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244 DALL'ELEZIONE ALLA L0TTA PER L'ORTODOSSIA consisteva nell'accusare lo Scutellari e i canonici in genereª 2 • Il Bodoni ci fornisce altri particolari. Secondo il tipografo i « ge - su i to f i 1i » , riuniti per «far b ro g 1i o» coiltro il cappuccino e per farlo passare « p e r g i a ns en i s ta f rae i do » , presen– tandolo come « un avanzo de' tempi del Du Tillot e del Paciaudi », avevano messo in allarme i commilitoni di altre parti e aveva– no scritto a Roma e al P. Zaccaria « annunziando perduta ed at– terrata la loro dottrina molinistica »ªª. Ai gridi d'allarme, tra il papa e il duca di Parma intercor– sero delle chiarificazioni, mentre il cappuccino scongiurava nuo– vamente don Ferdinando ad allontanargli l'onere episcopale ad– ducendo eta, impegni e lacrime. Ancora sulla fine di maggio, il Turchi confidava al Cerati di essere « in un grande imbroglio e in una massima agiia,zione » 34 • Poi in un lungo soggiorno di riposo, ospite del sovrano a Torchiaraª 5 , nel mese di giugno le nubi si erano dissipate. Il papa d'altronde pare si dichiarasse di– sposto a tenere in maggior conto le assicurazioni di don Ferdi– nando, che le accuse degli appellantiª 6 • Di ritorno da Torchiara, Adeodato si era portato immediatamente a informarne il Bo– doni, il quale si sfogava poi con l'amico Lucatelli, protestando che le cabale degli empi non sarebbero percio prevalse contro il « degnissimo cappuccino », i cui sandali ne sapevano di piu « che le calottole di molti e molti pretuccoli » 37 • E quale fosse il misto dei sentimenti del tipografo in quei giorni38, lo sappia– mo anche da una sua lettera indirizzata al Turchi, nella qua– le unendo il suo plauso a quello dei « colti nazionali », che ve– devano con gioia rinnovarsi quei « secoli beati » descritti nel– la storia della chiesa greca e latina, rievocava con nostalgia trovandosi in Roma prego ripetutamente l'abate Giovanni Marchetti a smentire pubblicamente sul Giornale ecclesiastico romano la notizia, giacché egli « non era stato mai né alla testa né alla coda di un ricorso a Roma» contro il Turchi (ivi, 5[1790] 17-18). 32 Lo Scutellari poté infatti diventare vescovo di Joppe, mentre l'Accorsi scom– pare di scena nel 1788 e puo essere veramente che venisse relegato sui monti natali com vogliono le Nouvelles. 33 Bodoni a Lucatelli: Parma, 27 giugno 1788, in BENADDUCI, XX Lettere di G.B. Bodoni, 27. Anche l'annalista cappuccino Carlo da Finale, nelle sue Me– morie sul Turchi, che il Pezzana ebbe tra le mani, accusa il « partito molinista » (ivi dominante), non il capitolo, come autore del ricorso a Roma; e sempre se– condo il citato annalista, Pio VI avrebbe rimandato al duca Ferdinando i docu– menti dell'accusa. Cf. PEZZANA, Memorie del Turchi, f.266, mss. PBP. 34 Colorno, 27 maggio 1788. Coll.Lombardi. 35 Turchi al Bodoni, 25 giugno 1788. PBP, Cart.Bodoni. Torchiara era la resi– denza estiva della corte, cf. L. MoLOSSI, Vocabolario topografico dei ducati di Parma, 548-552. 36 « Cio che egli [Pio VI] vi ha detto nel farvi vescovo, di avere piu creduto al giudizio mio che di altri e una conferma di quanto vi spiegai un giorno in Tor– chiara ». Don Ferdinando al Turchi: Colorno, 5 sett. 1788, in FERRARI MOREN!, Il eappuccino Turchi, 330-331 e anche in PLACIDO DA PAVULLO, op. cit., 12. 37 Al Lucatelli: Parma, 27 giugno 1788, in BENADDUCI, op. cit., 27. 38 E' significativo pure il fatto, che il Poggi si rivolgesse al Bodoni con im– pazienza, in questi stessi giorni, per avere la lista precisa dei preti che avevano appellato a Roma. Cf. E. ROTA, G. Poggi e la formazione psicologica del patriota moderno, 66.

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