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PROBABILISMO E LASSISMO 193 pagna, ma per le passioni che soddisfare si possono; che si puo essere buon cristiano e servire al senso che domanda importuno sempre nuovi piaceri; chiamar disonore il far bene al nemico, fa– natici i discreti e savi zelanti, giansenismo la piu sana morale, scempiaggine l'umilta, superstizioni ed inutili cose i digiuni; che non ista in queste pratiche della religione il midollo, io vel con– cedo, ma chi condanna queste pratiche della Chiesa, della religio– ne, non ha né !'anima, né la scorza. Certe massime di liberta di coscienza, di precetti difficili, che poi siam uomini, che se Iddio ci voleva piu santi doveva crearci meno sensibili, che i divini precetti son superiori alla nostra fragilita e sono un giogo che ci opprime; queste cose tutte che segni sono? Sono argomenti chiarissimi, che combattete le massime di costume che vi propone il Vangelo » 56 • In questo moto di ribellione contro questi « mostri » e a questi « pro di g i » della morale cristiana, il Turchi presenta spesso ai cristiani del suo secolo, insensibili e apatici, sui quali sembra che i principi evangelici restino senza la nativa efficacia, quadri foschi e apocalittici del cristianesimo d'altri tempi. Il ricordo, pero, del- 1'antica disciplina ecclesiastica e della chiesa primitiva, benché frequente 57 , e piu un luogo retorico, che un rimpianto nostalgico, come nei giansenisti intransigenti. Ecco, per esempio, questa drammatica quaresima dei primi alunni del cristianesimo: « Un sol pasto per ciascun di, dopo il tramontare del sole, di cui il pane e l'acqua, l'erbe, i legumi tutte formavano le delizie; i singhiozzi e le lacrime n'erano il condimento. Non aver altro oggetto che il cielo, altro commercio che con Dio, altra guida che la sua leg– ge, altra speranza che le sue promesse, altro timore che i suoi giu– dizi. Alcuni seppeIIirsi vivi nei sepolcri o nelle foreste ad assordare coi gemiti le solitudini, chiedendo a Dio la remissione dei lor pec– cati; altri prostrati su le soglie dei templi, coperti di cilicio e di cenere, raccomandarsi col pianto all'orazion dei fedeli, ed in aria di pubblici penitenti, dato bando ad ogni altro affare, tutta passar la quaresima ne! domandare alla Chiesa la riconciliazione e la pace. Riguardavano la penitenza come una grazia, e sollecitavano essi stessi il diritto di punire e di piangere le loro colpe; e dopo i piu austeri digiuni, dopo le piu mortificanti vigilie, dopo le piu. sensibili umiliazioni ricevano alla Pasqua l'assoluzione, non come il prezzo de' lor travagli, ma come iI frutto della pieta e della clemenza della loro madre. E se qualcuno annoiavasi di un si difficile e rigoroso tenor di vita: v'e il modo di abbreviarlo, rispondeva la Chiesa: andate al martirio! Gia i palchi sono innalzati, fremono i tiranni, i carnefici sono pronti. Andate al martirio: Iavate ne! vostro sangue le mac– chie deIIa vostr'anima, ed il perdono e sicuro. Era questa la quare– sima dei nostri Padri » 58 • 56 Op. compl. VI, 133-134: Vangelo. - « L'ubbidienza adunque che vi comanda 11 Vangelo, i precetti ch'egli v'intima sono cose difficili, non e cosl? ma, e su la grazia non contate voi punto? Questa grazia e di fede ». Ivi, 138. 57 Oltre i testi citati nella nota appresso, vedi anche Op. compl. XIII 4-5: Sopra, il sacrifizio della, s.a,nta, Messa,. G Ji altri riferimenti non offrono alcunché di notevole. 58 Op. compl. XIX, 42-43: Modo di santificare la, qua,resima. « A che na– scondervi nelle grotte per vivere in compagnia delle fiere in mezzo agli orrori, 13. - Adeodato Turchi

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