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262 DALL'ELEZIONE ALLA LOTTA PER L'ORTODOSSIA Nelle condizioni religiose della diocesi di Parma le dichiara– zioni del 1789 hanno un rilievo fondamentale. In base a quelle direttive la preoccupazione costante del Turchi fu quella di aste– nersi da tutto cio che potesse far rumore, fomentare divisioni o dispute, curando di tenere lontano le teste calde e le persone sospette dalle cariche e uffici onorifici, promovendo ai benefici soltanto gente sicura. I pochi simpatizzanti per le novita re– ligiose vennero assiduamente vigilati e costretti al silenzio, sen– za tuttavia suscitare allarmi. Il governo stesso non tralascio di appoggiare l'iniziativa ecclesiastica diretta ad assicurare il buon ordine e la tranquillita pubblica 146 • Nella diocesi dopo i turbamenti degli anni 1787-1789, su– bentro cosi un evidente miglioramento delle condizioni religiose. Non ci si inganni pero: i simpatizzanti delle novita, anche se na– scosti e repressi, esistevano e tra loro viveva anche un vero ere– tico non ultimo tra i corifei del giansenismo italiano. Pare tutta– via che anch'essi, benché vigilati, non fossero scontenti di evita– re il clamore e la pubblicita degli scontri con le autorita. Cosi nel settembre del 1795 Anselmo Caffe assicurava il Degola che in Parma ove non dominavano i gesuiti e il vescovo Turchi non molestava nessuno, non si parlava di giansenismo e ognuno vi– veva in pace 147 • Alla pubblicazione della bolla Auctorem fidei nel 1794, il vescovo accettava il documento anche a nome del suo cle– ro e del popolo 148 e come preso da uno scrupolo faceva seguire la seguente dichiarazione: « Non vorrei che [si] credesse fosse mia opinione essere neces– saria l'accettazione dei vescovi per dar valore ad una bolla ponti– ficia. Credo anzi tutto l'opposto e sono intimamente persuaso che confondere la « cabala » degli erranti, che per rischiarare gli « illusi » e svegliare « que' che dormono nella sciocca persuasione, che si tratti ancora di criche scolasti– che, mentre si attacca cio che costituisce l'essenza della cattolica chiesa ». Albani al Turchi: Milano, 2 febbr. 1790. MBE, Mss. Campori, 12 (vedi anche altra lettera interessante del medesimo del 17 febbr. 1790, ivii). 146 Giovanni Siffridi nel 1797 si lamentava che a Parma per avere al centro sacerdoti zelanti contro il giansenismo si portassero perfin via dalle parrocchie montane i pochi preti che attendevano con zelo alla istruzione popolare. Al Degola: Sarzana, 27 dic. 1797, in SAVIO, Devozione, 930. 147 Da Piacenza, 27 sett. 1795, in SAVIO, Devozione, 136-137 (lamenti invece · contro il Cerati a Piacenza). 148 A monsignor della Somaglia [ ?] : Parma, 30 sett. 1794, in SAVIO, Devo– zione, 980-981. Ma gia il 24 sett. dello stesso anno aveva scritto alla Congregazione dei Vescovi e Regolari: « Angor quam maxime a quibusdam pestilentiae cathedris dioecesi meae finitimis, contra quas quotidie insurgo, et insurgam dum caeleste auxilium vires mihi suppeditabit ». SAVIO, Devozione, 979-980. La bolla venne stam– pata in Parma anche coi tipi del Bodoni, coll'intestazione: Sanctiss. D.N. Domini Pii divina providentia, Papae Sexti damnatio quamplurium propositionum excepta– rum... Romae et Parmae, M.DCC.XCIV [1794], ex Regio Typographeo, in 8°, pp. 46. E' interessante anche quanto scriveva il Bodoni, dedicando al principe Lodovico di Borbone una superba edizione dell'opera De imitatione Christi: « Is [Turchi] Re– ligionis Catholicae caussam [sic] tum pastoralibus litteris, tum sacris allocutioni– bus contra cupidos homines rerum innovandarum strenue egit, agitque adhuc cum maxima orthodoxorum utilitate, gratulatione ac laetitia ». Cf. De imitatione Christi libri quattuor, Parmae in Aedibus Palatinis CI'.HJCC.XC.III [1793], Typis Bodo– nianis, f.VII in nota.

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