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260 DALL'ELEZIONE ALLA LOTTA PER L'ORTODOSSIA di tutt'altro che di pece romano-cagliostrica », il benedettino non vedeva aleuna speranza di riabilitazione 135 . Di fatto, pero, il vescovo si riebbe dalla prostrazione, anche senza « l' e 1 e z i o ne ros s a » . Il Rezzonico, invece, nonostante che la sua innocenza dalle accuse del Cagliostro fosse dimostrata e nonostante movesse varíe corti e il papa stesso per essere riam– messo nelle grazie del duca di Parma, non ottenne mai il perdo– no1ª6. E neppure riuscl mai a piegare l'animo offeso del Turchi. Una sua lunga lettera « piena di ragioni, di fiducia e d'ossequio », non ottenne da questi che una breve inadeguata risposta, che la sua disgrazia era per lui «un ver o miste ro» . Il Rezzonico se ne lamentava in appresso con don Ferdinando, dichiarando di avere in tale lettera spiegata cosl minutamente ogni cosa che se uscisse alla stampa colla risposta, « ognuno vedrebbe che non poteva essere un mistero la mia disgrazia per lui, quando nol fosse per me stesso » 1ª 1 • Anche il senatore Abbondio Rez– zonico, cugino di Castone, recatosi appositamente da Roma a Parma per trattare la questione con il Turchi, non ebbe altra risposta: l'affare era « coperto d'un velo misterioso e non aver egli occhi si vigorosi da penetrarlo, né mani cosi forti da rom– perlo » 138. Il vescovo rimase fermo nel rifiuto di ogni generosa media– zione. Lo stesso Pio VI scrisse a don Ferdinando in favore del poeta accusato di avere parteggiato per il Cagliostro, ma nulla valse a piegare l'animo del duca 139 . Inconsolabile nella sua disgrazia, il conte moriva immatura– mente in Napoli nel 1796, senza avere conseguita la grazia lun– gamente sospirata 140 • La sentenza di don Ferdinando fu certamente dura e preci– pitata e reca meraviglia tanta resistenza alle preghiere di corti e di personaggi influenti, in un príncipe che non mancava di 135 Parma, 15 marzo 1791. Vat. lat. 9053, f.147, e anche altra lettera al medesimo del 2 marzo citata da PEZZANA, Memorie VII, 272. 136 Al dir del Mazza continuo anzi a macchiarsi d'infamia sprezzando e insul– tando «soggetti di merito». Al Marini: Parma, 26 aprile 1792. Vat. lat. 9053, f.165. 137 Rezzonico a don Ferdinando: Roma, 29 dic. 1791, in Opere del Rezzonico, X, 118-119. Cf. anche Mocchetti, nell'Introduzione al vol. IX delle stesse Opere, pp. VII-IX. 138 MoccHETTI, op. cit., ivi; PE'ZZANA, Memorie VII, 271. 139 Cf. PEZZANA, Memorie VII, 272. - A suo cugino, il re di Napoli Ferdinan– do IV, che intercedeva per il poeta, !'Infante rispose di «non potere, per non man– care a' propri doveri di Príncipe ». Parma, 8 genn. 1793. A rch. Stat. di N apoli, Parma: Diversi, 877. , 14 º « Bisogna convincere costui [Turchi] del potere della repubblica Cisalpina contro la quale ha tanto declamato. Che il Direttorio mi abiliti a scrivere o a par– lare, e sara trattato come merita. Cosi avro il doppio piacere di servire la Re– pubblica, e di placare coll'umi!iazione di questo finanziere mitrato l'ombra tuttora invendicata dell'amico Rezzonico ». Cerretti al ministro cisalpino degli esteri Testi: Parma, 15 dic. 1797. MAS, Triennio repubblicano, 188. Anche Pietro De Lama deplo– rava ancora nel 1815, questa «pe r se cu z i o ne Tu r ch esca » contra il Rezzonico. Cf. C. CALCATERRA, Il F'rugoni prosatore, Asti 1910, 38 e nota 2.
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