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204 IL PENSIERO RELIGIOSO Pertanto, una volta incamminato per questa via l'oratore arriva a spezzare non poche lance in favore dello spirito del se– colo. Cosi, parlando degli Anti gen i , cioe delle antipatie na– turali tra uomo e uomo, il Turchi fa semplicemente appello alla natura ragionevole dell'uomo, per trovare il precetto della carita fraterna universale: « Esaminiamo, o signori, i principi stabiliti dalla natura del– l'uomo ragionevole. Quest'e il primo principio: che gli uomini si amino gli uni e gli altri, per questo solo, perché sono uomini; che si amino con una disposizione di cuore, che non escluda nessuno, perché la natura c'insegna che siamo tutti fratelli. Questa, a pensar bene, e la convenzione generale della natura, che ogni uomo rimiri un altro uomo come un altro se stesso... Esaminiamo un altro principio della natura... Fare agli altri cio che vogliamo fatto a noi stessi, trattar gli altri come vogliamo esser trattati noi stessi. Quest'e un principio della natura ragione– vole, che e nato con noi, a cui non possiam rinunziare senza lasciar d'esser uomini... » 98 • Ridotta la religione alla morale, tutte le voci della legge etica vengono percio stesso interpretate come voci della religione cri– stiana09. Non sorprende, quindi, che l'uomo del secolo dei lumi non sappia piu distinguere chiaramente, cio che appartiene alla positiva rivélazione cristiana e cio che invece e voce della natura e della legge naturale, la cui esistenza e sempre stata ricono– sciuto anche dalla chiesa. L'oratore s'accinge a parlare della vera e falsa Tranquiliita, « assai piu colle massime della religione, che coi principi dell'uma– na :filosofia » 100 • Di fatto, pero, non parla che di un ordine, di una giustizia, che egli chiama « di convenienza, di riguardo, di rispetto, di onore », che noi dobbiamo ai nostri prossimi, secondo lo stato di ciascuno, e che costituiscono il fondamento e il sostegno della trang_uillita. La pieta verso Dio non occupa che un ben piccolo questa decadenza teologica, per quanto siamo a conoscenza, mancano per l'Italia studi d'impegno. Abbiamo trovato soltanto qualche accenno presso E. HocEDEZ, Hiátoire de la tkéologie au XIX siecle. Tome premier. Décadence et réveil de la tkéologie (1800-1831), París, 1948, 49-66; M. GRABMANN, Storia della teología cat– tolica dalla fine dell'epoca patristica ai tempi nostri (trad. italiana di G. Di Fabio), Milano 1937, 268-277. 281-285. 98 Op. compl. XVII, 138-40: Antigeni. - Duelos aveva scritto: « Tout ce que les lois exigent, ce que les moeurs recommandent, ce qui la conscience inspire, se trouve renfermé dans cet axiome si connu et si peu développé: Ne faites point a autrui ce que vous ne voudriez pas qui vous fut fait. Voila la vertu ». Considerations sur le moeurs de ce siecle, 70. 11 Toussaint invece: « Aimer les hommes et le traiter avec bonté, en consideration seulement de leur simple qualité d'homme, voila l'hu– manité ». Citato da- D. MORNET, LeB origineB -lntellectuelles de la, révolution fra-n9a-ise7' Paris 1938, 75. 99 Ecco p.e. i due precetti fondamentali del cristianesimo: « Amor di Dio ed amor del prossimo, questa e tutta la religione. Due doveri fondati nelle voci della natura che Iddio ha voluti corroborare colla rivelazio'ne delle sue promesse e delle minacce ». Op. compl. VII, 51-52: Spiriti forti; e ancora: « Amar Dio con tutto il cuore, amare il prossimo come se stesso, sono queste le due gran basi della vita naturale e civile e religiosa». Op. compl. IX, 82: lpocriti agli occki altrui. 100 Op. compl. XVII, 35.

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