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MORALISMO DEISTICO E MORALE CRISTIANA 207 Rebecca... Tutto fu in questa storia e falsita e bugia ed impostura e finzione » 11 º. Nella predica Non precipitare, né differir tropP'O le piu im– portanti risoluzioni, confessa di non capire come in casa del- 1' « incauto padrone » della vigna della parabola evangelica, il quale aveva mandato prima i servi e poi il proprio figlio a riscuoterne i frutti dai fittaiuoli, dopo che quest'ultimo era stato « trascinato fuor della vigna, ed ucciso su la pubblica strada a furia di pu– gnale », ancora « si consulta, si dibatte, si esamina per abbrac– ciar un partito, si pensa ancora che debba farsi ». Questa « e l'ultima delle debolezze e la piu solenne delle ingiustizie » 111 • E ritornando sulla stessa parabola in Protettori dei furbi protesta nuovamente « di non intendere una tolleranza sl eccessiva, che sembra giungere perfino all'indolenza ed all'insensibilita » 112 • Ma questa volta si sforza di trovare un'impossibile spiegazione lette– rale, fuori dell'allegoria e della figura: « To so che in questa parabola volle esprimer Gesü Cristo la misericordia usata da! Padre Dio verso il popolo ebreo... Tutto que– sto va bene; ma tutto questo non e che a 11 e g o r i a e f i g u r a . N o n u s c i a m d a 11 a I e t t e r a , e se a me fosse permesso di esporvi una semplice mia conghiettura, direi che per questo i fit– taiuoli divenner tanto insolenti, inumani e crudeli, perché in casa ed ai fianchi del padre stesso di famiglia avevano i lor protettori corrot– ti e guadagnati gia coi regali. Rappresentarono questi, che gli esat- -tori da principio spediti, erano andati a riscuotere con alterigia e fierezza, che coll'armi alla mano avevan tentato di opprimere gli agricoltori innocenti, e che questi piu eccitati da una giusta difesa che da sete di sangue, gli avevan battuti e uccisi. Ecco, o signori, il vero letterale motivo, per cui il padre di famiglia tollero sl. a lungo, e per cui i perfidi vignaiuoli passarono di delitto in delitto fino ad uccidere colle proprie maní il figlio stesso dell'indulgente lor pa– drone... » 113 • Ancorché queste interpretazioni scritturistiche aberranti sia– no rare 114 , e non contituiscano una vera nota costante della pre- no Op. compl. IX, 103-105: Premiar chi fatica. Si veda la nota dell'editore Antonelli in cui viene insinuato che questo passo sia stato interpolato dai nemici del Turchi, i quali, come e noto, cercarono di appropriargli « massime e dottrine fahatiche e troppo eterogenee al suo carattere ». Op. compl. IX, 108-109. 111 Op. compl. VIII, 107-108. 112 Op. compl. VIII, 135. 113 Op. compl. VIII, 136. 114 Si nota tuttavia una tendenza verso l'interpretazione strettamente storica e política della s. Scrittura. Cosl Esau e presentato come uomo incivile e brutale. che tiranneggiava Isacco (Op .. compl. VIII, 127: Servitori che fanno da padroni); Mose ed Aronne, piu che mansueti sono indolenti (Op. compl. XIV, 64-67: Mansue– tu.dine); Davide vive di prime impressioni ( Op. compl. XIII, 150-152: Sopra le prime impressioni; XIV, 23-24: lmpegni); gli apostoli prima della moltiplicazione dei pani ne! deserto, senz'esserne richiesti, avevano dato « un cattivo consiglio » esor– tando Cristo a rimandare la folla; ma Cristo si rivolge allora per la decisione al– l'apostolo Filippo, il solo che potesse dare «un giusto consiglio», poiché «aveva non solamente buon cuore, ma di piu era pratico di tutti i luoghi vicini al deserto dove trovavasi Cristo » (Op. compl. VIII, 104-105: Consiglio: caratteri de lle persone calle quali dobbiam consigliarci), E cosl via.
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