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198 IL PENSIERO RELIGIOSO ravano per il grán pubblico: Voltaire, Toussaint, Helvetius, Rousseau 12 • Le loro frecce, camuffate spesso di fariseismo, hanno fatto breccia un po' ovunque. Lo dimostra chiaramente la tendenza del tempo, quella non sospetta di giansenismo, intenta a sfron– dare il cristianesimo di tutta la ricca floritura dogmatica e rituale, abbandonando i punti controversi, per ritenere solo l'essenziale e primitivo e soprattutto riducendolo a moralita, a etica sociale: si credette cosi di potere spiritualizzare e difendere meglio la religione cristiana 73 • L'influsso di questa tendenza moraleggiante e stato fortissi– mo sul Turchi. E non e entrato in lui per una porta sola; ma non ultima, certo, quella dei corifei dell'illuminismo francese. Questi del resto dovevano apparire meno sospetti, quando cercavano di sostituire la religione con la morale, che quando l'attaccavano semplicemente per abbatterla. Lo studio frequente di Rousseau, Marmontel, Varennes, Toussaint, Servan, Mably, Arnovan, la lettura di pubblicazioni dai titoli piu che espressivi, Les hommes, Les mn,urs, La nouvelle école du monde, La regle des devoirs que la nature inspire a tous les hommes, lo dimostra chia– ramente. II nuovo moralismo entrava, inoltre, anche da fonti ap– parentemente meno equivoche e percio stesso piu incoraggianti, perché visibilmente piu sincere e disinteressate nel tentativo di mettere la nuova morale al servizio dell'umanita e della societa. Cosi Addison, con il suo Sp·ectafor aveva tolta la :fi.loso:fia e il buon senso dalle biblioteche, dai circoli e dai pensatoi filosofiei per immetterlo nella vita e nelle conversazioni della borghesia e del ceto medio 74 • Lo stesso conformismo illuminato di Tillotson e di Formey non era completamente esente da tale moralismo dei– stico e conosceva benissimo le virtu essenziali della nuova etica : la tolleranza, la beneficenza, l'umanita. La parola d'ordine del Duelos era: della morale, della mo– rale ! Immesso in questa compagnia ideale, il Turchi non dovette faticare molto a convincersi della necessita di predicare la morale. Tanto piu che questa, oltre che un rifugio relativamente si– curo in mezzo alle discussioni e risse dei teologi, rappresentava un argine pratico all'allontanarsi dei fedeli dalla religione. L'ambiente stesso di una corte si prestava d'altronde a tale predicazione. L'oratore sembra del resto partire anche da un fatto di esperienza che lo spettacolo della vita settecentesca metteva in piena luce: l'enorme differenza che passava tra quello che si diceva di credere e quello che si faceva; i principi restavano senza efficacia sulla condotta; si era pii a parole, empi nelle azioni, si 72 P. HAZARD, La crise de l,a, conscience européenne 11, 25-44; Idem, La pensée européenne 11, 168-220. 78 P. HAZARD, La pensée européenne I, 106-122. 74 Cf. The Spectator, n.10, 12 marzo 1711.
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