BCCCAP00000000000000000001361

IL GIANSENISMO IN DIOCESI 261 calma e di moderazione 141 • Occorre percio dire che il duca sa– crificasse interamente il suo ex-confidente al dispetto del vescovo. Il Turchi, d'altra parte, ostinato nel suo risentimento non si mostro certamente generoso 142 • Il moltiplicarsi dei nemici e delle trame ordite contro di lui fin dal giorno della sua designazione alla cattedra episcopale puo, del resto, avere contribuito ad ina– sprirne l'animo naturalmente incline a mansuetudine e a dolcez– za143. Ancora una volta con il Sopransi, egli manchera senza dubbio di generosita. Tuttavia questo secondo caso appare assai piu comprensibile essendo connesso con la lotta che egli condu– ceva contro il giansenismo per la tranquillita religiosa della pro– pria diocesi. 4. IL GIANSENISMO IN DIOCESI. Se i giansenisti avevano avuto dapprima qualche motivo di gioire per l'elezione del nuovo vescovo, le chiarificazioni apportate dalla pastorale dell'aprile del 1789 e piu ancora dall'autodifesa di fine d'anno e le susseguenti omelie non lasciavano piu alcuna speranza 144 • Per capire l'importanza di questa mutazione di atteggiamen– ti e sufficiente scorrere brevemente le conseguenze, sía in dio– cesi che fuori diocesi, che da essa ne derivarono e che caratteriz– zano nel lato migliore l' opera pastorale del Turchi, conferen– do alla sua stessa figura un valore che trascende gli stretti con– :fini del ducato e lo immette nella storia della nazione e della chiesa in particolare 145 • 141 Ma gia nell'aprile del 1791 pur confessando che nessuno conosceva forse il vero motivo della disgrazia del Rezzonico, l'Affo dubitava perfino dell'efficacia dí un intervento del papa in favore del poeta: « Non si e dato ancora un esempio che il nostro Padrone abbia rialzato chi per cagioni a sé note abbasso una volta. Io per me son desideroso del bene di que! Signare [Rezzonico], e vorrei che fosse vero quanto a sostegno dell'innocenza sua si dice e che si riavesse. Ma ne dubito». Vat.lat.9042, f.109v. 142 La Fano osserva che « queste ire e questi pettegolezzi di palazzo » furono i soli guai che turbassero la corte borbonica di Parma, mentre in Francia scoppiava il vulcano della rivoluzione (cf. J pri.mi Borboni, 140). E' certo, comunque, che il Turchí il quale aveva tante volte messo in guardia i cortigiani dalle ire e pettegolezzi di corte, manco di magnanimita ne! non piegarsi al perdono. 143 Anche nella Autodifesa del 1789 dichiara: « lo sono... alla mansuetudine ed alla dolcezza naturalmente inclinato. Iddio per sua bonta mi ha dato un cuor buono e compassionevole... ». Op. compl. I, 92. Il Cerati dice di lui che « fu altres1 lonta– nissimo da! portar odio a' suoi nemici », né si dolse dei « sinistri sospetti », com– partendo « grazie » a coloro « i quali mal conoscevano il suo cuore e la sua pieta, e si dolsero forse 'senza carita e invero senza prudenza della sua promozione » (Memorie, pp.XVIII-XIX). 144 Cf. Giorn. eccles. rom. 6(1791) 27-28. - Tut.tavia ancora nell'estate del 1790 i giansenisti vantavano una sua inesistente lettera d'approvazione di un libello dagli « effiuvii pistoiesi ». Turchi al Cerati: Colorno, 7 sett. 1790. Coll. Lombardi. 145 Gia all'inizio del 1790 il principe Cario Albani, maggiordomo della casa Estense in Milano, attribuiva grande importanza alle omelie del Turchi sia per

RkJQdWJsaXNoZXIy NDA3MTIz