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276 DALL'ELEZIONE ALLA LOTTA PER L'ORTODOSSIA il Turchi aveva di mira la difesa della chiesa e della ortodossia, piu che la confutazione sottile di dottrine o di controversie meta– fisiche. In questo sta appunto l' importanza e I' efficacia pratica della sua predicazione. Cosi, mentre egli osservava che tutte le sue omelie non avevano altro termine che « la chiesa, la chiesa e poi la chiesa » 215 , e i1 Degola commentava che « toutes ses homélies plus ou moins roulent sur le prétendu rigorisme, sur le phantóme du Jansénisme, et sur les grandeurs vraies ou fausses du Pape » 216 , i filosofi l'accusavano di tenere una « perpetua decla– mazione contro filosofia » e i filosofi stessi 217 • Piu che semplicemente il condottiero del partito antigianse– nista, si deve dire percio che il Turchi fu la voce piu autorevole, ferma ed eloquente della ortodossia, davanti alla quale l'errore, ovunque e qualunque fosse, accusava la presenza di un avversa– rio potente e temuto. Per questo le sue omelie, espressione viva della sua azione pastorale, gia nel 1792 potevano considerarsi « un man u a 1 e c o m p i to » contro gli errori del secolo, « un antidoto sufficiente pe' dotti e il piu efficace per 1 a m o 1 ti tu din e» 218 • Propagati in numerosissime edizioni, tra– dotti in varie lingue, attesi con curiosita ed impazienza 219 i suoi scritti pastorali non appartenevano piu alla sola diocesi di Parma, ma a tutta l'Europa e a tutta la chiesa cattolica 22 º. I giornali li commentavano e diffondevano, rallegrandosi che oltre ad ar– ricchire la chiesa con il suo insegnamento, il vescovo di Parma tenesse viva ed esercitata quella liberta di parola, che la falsa politica voleva inceppata 221 • Il diffusissimo Dizionario ricciano e antiricciano satireggiava il vescovo di Pistoia, esaltando questi scritti nei quali il Turchi parlava « super tecta e fuor de' den– ti » 222 • Il nunzio Lorenzo Caleppi li divulgava tra il clero emi- 215 Op. compl. III, 72: Sopra le autorita (1794). Del resto anche il Sopransi osserva: « Egli [Turchi] fa giuocare perpetuamente il suo equivoco di Chiesa, ed in una pagina sola lo ripete piu di sei volte, volendo parlare del Papa, e dice: - La Chiesa ha deciso..., La Chiesa ha condannato delle opinioni.... La Chiesa ha proscritto dei Catechismi che attaccano dai fondamentali le Cattoliche verita... Dio non puo mancare alla Chiesa ecc... ». Riflessioni I, 233-234. 216 In CODIGNOLA, op. cit., 339. 271 Cf. gli autori citati a p. 175 nota 99. 218 GIOVANNI MARCHETTI, in Giorn. ecdes. 8(1792) 50-52. 2 1r• Vedi p.e. Op. compl. 11, 59. 22 ° Cf. Ejfemeridi letterarie di Roma XXIV, 345; MAURY, Caratteri dei piu celebri oratori sacri III, 140. 221 GIOVANNI MARCHETTI, in Gior. eccles. rom. 10(1795) 3-4. 222 « Davvero io non capisco che razza di coscienza sia quella dello sconsigliato M. Ricci. Egli, Vescovo, Pastare, Assistente al Solio Pontificio, essere il primo, es– sere il solo a screditare le divote pratiche indulgenziate dal Capo visibile della Chie– sa ! Non l'intendo. Mi ricordo bensl che il procurare di porre in discredito le indul– genze, fu l'esordio della Luterana eresia, e la sorgente dei molti errori di Pietro Giannone. Mi ricordo eziandio di certe parole a questo proposito dette l'anno scorso [1791] dal zelantissimo monsignor Turchi vescovo di Parma, il quale quando parla pastoralmente alla sua Greggia, parla super tecta e fuor de' denti. 'Questo vocabolo di superstizione (dic'egli) in bocea dei nostri filosofi e dei falsi teologi che li fa– voriscono, e divenuto a' di nostri come una specie di parola magica. Si vuol appli– carlo a tutte le divozioni esteriori (chi si sente scottare tiri le gambe a sé!) e non

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