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226 IL PENSIERO CIVILE Nel concepire questa natura indulgente, il cappuccino mo– stra pero un ottimismo controllato e spesso ondeggiante come i filosofi dai quali si cibava. E' chiaro che la filosofía del secolo, in quanto filosofia, non poteva servire da bandiera a un oratore sacro; ma alcune sue formule o tendenze potevano bene essere staccate dai sistemi e cosi annullate nel loro valore storico o interpretativo, rese astratte da una finalita estranea al loro ca– rattere teorico, usate a combattere contro i filosofi in difesa di quella medesima realta che la teoria interpretava. E' il caso del Turchi. Egli infatti, ora parla candidamente di un utopistico uomo buono, con il candor dei costumi, la semplice osservanza della leg– ge naturale; e crede che la bonta sia veramente una voce della. natura, guastata pero allorché il timore, il bisogno e la forza costrinsero gli uomini a formare le grandi societa civili e politi– che40. Ci dice che anche la sincerita e una voce della natura, che acquista valore se addolcita un poco dalle regole « della puli– tezza e della buona educazione », ma che spesso nella societa a forza di voler essere « pulito », l'uomo finisce con non essere piu sincero 41 . Ora invece ritiene pessimisticamente che il governo po– litico sia stato veramente un ritrovato « ammirabile » per addo– mesticare l'uomo, questa « bestia feroce » 42 • Confessa che gli uo– mini nascono tutti eguali. La natura non forma né sovrani, né sudditi, né servitori, né padroni, né popoli, né monarchi. Il bi– sogno ha costrette le societa a darsi dei superiori 43 • Sa che al– cuni :filosofi hanno pensato che il primo re della terra non fu che « un soldato felice », che altri invece hanno posto nella ragione 40 « Finché si mantennero poco numerose le societa, finché il candor de' co-– stumi e l'osservanza delle semplici leggi della natura rendevan le liti e le contesta– zioni assai rare, bastava allora un sol uomo savio, rispettato e prudente, per de– ciderle e terminarle. Ricorrevano i popoli a codest'uomo, come al solo loro giudice: anzi questo uomo stesso passava da luogo a luogo, da borgata a borgata per ascol-· tare i lamenti, e riparare i torti dei cittadini. 'Ma da quel punto che il timore,. il bisogno e la forza diedero agli Stati una piu grande estensione; da quel punto che la cupidigia supero i confini della necessita, ed il lusso, il fasto, la mollezza e !'amor del superfluo si collegarono coll'avarizia per conquistar degli oggetti che· lusingano le passioni senza mai contentarle; da quel punto stesso talmente creb– bero le ingiustizie, e tanti furono i semi della discordia, che fu d'uopo opporre al disordine degli argini assai piu forti... Quindi la diversita dei governi, a misura del gusto e dei lumi diversi dei popoli che avevano bisogno di essere governati. Riposero questi la suprema autorita nelle mani di alcuni pochi... Quelli ne vollero a parte anche il popolo p1u minuto. Altri finalmente abbandonaronsi alla volonta. ed alla discrezione di un solo. Ma qualunque ne fosse di ogni governo la forma, d'ogni governo questo fu il primo e principalissimo oggetto: l'amministrazione della giustizia ». Op. co,npl. XVII, 67-68: Giustizia I. 41 Op. compl. VI, 52: Sincerita. 42 Op. compl. IX, 118-120: La religione cristiana nei popoli e la piu gran di– fesa del trono. 43 Op. compl. VIII, 151-152: Beneficenza l. - « ... Ma era all'uomo necessario– l'ordin civile, come era a lui necessaria la societa. Un animale di ragione fornito, né mai creato per esser solo, doveva unirsi a' suoi simili, né poteva poi vivere co' suoi simili in pace senza un qualche ordine che lo frenasse, assegnando a ciasche– duno il suo posto... ». Op. compl. V, 59: Necessita della religione.
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