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210 IL PENSIERO RELIGIOSO coi padri e coi filosofi egli ritiene che sia « un'unione, un ammasso di certe pratiche esteriori, che hanno tinta di religione ed alla religione vera si oppongono, mostrano aria di pieta e sono della pieta soda distruggitrici, sembrano atti di devozione ed alla de– vozione essenziale fanno guerra e contrasto » 12 º. II Turchi si di– chiara contrario alle devozioni esterne, alle numerase pratiche su– pererogatorie di pieta, non tanto perché le volesse sostituire da un culto Iiturgico piu semplice e austero, quanto piuttosto perché ri– teneva che quelle devozioni e quelle pratiche non servissero ad altro che ad addormentare le coscienze nella falsa tranquillita, a far trascurare i doveri del proprio stato, a fomentare l'ipocrisia 121 • Pure essendo impegnato nella ricerca di una religione ché renda il credente piu assiduo e impegnato ai doveri quotidiani,. l'oratore sa pero evitare gli estremismi. E benché insista: « Siate devoti, fratelli miei, ma prima siate cristiani. Dal cri– stianesimo alla devozione il passo e naturale; ma una devozione senza cristianesimo e una vera empieta. Il far molti atti di devo– zione e non far il proprio dovere, questo chiamasi esser divoto, senza esser cristiano » 122 • Spiega, tuttavia, chiaramente come si debba stare nel giu-· sto mezzo: « Si dice quella essere una falsa pieta, che tutta s'immerge negli atti esteriori del culto e trascura i propri doveri, e da una massima si ragionevole, si vera e si santa ne traggono alcuni ar- 120 Sull'ignoranza, nis., ff. 7-8, in APC. - « Mettiamo il forte della pieta in tali cose, che o sono indifferenti, o non sono almeno essenziali, e trascuriamo poi quelle, che sole son !'anima della religione, e della virtu. Frequentar il coro e un dovere: ma pretendere che tutti i doveri a quello solo riducansi non e che una mar-· cía superstizione ». 121 Cf. Tranquillita falsa, in Op. conipl. XVII, 50-66; Pieta falsa, ivi, VII, 112- 122; Coscienza falsa, ivi, VII, 60-72; Ipocrisia, ivi, 66-78; ecc. - La posizione e pero· la stessa di quella dei piu genuini giansenisti. Cosi anche il Degola ha parole di fuoco contro le devozioni del « partito de' semicristiani de' nostri tempi »: ora, se tali devozioni che i cristiani abbracciano con tanto fervore « costringessero a far· guerra alle proprie passioni, ad abbandonare il vizio, alla pratica della cristiana virtu, eh.! allora, tutto allor cesserebbe il loro impegno, né piu vorrebber occuparsi di certe devozioni, qualora que~e li obbligassero a travagliar seriamente alla con– versione del cuore. E' dunque evidente che la religion di costoro e una ipocrisia sacri-· lega ed un grossolano giudaismo ». I doveri della vita cristiana conipendiati nella Orazione Donienicale, ff. 68-72. Arch. Vat., Carte Degow,, 4. 122 Op. Conipl. VI, 123: Pieta falsa. - « Ogni occupazione che trascura i do– veri, e un'occupazione oziosa, e un'occupazione funesta. Questa massima e si vera,. o signori, che gli atti stessi di religione, se sieno di pregiudizio ai doveri dello stato, diventano agli occhi di Dio come atti di rea oziosita, diventano perniciosi. Non son le preghiere moltiplicate, non la frequenza alle Chiese, non l'assiduita ai sacramenti, non la copia· delle limosine che :formino i san ti: e il primo luogo la fedelta ne! soddisfare alle nostre obbligazioni... Senza l'esecuzion dei doveri la. pieta non e che un capriccio, un gusto mal inteso, una bizzarria, una dannevole oziosita. Voi dunque, che per esser molto devoti, vi lusingate di esser molto santi,. se la vostra devozione vi fa gettare dalle spalle i doveri di vostre cariche, siete in errore. La vostra divozione mal intesa vi fa vivere oziosi e vi rende gran pecca– tori. Tutte le vostre assoluzioni, tutte le vostre preghiere, tutti i sacramenti che ricevete sono tante sentenze che vi condannano ». Op. conipl. XV, 58-59: Conie· si possa vívere ozioso in niezzo a niolte occupazíoni.

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