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PROBABILISMO E LASSISMO 195 morale... Ogni passione si forma come una morale da sé: havvi una morale dell'orgoglio, una morale dell'interesse, una morale del piace– re, una morale della vendetta. Da queste passioni ingannati i cri– stiani fingono di faticare per saper i loro doveri; ma realmente e faticano e studiano per non arrivare a saperli... Ecco !'origine di quella grande facilita, in cui sono gli uomini di avere una cattiva morale » 62 • Nonostante questi chiarimenti, praticamente il modo di ra– gionare del Turchi sembra pero favorire questa conclusione: chi non e rigorista, e lassista (conclusione che a sua volta veniva interpretata nel senso che chi non era giansenista era molinista), giacché era come affermare che il punto giusto tra i due estremi, rigorismo e lassismo, era quello piu vicino « a i p o c h i » che battevano « la via angusta e difficile », essendo fuori strada « i piu de' credenti » che eccedevano invece nel lassismo seguendo la « via larga e fiorita ». Al di fuori di questo, non si trova nulla nel Turchi che ci rimandi a una discussione teologica propriamente detta. Il suo rigorismo etico pero, bisogna riconoscerlo, se non e dei piu accesi, almeno nel senso che e evitato l'accenno dei principi da cui di– scende, tuttavia, I'abbiamo gia detto, appare sicuramente alimen– tato dalle espressioni piu genuine del rigorismo intransigente colte da attivissimi propagatori del verbo di Port-Royal, che portano i nomi di Nicole, Quesnel, Duguet, Gerberon, Floriot, Mésenguy, o da rigoristi che rispondono comunque ai nomi di Concina, Con– tenson, Abbadieªª. Dell'oratore non c'e di personale in tutto cio che l'arte insuperata di dar vita a calore a idee non sue; ma que– sto spiega naturalmente come la sua predicazione abbia potuto es– sere uno strumento geniale di una controversia teologica e morale, che non fu la meno grave, né la meno duratura delle controversie teologiche del giansenismo italiano. 62 Op. compl. X, 8-9: Sopra la morale de' grandi. - « Ma com'e possibile, voi <lite, il. formarsi si facilmente una falsa coscienza? Qual'e que! cristiano... che non abbia un direttore, un teologo, e non lo consulti nei dubbii di sua morale e non operi a norma de' suoi oracoli: e con tale autorita non possiamo noi agire sicura– mente? Eppure, fratelli miei, quante volte questo, che sarebbe un mezzo efficacissimo per aver sempre una retta coscienza divien un mezzo funesto a formarcela falsa. Con– sultiamo i teologi, ma. vogliamo che rispondano a modo nostro... Ora si passa da un teologo all'altro, finché almen uno se ne ritrovi che risponda come a noi piace, ad al– lora ci crediamo sicuri... E qui raccogliete... la forza piu attiva delle passioni..., l'adu– lazione che tutto guasta, la facilita di trovar dei teologi e direttori o timidi o rilas– sati, che approvino tutto; e poi ditemi come non sara facile il formarsi in corte una falsa coscienza », Op. compl. VII, 65-66: Falsa coscienza gran perico lo de lle corti. 63 Anche il Traité de la verité de la religion chrétienne del calvinista Abbadie era un libro apprezzato dai giansenisti italiani (cf. E. C0DIGNOLA, Il giansenismo to– scano I, 174), i quali non sdegnavano neppure Addison (cf. P. SAVIO, Devozione, 205). Ma il rigorismo nelle prediche del Turchi penetro anche da fonti meno sospette, come dallo stesso Bélisaire di Marmontel, giudicato da Pietro Verri « ottimo libro pieno di virtu robusta, di beneficenza, e di umanita », ma che « forse ... rende a un principe troppo austero il dovere ». Ad Alessandro Verri: Milano, 24 aprile 1'767, in Carteggio... I (1923) 338-339; e di rimando Alessandro Verri rincarando la dose afl'erma che « la morale bellisariana non soltanto e di uno stoicismo ributtante ed e una virtu mostruosa, ma e anche !'apología della tirannia... ». A Pietro Verri: Roma, 20 maggio 1767, Carteggio, cit., 370-371.

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