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ELEJZIONE EPISCOPALE 245 il gaudio con il quale gli antichi cristiani accoglievano « un pasto– re educato ne' sacri chiostri e versatissimo nelle divine lettere » 39 • L'Affo, dal canto suo, scrivendo a Roma al cardinale Valenti Gon– zaga, parlava del neo-eletto come di un uomo pieno di ottime qua– lita40. E poco dopo pregato di ulteriori informazioni dallo stesso cardinale, protestava di non dire che la « purissima verita » nel descriverlo come uomo per nulla fanatico », e in materia d'opi– nioni specialmente teologiche di averlo sempre sentito espri– mersi « col linguaggio di chi non ama i partiti » 41 • Lo poteva del resto caratterizzare la eguale fortuna incontrata nella corte di Parma, ove nonostante « i troppo noti sconvolgimenti » si era sempre mantenuto del medesimo credito 42 • Nell'attesa dell'esame e della consacrazione episcopale, che per un momento si era sperato avvenissero a Bologna, anziché a Roma 43 , don Ferdinando lavorava intanto sull'animo del suo pro– tetto per disporlo a lotta:re decisamente contro i « moderni no~ vatori ». Le raccomandazioni e le attenzioni di cui in quei giorni il sovrano circondava il precettore dei suoi figli, dovevano infat– ti guadagnargli un non tiepido collaboratore religioso e político per le burrascose vicende riservate al ducato durante gli ultimi anni del suo regno. II ritorno dell'antico confidente del Du Tillot a sentimenti piu schiettamente ortodossi, venne operato in gran parte da que– sta fiducia e da questo attaccamento che gli mostrava il discepo~ Io del Condillac. Ma non si puo parlare di una vera conversione dottrinale, anche se non Ei facile chiarire quali fossero allora le opinioni personali del Turchi. In realta, piu che questioni di una dottrina certa e ben formulata, a favorire !'equivoco coi giansenisti, avevano contri– buito certi suoi atteggiamenti spregiudicati. Ora, il cambiamen– to che venne operandosi nel neo-eletto alla cattedra parmense, piu che una ulteriore evoluzione dottrinale, fu un mutamento di contegno, frutto del superamento di un equivoco durato troppo a lungo. L'origine e la natura di tale equivoco si legge tra le righe stesse dell'omelia recitata dal Turchi nel giorno di S. Ber– nardo del 1789, nella quale il vescovo sfoga l'amarezza che gli 39 Bodoni al Turchi, 15 giugno 1788. PBP, Cart.Casapini. 40 Parma, 3 giugno 1788, in A. NERI, Lettere inedite, 216. 41 II Valeilti Gonzaga era ritenuto dai giansenisti « uomo di mente e capace di conoscere la verita e di sostenerla » (Palmieri al de' Ricci: Pisa, 9 febbr. 1789, in CODIGNOLA, Cart. di giansenisti liguri, II, 154). A lui del resto da! 1742 al 1754 erano stati dedicati i singoli volumi del Giornale de' letterati redatto cautamente dai pregiansenisti del circolo romano e troviamo pure il suo nome tra g!i abbonati alle Novelle letterarie del Lami (cf. DAMMIG, Il movimento giansenista a Roma, 324-1\26). Se e spiegabj¡e percio la sua curiosita nei riguardi del Turchi, tornerebbero invece per lo meno strane e inspiegabili le risposte del suo amico Affo, qualora esse non avessero corrisposto alla « p u r i s s i m a v e r i t a ». 42 Affo al Valenti Gonzaga: Parma, 24 giugno 1788, in A. NERI, op. cit., 217. 43 Bodoni al Lucatelli: Parma, 29 giugno 1788, in BENADDUCI, op. cit., 26.

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