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234 IL PENSIERO CIVILE giunge senza dubbio la sua piu felice ed alta espressione nell'Ora– zione funebre di Maria Teresa: « Vedeva !'Europa in tempo di pace riposare i suoi popoli nel seno dell'abbondanza, dilatarsi il commercio, crescere nuove forze al- 1' industria, fiorire le arti e le scienze, e sotto un piacevole ma giusto governo, tutta la Nazione, come una sola famiglia, riconoscere la sua felicita dalle premure amorose di questa Madre [Maria Teresa]. Ed ecco, dicevano i savi del secolo, ecco i lumi della filosofia, che incominciano a balenare sul trono: ecco il nuovo sistema d'una fe– lice politica economia, che ha per base l'amore dell'umanita, svilup– pato nel governo di Maria Teresa. E perché non dire piuttosto: ecco i solidi frutti della sua religione, e della sua pieta? Aveva la nostra Imperatríce certi giorni di ciascun mese dedicati ad un sa– cro particolare ritiro, ne' quali raccoglievasi tutta sola con Dio per consultarlo in silenzio sopra le maniere piu acconce alla fedele ese– cuzione dei suoi doveri. Discendeva pressoché tutti i giorni festivi, e trattenevasi per molte ore la nel sepolcro de' suoi grand'avi; ed oh innanzi a quali oggetti indirizzava al Padre de' lumi le sue fo– cose preghiere ! L'urna ferale, che racchiudeva le ceneri dell'au– gusto suo sposo, era accanto a quella altr'urna gia preparata, che doveva un giorno raccogliere, e raccoglie in oggi le sue. 'Ed ecco, diceva allora á sé stessa quella grand'anima, ecco il termine de' regnanti, e de' regni : poche ceneri in breve spazio raccolte. Ecco tutto quello, che mi rimane di uno sposo, che amai con si cordial tenerezza; ed ecco il luogo dove ben presto io saro simile a lui. Non andra molto, che verranno altri a pregare per me in questo luogo medesimo, dove ora mi sto pregando. Pregheranno pace al mio spi– rito: ma e chi mi assicura, che sara degno di pace? Rimarranno in– cisi su questa pietra la corona, e lo scettro, inutili segni di mia pas– sata grandezza; !'anima sola, d'ogni terreno lustro spogliata, dovra comparire innanzi al giudice eterno. Chi potra placarlo per me, chi rendermi accetta agli occhi suoi, chi farmi degna di sua misericor– dia, se non tutto quel bene, che avro fatto a' miei popoli per amor del mio Dio?' E chi sa dirmi, o signori, se dal seno della morte meditata in questa maniera non uscisser que' lumi, che la condus– sero in tutti i passi del suo governo, e la resero si famosa nel feli– citare i suoi popoli? » 78 • Nessuna altra pagina della letteratura italiana del seco– lo XVIII rivela con una chiarezza cosi calma e patetica, la co– scienza di un secolo felicemente illuminato, nel quale l'uomo e amato e protetto in forza di un sentimento religioso. Con questi squarci d'eloquenza che i pulpiti italiani non ave– vano ancora sentiti, la predicazione del Turchi dell'eta matura 78 Op. co,mpl. V, 49-60. - Ognuno puo giudicare da sé la bellezza e la forza di quell' incalzare: « Ed ecco... Ecco... Ecco... », dominato dalla potente evoca– zione della grande imperatrice accanto all'urna del consorte Francesco I, morto nel· 1763. Ma tutta l'orazione e bella, anche l'esordio; e non e mancato chi ha gia no– tato la grande vicinanza che esiste fra l'inizio di questa Orazwne funebre e la prima strofa del 5 Maggio composto dal Manzoni nel 1821 per la morte di Napo– leone Bonaparte. Cf. ARSENIO DA CASORATE, Antologia Italiana, Soresina 1938, 323 nota. 1. Si possono del resto vedere in App. I, doc. 31-42, alcuni autorevoli consensi pervenuti all'oratore, in merito a questa orazione funebre.
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