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388 ULTIMI ANNI: 1800-1803 visa di don Ferdinando, poi quella non meno inattesa del re Lo– dovico, venivano ad abbattere la vecchia quercia che sembrava destinata a resistere ancora lungamente ai venti e alle bufere. 3. P ARMA SOTTO LA FRANCIA : 1802. Nei diciotto mesi che don Ferdinando continuo a governare i suoi stati dopo l'arrivo del Moreau de Saint-Méry, la sua auto– rita venne rispettata. Libero da occupazioni di territori e da passaggi militari, il buon duca si era cullato nella speranza di una pace duratura, non pensando che al bene del popolo. Il Tur– chi ancora negl'indulti quaresimali del 1800-1801"1, parlava di lui e della famiglia reale con termini di stima che, attese le cir– costanze, onorano il suo coraggio e la sua fedelta alla casa borbo– nicaª2. La tranquillita del ducato aveva permesso allo zelo del vescovo di riprendere forza, confortato anche dai buoni risultati che il regno d'Etruria incominciava a dare sotto il suo discepo– loªª. Benché prossimo ai 78 anni, era ritornato a visitare diversi luoghi della diocesi anche sulle piu alpestri montagne 84 , e fa– cendosi « coraggio », come si esprimeva col Consalvi, era ricorso al conte Melzi per essere ripristinato nei suoi diritti episcopali sulla parte della diocesi situata in territorio repubblicano. La zelante operosita del vescovo nell'ottobre del 1802 doveva pero essere profondamente scossa dalla morte di Ferdinando. 11 6 ottobre dopo aver fatta colazione presso le benedettine di S. onesti. Avremo dei principi e giusti e umani, dei cittadini sottomessi all'ordine, ed alle leggi... ». Ma tale pensiero che ricorre ben due volte nell'omelia non venne poi omesso. Cf. Op. compl. XIII, 54-55 e 68. 81 L'editto quaresirnale del 1803, dato il 19 febbr. (cf. Indice di tutte le gride, deereti, bandi ecc., in ASP, e anche Moreau in Journal II, 30 pluv~6se an IX) non comparve con le stampe, né ci e stato possibile rintracciarlo. 82 Op. compl. IV, 36-44. 94. Cf. anche B.S. CASTELLANOS, in Biografia ecclesia– stica completa XXIX, 492. 11 Pezzana (Memorie VII, 281-282) afferma invece che il ritiro del Turchi dalla corte, finita· l'educazione dei principi, venne interpretato da molti « c o m e i n d i z i o di m e n o m a t o f a v o r e », e lui stesso lo sembra credere. Lo Scutellari (Orazione funebre, VI-LIII) accenna a questo s pon tan e o r i tiro da corte, ma poi passa a parlare delle frequenti visite che !'Infante fa– ceva all'amico ne! palazzo vescovile, e conclude, anche se rettoricamente, con verita: « Finché il nome di Ferdinando sopravvivera glorioso nella memoria de' piu rimoti posteri, dirassi ancora a gloria di Adeodato ch'egli si fu que! prediletto amico, ne! cuí cuore deponeva Ferdinando i profondi segreti del proprio». lvi, LII. 83 « Mi consola moltissimo il contegno del giovane [re d'Etruria], che si mo– stra risoluto e fermo ne! far il bene. E' naturale che un campo fertile riempia di gioia l'agricoltore ». Turchi al De Gregorio, 4 maggio 1802, in SAVIO, Devozione, 194 n.1. 84 « Non so se attonito rimanesse [il popolo] piuttosto all'eloquente sermone del vescovo, o alla meravigliosa attivita di un venerando vecchio, il quale in eta si cadente reggersi poteva soltanto su! fermo appoggio del suo apostolico zelo ». G. SCUTELLARI, op. cit., XLVII-XLVIII; cf. anche ALLODI, Serie cronologwa II, 444; CERATI, Memorie, p.XX.

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