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LIBE'RTINAGGIO FILOSOFICO 219 cata. Ma si dava quel titolo ánche a chi si mostrava semplice– mente nemico del fanatismo o dei giansenisti, a una persona genericamente colta, a uno scienziato in qualsiasi ramo, a un astronomo, a un medico, a un geometra, a un nemico qualsiasi della metafisica 12 • Era naturale, percio, che per gli uomini di chiesa «filosofo» volesse anzitutto dire scettico, miscredente, ateo 13 • Per il Turchi l'esser filosofo comportava il « conoscere quel– le verita, che sono all'uomo della maggiore importanza; pratica– re quelle virtu, che rendon l'uomo e piu felice e piu giusto »; cioe: « avere delle pure nozioni di Dio, e di cio che dobbiamo a ,quell'Essere supremo; nozioni pure dello stato dell'uomo, e di cio che dobbiamo a noi stessi; nozioni pure dei nostri prossimi, e di do che dobbiamo a tutta la societa » 14 • Ora, continua l'oratore, « la vera filosofia e la vera religione sono la stessa cosa » ; senza religione non vi puo percio essere filosofia, ma libertinaggio. « Che filosofia, che filosofia ! Siamo cristiani e saremo allora filo– sofi » 15 , esclama il cappuccino. In verita, se non si puo dire che la filosofia abbia incorag– giato la dissolutezza, né, come e stato pur detto, sía essa stessa un prodotto di quel libertinaggio (che l'avrebbe escogitata per giustificarsi), certo i due fenomeni erano connessi: i piu celebri filosofi, tra i quali Voltaire, Montesquieu, Rousseau, furono tra i piu insigni libertini. La mondanita d'altronde era nell'aria e si respirava per osmosi1 6 , 2. LIBERTINAGGIO FILOSOFICO. II Turchi mostra comunque di avére conosciuto bene il suo secolo e di averne comprese le ragioni profonde dei malí che lo travagliano. Il suo e soprattutto il secolo della curiosita. Un tem- 12 A. GERBI, La politica del Settecento, 36-40; G. NATAL!, Il Settecento, 192-95; P. HAZARD, La pensée européenne I, 369-373, e Notes et références, 108-109. 13 Cf. G.B. NoGHERA, Riflessioni sulla filosofia del « bello spirito », Bassano 1775. Cbsl del resto presso quasi tutti gli oratori sacri dell'epoca, gia a partire dal Massillon. 14 Op. compl. XIII, 86-87. - Anche C. Castone della Torre di Rezzonico, ne! suo Ragionamento sulla filosofia del secolo XVIII (Parma 1778) identifica la filo– sofia con la sapienza e conclude che « f i 1 o s o f i e o si e il secolo nelle teorie, non pero f i 1 os o f i e o nella pratica », imperocché il titolo di sapiente o di saggio inchiude pratica di virtu. 16 Op. compl. XIII, 98-99. « Una semplice donnicciuola, un ignorante bifolco, ,coi solí lumi del Vangelo, conosce a luce di mezzogiorno quelle importanti verita che non co:nobber giammai né Socrate, né Aristotele, né P!atone: colla sola grazia del Vangelo arriva a praticare con piacere quelle virtu, che non praticarono con pu– rezza giammai i piu gran savii dell'universo ». 16 Cf. M. PELLISS0N, Les hommes de lettres au dix-huitieme siecle, Parigi 1911, passim:; A. BRULE, La vie au dix-huitieme siecle. Les gens de lettres, Parigi 1929, passim;: G. NATAL!, Idee, costumi, uomini del Settecento, Torino 1926, passim.

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