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TRAME GIANSENISTICHE 255 i preti eguali al vescovo. Se in queste materie fosse permesso di dire il vero scherzando, direi, che unendo la prima, e l'ultima massima il mio amor proprio non ci troverebbe il suo contento. Come? Fare il vescovo eguale al papa, e nel tempo stesso abbassarlo per tenderlo eguale a' suoi preti? Eppure son queste le opinioni di moda; mala mia religione e lamia dottrina non sono di moda » 104 • L'opuscolo, che al dire del Degola « devoilait les foiblesses et la fourberie du nouvel évéque de Parme » 1 º 5 venne diffuso lar– gamente a Firenze, a Modena e Genova 1 º". Esso venne attribuito dall'Andra in poi al Sopransi1° 7 • Ma gia il Degola lo diceva opera di un professore di teologia di Livorho 1 º 8 • Con maggior fonda– mento percio il Codignola sulla scorta del Melzi1º9, lo ha riven– dicato a Lorenzo Baroni 11 º. Piu che l'iniziativa di un individuo isolato, la vendetta appare pero come un'azione meditata di co– mune accordo dal gruppo giansenistico toscano-Iigure desideroso di punire gli antichi amoreggiamenti del frate divenuto vescovo. Alla comparsa del libello la Gazzetta di M odéna nel settem– bre del 1789 prendeva le difese del Turchi. Ma di rimando gli Annali ecclesiastici di Firenze il 2 ottobre ripubblicavano le sto– rie della prefazione di Livo:r:no, e .ancorché nel numero seguente, dopo aver caldeggiata la lettura della ristampa livornese della otnelia del Turchi, si mostrassero dolenti nell'annunciare una pa– storale e un'altra omelia dello stesso vescovo di carattere meno raccomandabile 11 1, tuttavia ancora il 30 ottobre ritornavano a ribattere le riflessioni di Livorno. 11 vescovo di Parma che fino a quel momento aveva prefe– rito non venir meno al sistema di non curarsi delle voci dei male– voli, si levo allora indispettito contro gli annalisti che gli falsa– vano fatti e sentimenti 112 • E dopo aver smascherato le accuse 113 , concludeva con appassionata indignazione: 104 Op. compl. I, 90. Ma anche se in certe espressioni si poteva trovare « un senso dubbio ed equivoco», osserva il Turchi, bastava leggere gli altri suoi scrittí per chiarirle, ivi. 1 º 5 In C0DIGN0LA, op. cit., III, 337. 1 06 Cf. Annali ecclesiastici del 9 ott. 1789, 171. 1 º 7 G. ANDRA, Apología delle omelie di mons. Turchi I, 123, n. 34; 138, n.34. lOS In C0DIGN0LA, op. cit., III, 337. 109 MELZI, Dizionario di opere anonime II, 269. "º C0DIGN0LA, op. cit. II, 174, n.1. 111 La pastorale del 4 aprile 1789 e l'omelia dell'8 dicembre 1788. 112 « Il Turchi strepita a Parma per le annotazioni alla pastorale ». Palmierí al de' Ricci, 10 ott. 1789, in CoDIGNOLA, op. cit. II, 181. 118 II Pezzana lo biasima: « Questa nota [autodifesa] e scritta con grande ar– tificio, imperocché mentre con calde parole egli mira al purgarsi da imputazioni che in quella stagione poteano essergli assai gravi, non omette di lasciar trapelare quasi per velo, che s'egli non predi!igeva le dottrine rigorose, né pure accarezzava le opposte, contento al tenersi in giusto mezzo. E mentre accorda alla Chiesa il diritto dell'Inquisizione, mostra com'egli sia piu inclinato alla mansuetudine, ed abbia \)Ondotte piu anime al buon sentiero colle dolci e patetiche esortazioni, che non avrebbe fatto calle brusche ed acerbe parole. Ed infine dichiarava di essere sempre egualmente nemico del rigorismo e del lassismo >> (Memorie VII, 299). II Pezzana ritenendo sinceramente che il Turchi avanti l'episcopato ripiegasse « alle dottrine severe », sembra qui rimproverarlo per essersi attenuto poi « in giusto mezzo >>.

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