli, che, doucado per fuo Vffi- cio denunziare , 6 manifeare il furto, dil lae dro , dico brenemente , che ha da difcorrerfi lo fteflo , che fi dice di quello, che non impedifce, né diuerte il furco: ¢ percid l’'Anuocarco, 6 Procuratore, che non manifeftano a lifiganti la ginftizia , 6 ingiuftizia delis lici , che Raano per jatauolare , peccano concro la giuflizia; con obbligazione di refticuire , come dird dif- fufamence ne!la 2. part. di quefla Prat, Trat. 15. cap. 3. & fe7. E allo fteflo laogo tratrerd lobe bligo, che haano i Teftimonij , cht non gia. rano la vericd , ¢ l'Accufacore , che non des nunziaicolpeuoli. Ancora comprends quefa parola,non manifelans , le guardi¢ de’ Porci, Selue, Monti, Campi, Fiumi, — 30 J a- J
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