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52 glio ,non procurd difuadernelo ¥ at - PB. Padre si, mi pentij del mat configlio, che gli aueuo dato , ¢ lo difuafi di poi. OC. La difoade inavai ,. che cffereuafie il male, ed in tempo , che potcfie lafciare di farlo % Ps A tempo opportuno, & inanai, che fa- cefie il male, lo di{aaG dall’efecuzione . CeE le propofe qualche ragione forzofa, che baftafie, per vincere I’ infinfso , che inv guello auena fatto il {ue primo mal: confi- glio? ; - Py Padre, fect quanto: potei , per difnader. nela, elediedi baftanriffimi mociui,¢ ragio« ni yaccid defifte(se dal male . « 54. G.Cofa cerea é, che quello , che co'l {uo configlio muoue ,6 induce qualche perfo- naa fare qualche danno ,, non*folo pecca, ma cziandio & cbbligato a refticuire ; & il dire il contrario €- eondannato come fcandalofo da Papa Infocenzo XI, nella Prop. 39-quales f{pieghero nel T rat. 10: di que? Opera» Mapud dubicarfi, {@ fara Jibero dall’obbdligazione dé refticuire, quello, che ritracta di poi il fao malconfiglio, e diffuada atta perfona il mal configlio datole prima. Nou v’ha dubbio 5 ehe fara obbligato a refticuire , ancorché deas tro-di fe ritratti i! mal: configiio , fe non pro- cura di difiuaderlo allz perfona ; ¢ che tampo- ¢o fara libero dail‘ obbligazione , ancorchée procuri difsuaderla in tempo che pid oon pud’ rimediar{i ; perché, 6 gia é fucecfioil male, che éiacermini, che non pud divercirfi 2 & ancoincafo, che fi procuri difsuadere, ¢ fi eonfigli la perfona, che non efeguifca il male, che inangi fe le configlié, fentond comune- mentei DD. che non refta libero per quefto dallcbbligazione di refitnire ; perché , ancor- ché quello, che comand6 il rubare fia libero dall'obbligo di refticnire ; fe 4 tempo coaues niente ritracta il comando , ¢ dice alla perfona; che non Mefeguiica , queotunque queiia alias noo voglia ofleruare quefta nuoua rieractazio- he del mandatos non cost per auuiene in gueilo, che configlié; benché ritracti it fuo wai Coufiglio . E la ragione della differenza é, perche quello’, che comandd, come ha Domi- nio 1opra della Perfona, aila quale comanda, tutto Linflatie ch'cbbe’ per il male co’) fao co- mendamento, to’ ricratca, ¢ disfa dalia fua parte , comandando di poi, che non fi faccia iimale:ma oct configlio, come'tion vié do- minio fopra la volonca ; € Vintellette é quello, che reita perfuafo co'l dectaine’, ¢ ragioni , che icflui il mal coafigiio ; le quali don fi disfanno Colia titraccazione di tal configlio ; percid quciti non retia libero dall’obbligazione di re. dinwire , ancorche procuri disfare colla recrac- tazione ui primo coafiglio mal dato . JH+ 10 NON ofaace, ba per molco proba. ta 4 aN ae oe R Trattato V 11. del VIE. Comandanientos ; iW bile con altri Villalobos nella Som: partia. Fra 14. diffic. 2. fab &-C) §- Bp . chete quello che diede i] mal contigtio’.. procuré -quaar pore difuaderlo ; ¢ con auoue, eforzofer, gionidifuafe dalla fua parte, che non Gi fae cefleil male 5 & auendo travagliaco in quello, non poré confeguire , chede ffitefle la-perfora, da face il daono, refta libero’ dall’ebbiigordt refticuire ; perché, febbene fia: vero’, che i configlio nou abbia’ imperio fopra la volontay mafolo muoue co’ dettami, ¢ ragioni, che influifce neWincellecto . if Perd quefte prime ragioni fi procuratio.y cere , & atcerrare coll’alere , colle quali quo uamencre fi difyade if male , che inaozi fi cone figtié ;ed'ancorché ia effetco hoa perfuadano le feconde ragioni:, che deccano i} bene ,- come perfuaderono quelle , che conGgiiaronoe i}: mas: le, quefto non deue imputarfi a quelle, che con efficacia procord ricraerlo: dal mal confix glio, ma bensi:a quello , ch’edendo Rato facile jo ammercere il mal configiio , Gi moftra canto” difficilein ammetcere: i] buono. Con queitor refta rifpofto alla ragione , nella quale a foas da la fencenza contraria 5 ¢ ladiffiredza, ché é tra quello, che comanda il male , ¢ quello, che lo configlia. 4 56. P. Anche! m’aecnfo’ Padre, che ad va foggecco ,che in ceitamenco voleua latciare va” legaco a cerca: perfona’,' lo configliai , che lo Jafciaffe ad alcra . | &. Autua guetto Telarore qualche abblie: gazioae di giuttizias, che voletic fodistare a quefta perfona pet mezzo di decto legaco? Che fe quetto fofle aucrebbe peccaté graucmence? jn averlo volute diuertire co’} fue configtio.s)— P. Padre, non aueua obbligé alcunoy C. Glidiede quefto configiio per odio , 6 mala volonta, che aucfe' alla perfona, aila quale il Teftacore voleua Jafciarequetto lega~ ro? Perché io quefto cafo per ii meno anereb= be peccaco contro la carita . — P. Non gli aucuo odio, né mala volous” ta, né per quelto fine Pho: facto, ma perche Ja pecfona, che io gli fuggerij, era pid bix fogoofa. a C. EB lo diuerti con dolo, frods, 6 fore zz, che non Jafciaffe if legato allalcra pers fona ? ae P, Padre nd, ma folo con preghi, ¢ ra+_ gioni gli perfuafi il mio incenco , ¢ defiderio «© C. Quello, che con foli preghi¢ che no@ fijno tanto iavporruni, che fi reputino vio# leaza) ¢ Con ragioné perfuade al Teitatore che per liberalica voglia lafciare vn'eredita 50 legato a qualche perfona, pid colto, che ad vo’altra ;non facendolo per odio , 6 altroe tino fine aé pteca , néé obbligato 4 refticuires perche ta tal perforia, alla quale il Tettate libcralmente vuole lafciare Jeredia, 6 legacay non

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