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194 IL PENSIERO RELIGIOSO Ma l'oratore anziché ribellarsi alle mitigazioni, riconosce che la chiesa ha potuto moderare l'antico rigore della sua disciplina, senza per questo mutare il suo spirito o degenerare dall'antico, splendore. D'altronde, a parte certi tratti rigidi che lui stesso dice sug– geriti dal timore che la morale « pu r i s sima » del vangelo, interpretata con soverchia benignita e accomodata con troppo– bassa indulgenza, da medicina celeste possa mutarsi in veleno mortale 59 , lo i,,tesso spirito di adattamento ai tempi si riscontra in lui anche per cio che riguarda strettamente la morale e non solo la disciplina ecclesiastica. Infatti e suo insegnamento co-– stante, che per trovare la buona morale, sana e pura, bisogna attenersi a « quei teologi che non sono tanto tenaci dell'antica severita fino a condannare ogni giusta mitigazione moderna e che non sono tanto idolatri della moderna indulgenza da voler riprovare tutto il rigor degli antichi » 60 • E' necessario pero formarsi « un sistema morale uni– forme» , non soggetto alle arbitrarie mutazioni o delle passioni o delle circostanze della vita. Non « t r o p p o r i g i d o » , perché metterebbe in agitazione le coscienze e toglierebbe ad esse la ne– cessaria tranquillita. Ma neppure un sistema troppo largo, come potrebbe essere assai piu facile 61 • Né per arrivare a conoscere la buona morale occorre mettere alla tortura la coscienza o l'intellet– to, giacché : « La buona morale non e nascosta a nessuno. L'abbiamo in noí stessi, ed e quel lume divino che e infuso nel nostro cuore. Gesu Cristo e sempre lo stesso, ed il suo Vangelo non puo mutarsi... La semplicita e la buona fede sono i suoi [del cristiano] maestri, e questi decidan sempre in favore della buona morale. Che vuol dire· con tutto cio essere in oggi la morale si alterata e cangiante, che non vi sia disordine alcuno, che non trovi in essa un appoggio, e· non possa giustificarsi con quelle regole stesse, che furon stabilite per condannarlo? Donde nascono tanti dubbi, tante false sottigliezze,. tanti pericolosi temperamenti ad ammollire la severita del Vangelo? Ah, miei fratelli, sono le nostre passioni che corrompono la nostra. alla solitudine, al disagio [o santissimi penitenti]? Perché gelare al fitto verno le notti, od abbronzire al sollione le carni, e dal mattino alla sera far due fontane· degli occhi a piangere amaramente? Che dir si vogliono e que! pallor che vi in– gombra, e quella fame che vi tormenta, e quelle veglie che intisichire vi fanno, ed i caldi gemiti, ed i profondi sospiri, e le percosse di petto, cui fanno eco le soli– tudini stesse, sembrando aver di voi compassione? Tutto cio, miei fratelli, per otte– nere quella grazia che giustifica e salva... ». Op. compl. XVIII, 14: Differire la conversione~ 59 Op. compl. X, 11: Sopra la mora/e de' grandi. 60 Op. com,pl. X, 13. - Ma insiste sempre: « La morale del Vange]o esser <leve la stessa con tutti. Un sol dettame, una sola massima, una sola dottrina. Nei primi secoli della Chiesa si maneggiavano le coscienze de' Cesari, come quelle dei loro sudditi... Abbiavi pure qualcuno alla corte che parli chiaro, che dica quello· che sente senza timori, senza speranza, senza ambizione, e non abbia in vista che il suo dovere e lo zelo della salute de' principi: se ne troveranno degli altri che sí facciano impegno di screditarlo, chiamandolo ignorante, fanatico, rigorista... ~-– lvi, 12-13. 61 Op. compl. VII, 80-81: Mezzi per aver sempre una buona coscienza.
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