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MORALISMO DEISTICO E MORALE CRISTIANA 201 o signori, che pieno di zelo per una soda morale si fa impegno di tutti compiere que' doveri che lo !egano alla societa, della quale e membro... Un tal uomo non puo esser che felice; egli e superiore a tutto il bene ed a tutto iI male che di Iui possa dirsi; puo per– dere tutto il mondo, ma non puo gia perdere quella intima persua– sione di aver un Dio che lo sostiene e di sentire in se stesso una coscienza che lo consola... Ogni opera buona produce ne! cuor la sua porzione di piacere, e tutte insieme formano quella somma di pia– cere, in cui consiste l'umana felicita» 84 • Ora, nel tentativo di opporre un argine alle innovazioni, che sotto il pretesto di riformarla, minacciavano di rovinare la religione, come pure nell'intento di confutare lo spirito accomo– dante di certi moralisti, l'oratore arriva a sostenere che, come codice di moralita, la religione cristiana non comanda nulla piu, che non comandi la stessa legge naturale. E la ragione, secondo lui, e evidente: « La religione non e opera che di Dio, iI quale perfettissimo e sapientissimo essendo, non puo errare giammai; e come in tutte le opere sue egli e sempre lo stesso, cos'i nelle sue rivelazioni immuta– bile si rim.ane. La re!igione cristiana tanto e antica, quanto e an– tico iI religioso commercio tra Dio e l'uomo. Fu da principio nella natura stampata: ma la corruzione del cuore avendola pressoché abolita, comparve da poi nelle tavole della legge; e finalmente sem– pre la stessa e sempre invariabile ne' suoi principi, nel codice del sacrosanto Vangelo all'universo fu pubblicata » 85 • E altrove insiste : « Una sola morale ha governato iI mondo da Adamo fino a Mose, da Mose fino a Cristo. Impressa da principio nel cuor dell'uomo, fu scritta nelle tavole della legge, fu riprodotta nei codici del sacro– santo Vangelo: ma fu sempre la stessa morale » 86 • E non solo come etica il cristianesimo e antico quanto il mondo, ma anche come religione. Cristo ha apportato alla primi– tiva rivelazione mutazioni dottrinali quasi insensibili: « I1 Cristianesimo e s'i antico, o signori, quanto e antica l'esi– stenza dell'uomo. Non venne Cristo per darci una religione nuova, ma solamrnte per compiere e perfezionare la prima religione che fu introdotta nel mondo: Non veni solvere legem, sed adimplere: e fu s'i cauto nel fuggire la novita in genere di credenza, che g!i ebrei stessi lo presero alcuni per Elia, altri per Geremia, altri per un antico Profeta a nuova vita risorto: onde Tertulliano ebbe ra– gion di chiamarlo un maestro agli uomini tutti antichissimo: Oh Christum in nobis veterem » 87 • 84 Op. com;;l. V, 73-77: La morale e il grande oggetto della religione. - Del resto anche il Formey (Principes de morale, Leyde 1762) aveva definito la morale come « science pratique qui enseigne a l'homme comment il peut devenir heureux, en réglant ses actions libres d'une maniere conforme a la loi naturelle ». 85 Op. compl. XIII, 124-125: Amore di novita come debba regolarsi ne' grandi. 86 Op. compí. XIII, 140: Amare di novita ne' privati. 87 Op. compl. XIII, 137-138.

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