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MORALISMO DEISTICO E MORALE CRISTIANA 203 via, e innegabile, che nella sua predicazione il concetto di « rive– lazione » non possa essere sempre chiaramente contrapposto a quello di religione naturale in modo da distinguerli tra loro per il contenuto morale specifico 9 ". Cio che li distingue non sembra il contenuto dei precetti e degli obblighi manifestati, ma solamente il modo e gli effetti della manifestazione. La rivelazione piu che un motivo peculiare di certezza, appare presentata come una forma particolare di comunicazione e di conferma, la cui ultima motiva– zione va ricercata nell'instaurazione di un ordine morale piu sta– bile e fisso, sublimato e reso efficace socialmente e meritorio so– prannaturalmente tramite la grazia divina. Dottrina che un suo discepolo, il Cerati, ha chiaramente sintetizzata in queste parole: « E' cosa certissima, che la religione e impressa nel cuore del– l'uomo e non mi sembra una tracotanza di fervido paradosso il de– cidere con un antico Dottore della Chiesa [Tertulliano], che siamo naturalmente Cristiani. E che ha mai fatto la religione cattolica, se non che ridurre i principi della sana morale, che la natura e la ben usata ragione ci dettano, in un ordine piu stabile, innalzarli al grado di virtu, e farne una legge colla rivelazione infallibile di un Dio, che punisce con pene eterne i rei, con premi eterni i giusti rimu– nera? Essa ha comunicato alla onesta, alla proibita, a tutte quelle azioni, le quali tendono a migliorare l'uomo, e a giovare altrui, un carattere invariabile e fermo, che alterar non possono giammai gli impeti e i seducimenti delle passioni acciecatrici » 96 • Tutte queste dottrine aberranti, proposte non gia in astratte entita teologiche, ma bensi con tutte le seduzioni dell'arte di Ci– cerone, mostrano a prezzo di quante concessioni venisse pagato il preteso aggiornamento teologico da coloro che avevano abban– donato la scolastica, e l' avvilimento degli studi teologici nella seconda meta del secolo XVIII, se un oratore le poteva insinuare dai pulpiti senza sollevare alcuna protesta tra l'uditorio qualificato € dotto 97 • Samuele Clarke, con la sua tesi fondamentale: il cristianesimo e antico quanto il mondo (cf. The obligations of natural religion, and the truth and certainty of the Christian Revelation, in The Works of S. Clarke II, London 1738). Cf. L. STEJPHEN, History of English Thought in the Eighteenth Century l, London 1876, 126. 95 II testo piu esplicito che abbiamo potuto trovare sui rapporti tra le due realta ci pare il seguente: « Noi che professiamo il Vangelo, una doppia legge ab– biam ricevuta: la legge della naturale equita, e la legge della giustizia cristiana. La prima e comune agli uomini tutti, la seconda e particolare per noi. Quella ci fu ,data colla ragióne, questa ci viene ispirata colla fede. Con quella siam uomini, ,con questa siam cristiani; e l'una e l'altra non e che un estratto fedele di quella verita che e Dio, e che da Dio stesso ci viene comunicata ». Op. compl. XVIII, 33: Peccato del cristiano. 96 A. CERATI, Rapsodia morale, Parma 1786, 26. 97 Al contrario, sono assai significativi i consensi che l'oratore riceveva da parte di persone qualificate, come p.e, !'abate Lodovico Antonio Loschi, il quale ,congratulandosi con lui in occasione della promozione a precettore di corte, gli scri– veva queste parole: « Giacché siete stato iI Bourdaloue, siate ora il Fénelon di cotesta corte. E che dico il Bourdaloue? Voi non aveste modello alcuno nella elo– ,quenza del pergamo: siete stato il primo sacro oratore di tutti i secoli e di tutte le nazioni, che abbia predicato la morale immacolata della natura e della, ragione! ». Cf. Loschi al Turchi: Venezia, 19 luglio 1777, minuta, in ABM, Carte Loschi. - Su
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