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I FRANCESI A PARMA: 1796 323 i eavalli delle scuderie, ma fu necessario ricorrere al prestito ci– vile a cui contribuirono cittadini e clero 7 º. 11 capitolo e la fabbri– ca della cattedrale tassate di 200 doppie parmigiane di 90 lire ciascuna, dovettero fondere il piede della « Rosa d'oro », donata ad Elisabetta Farnese nel 1714, in occasione del matrimonio con Filippo V di Spagna 11 • 11 vescovo sottopose all'onere anche il feudo di Monchio 72 e, nello sforzo disperato di mantenere una im– possibile liberta davanti agli avidi conquistatori, permise che venissero sottomessi all'imposizione perfino i benefici ecclesiastici di collazione pontificia e quelli delle commende godute dal clero curiale romano 73 • Commissioni di ecclesiastici formate con la concorde approvazione dei vescovi del ducato, curarono che fos– se raggiunta speditamente la somma imposta, per scuotere di dosso l'oppressione straniera 74 • Dopo la convalidazione dei patti, l'ingresso dei francesi in Parma avvenuto il 20 giugno 1796, non apporto gravi disordi– nF~. Se in questo tempo d'enorme eccitazione popolare i nuovi ar– rivati poterono mostrarsi in pubblico senza sostanziale pericolo, come pure se essi non furono depredatori avidi, indisciplinati e vendicativi come altrove, il governo di Parrna lo dovette in gran parte al clero 76 • Allora furono pure superflue le precau– zioni del Turchi di tenersi celato per alcun ternpo 77 • D'altronde Bonaparte e il Direttorio erano d'accordo, in linea di principio, d'usare particolari riguardi al piccolo ducato 78 • Davanti ai sac– cheggi rnilitari cosi risparrniati e all'accordo (ancorché gravoso) raggiunto, in una omelia sulla pace sottoscritta il 5 novernbre 7 o C. FANO, op. cit., 148-149; L. M0NTAGNA, op, cit., 14-16. - II Pezzana ebbe tra le mani alcune RiflessÍ!oni sopra il piano di rvmborso del prestito forzato, in– dirizzate da! Turchi al duca Ferdinando. In esse il vescovo si lamentava, tra l'altro, che l'anzianato del popolo, dopo avere sostenuto che anche il clero dovesse contribuire al gravissimo peso, non dovesse entrare a fare parte della deputazione incaricata dell'affare, la quale (secondo l'anzianato) doveva invece essere composta di solí laici. « Questa esclusione - osserva il Pezzana in alcune schematiche e non ordinate annotazioni - era combattuta da! vescovo, il quale diceva che tre parti erano interessate in tale affare: il principe, la cittadinanza, il clero; per la qua! cosa: 1 º iJ principe dovea nominare un ministro che il rappresentasse, vegliasse, riferisse a lui, e quindi facesse parte della deputazione; a meno che (si noti bene la frase che segue) a meno ehe non si voglia fare dell'anzianato un'Assemblea Na– zionale, ecc.; 2° la cittadinanza i propri deputati; 3° il clero i suoi speciali, ecc., per formare un disegno di contribuzione pe! rimborso del prestito ». Cf. PEZZANA, Memorie (postillate) VII, 266. 71 ALL0DI, op. cit. II, 419-420. 72 Minuta autografa del Turchi s.d., ma del 1796 in MBE, Mss. Campori, 12. 73 D. BoLZ0NI, Vita di mons. Vitali Loschi, 26-27. 74 G. T0NONI, Condizioni della Chiesa VI, 427. 7 5 L. M0NTAGNA, op. cit., 17. 76 G. T0N0NI, Condizioni della Chiesa VII, 428. 77 Nell'omelia protesta di non aver abbandonato il gregge prima di aver fatto tutto il possibile per il suo bene. Op. ined, IV, 219. Sugli avvenimenti, cf. E. CASA, Missioni diplomatiche dell'Avv. Lu.igi Bolla e del Co. Pierluigi Politi pel duca di Parma D. Ferdinando di Borbone: 1796 e 1797, in Atti e memorie RR. Rep. Stor. Patria per le Prov. dell'Emilia n.s. III 2(1878) 97-198. 78 L. M0NTAGNA, op. cit., 19-20.

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