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206 IL PENSIERO RELIGIOSO non hanno altro fine che la virtu 106 • Gli uomini non sono stati destl– nati semplicemente a conoscere la verita, ma a conoscere tali ve– rita che rendono migliori1° 7 • La sua avversione alla speculazione assume talvolta un tono, che non rivela solo accomodamento dottrinale, bensi massima tolle– ranza. Anche qui e evidente l'influsso illuministico. Cosi trat– tando di Come si debba parl,are della religione confessa che nella religione tutto e « difficile, misterioso ed oscuro » 108 , cio che non appartine alla morale e con aperto agnosticismo nega ogni analo– gia tra gli attributi divini e umani, sconsigliando percio i fedeli dal parlare e tanto piu dal discutere di religione: « Lungi dalla religione il linguaggio di una mondana filosofia, che non puo mai parlare giustamente di Dio, della sua potenza, delle sue operazioni, de' suoi arcani; filosofia del tutto vana ed inutile a spiegare cose tanto sublimi, che non possono essere conosciute se non da chi crede semplicemente senza cercar di conoscerle. Voler parlare ad ogni poco di Dio, voler render ragione de' suoi voleri e delle sue perfezioni, egli e andare piu 'avanti che non andaron glí Apostoli ed i primi dottori del Cristianesimo: egli e mettere alla tortura l'umano ingegno colla fatal sicurezza di non trovar mai le fonti di verita. Diciamo, quando la ragionevole occasion si presen– ta, diciamo che Dio e buono, ch'egli e misericordioso, ch'egli e on– nipotente, ch'egli e giusto: teniam ferme nel nostro spirito sl alte e sl amabili idee; viviamo in conseguenza di quella morale che tali idee ci suggerisce, persuasi che tutt'il rimanente non puo ri– dursi che ad espressioni sterili e vuote, a parole prive di senso, a pensieri del tutto opposti alle comuni nozioni, ad una metafisica affatto nuova, il cui acquisto puo cagionarci la perdita di una re– ligion vera ed antica » 109 • Parlando sul dovere che hanno i grandi di Premiar chi fati"ca ritiene che lasciando da parte i miste r i e parlando 1et ter a 1- m ente, « sara sempre ad Isacco un'eterna ignominia, quell'aver premiato Giacobbe a preferenza di Esau »: « ... Il premio sl ingiustamente da Giacobbe ottenuto non fu estorto che dalla cabala, dagli artifizi, dai raggiri della prepotente 106 « La religione non ci e data che per la morale, e senza morale non vi puo– esser religione. Infatti osservate che tutti gli atti esteriori del culto nella religione cristiana non sono indirizzati che alla virtu... Tutti i misteri del cristianesimo non sono diretti che alla virtu... ». Op. co,mpl. VII, 119: Pieta falsa. E altrove: « Se pero mi chiedete qual delle due abbia maggiore influenza per mantenere florida in uno stato la religione, se la fede o la morale: risponderovvi senza esitare un momento, essere l'osservanza deJJa morale... ». Op. compl. V, 91: Mezzi che debbono adoperarsi" dai grandi per mantenere florida nei loro stati la religione. 1 0 7 Op. compl. XVI, 104: Curiosita I. 108 « La religione non ci fu, data per esercitare il nostro intelletto e la nostra facondia; ma per coltivare il nostro cuore... Siamo cristiani non per divenir piu eloquenti, ma per essere piu virtuosi. NeJJa religione infatti, tutto cio che appar– tiene alla morale, si trova facile, intelligibile e chiaro: cio che alJa morale diret– tamente non appartiene, tutto e difficile, misterioso ed oscuro. Quindi e che gli uomini non dovrebbero giammai parlare di religione per comparire piu dotti; ma vivere solamente della religione per diventare piu santi ». Op. compl. XIII, 70-71: Come si debba parlare della religione. 10s Op. compl. XIII, 72-73.
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