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CRISTIANESIMO ILLUMINATO 211 gomenti per iscreditare gli atti esteriori del culto, chiamarli inuti– li, perniciosi, metterli in derisione, in dispregio... Si dice che gli atti esteriori del culto non solamente son buoni, ma sono anche necessari a conservare ed alimentare la vera pieta, che debbono per– cio frequentarsi, salve le regole del dovere; e da una proposizione egualmente giusta che vera, prendon altri occasioni per abbandonarsi onninamente agli atti esteriori del culto, anche con pregiudizio delle proprie obbligazioni... Egli e eccesso egualmente riputare inutile ed abbandonar la frequenza del culto esteriore per non occuparsi che negli affari della vita, come e eccesso abbandonarsi al culto esteriore e trascurare i doveri del proprio stato... » 123 • In sintesi ideale la religione illuminata propugnata dal Tur– chi insegna a non immergersi tanto in Dio e negli atti della re– ligione fino a dimenticarsi dei doveri sociali e degli uomini; né a perdersi tanto dietro gli uomini e gli affari di questo mondo fino a dimenticarsi di Dio 124 • La vera pieta consiste appunto nel trovar modo di frequentare il culto pubblico, senza mancare ai doveri del proprio stato 125 • Pertanto, cío che maggiormente com– batte e ostacola questa religione illuminata, non e gia la sempli– ce mancanza morale, o l'ignoranza dei dogmi e del contenuto del– la fede, o la stessa incredulita, ma la mancanza ai propri doveri, che presume tuttavia di essere nella verita ed ostenta pratiche esteriori. E' insomma ancora la superstizione, l'ipocrisia, che « a parere di gravissimi uomini, <leve riputarsi piu dell'incredulita stes– sa alla societa perniciosa e funesta » 126 : « Fumar per questa si videro di umano sangue gli altari, cor– rere gli uomini tra di loro agli eccessi, alle stragi, ed immergersi il ferro tranquillamente nel seno per far piacere ad un Dio, che sempre parla di carita » 127 • Come non vi e odio piu implacabile e furioso di quello che nasce dai dispareri in materia di religione, che danno or1grne al detestabile fanatismo, figlio anch'esso dell'ignoranza e della superstizione: 123 Op. compl. VII, 125-126: Pieta vera. 124 Ecco in concreto e in sintesi questa idea: « Un príncipe che sia sola– mente religioso, e trascuri i propri doveri, non ha la vera religione... Una religione senza morale e un corpo senza anima, un fantasma, un'illusione. La religione ci fu data per la morale, e senza morale non vi puo essere religione... Siate fedelí nell'eseguire quegli obblighi di pieta che vi legano a Dio, ma siate fedeli ne! tempo stesso ad eseguire que' doveri che vi legano ai vostri popoli. Occuparsi tutto degli . uomini e dimenticarsi di Dio, quest'e irreligione: occuparsi tutto nell'adorar Dio fino a dimenticarsi degli uomini ai quali siamo tenuti, quest'e empieta ». Op. compL XIX, 67-68: In che consista la vera gloria de' grandi. 125 Cf. Op. compl. VII, 125-136: Pieta vera. /126 Op. compl. V, 80-83: La morale e il grande oggetto della religione. Cf. anche Op. compl. VI, 140-141: Vangelo. Vedasi invece il capo XIV, La superstizione non e peggiore, ne alla societa piu perniciosa dell'ateismo, di A. VALSECCHI, Dei fondamenti della religione e dei fonti áell'empieta III, Padova 1771, 157-170. 127 Op. compl. V, 83: La morale e il grande oggetto della religione. Contra, l'ipocrisia vedi in particolare Op. com.pl . IX, 70-73, 76-78: lpocriti agli occhi propri; IX, 89-90: lpocriti a,qli occhi altrui.
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