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210 ORLANDO TODISCO scere il modello 57 , il che significa che alla Trinita si perviene non attraverso la pura ragione, ma a opera di Cristo che el'esemplare e insieme il mediatore 58 • Dunque, la contuizione, che ha luogo nell'ordine naturale e che porta a intravvedere Dio dap– pertutto in speculo et in aenigmate, lascia irrisolta la tensione verso la similitudine sovrannaturale, che scopriamo con sorpresa nel fondo del nostro essere attraverso la Rivelazione. Siamo al Dio trino, nell'intimita della vita divina, che contempleremo grazie al lumen gloriae, quando l'approdo finale sara segnato dall'intuizione, senza veli e mediazioni. Se il mondo esemplare, fondamento della contuizione, e un obiectumJonta– num rispetto ai rivoli, coglie Dio in speculo et in aenigmate colui che porta a matu– razione la coscienza critica, in grado di intendere presente colui grazie al quale egli e e le cose persistono nell'essere, e di render conto della luce, che consente all'intel– letto di conoscere senza essere a sua volta vista. Come ammettere il darsi delle creature e la stessa attivita conoscitiva, se si trascura cío grazie a cui tutto queseo ha luogo? Il groviglio metafísico del reale lo dipana solo colui che, nella sua opera di approfondimento, distingue la condizione dal condizionato, cio che e primo sul piano psicologico della visione da cio che e primo sul piano onrologico della con– ruizione59. A partire dalla luce dell'intelletto, accesa al lume della verita eterna 60 , prioritaria rispetto a ogni altra luce, fino ai caratteri di necessita e immutabilita, propri di ogni autentica conoscenza intellettiva, alla ricerca di cío che permane in cio che muta 61 - l'identita nel diverso - il pensatore rigoroso si coglie avvolto dall'eterno, che nell'intuire una qualunque cosa, sia pure precaria o di poco conto, si rende presente. Ebbene, colui che e consapevole del meccanismo attivato s'avve– de di contuire la ratio aeterna, indotto a rivalutare una qualunque conoscenza, 57 In I Sent., d. 3, pars 1, art. un., q. 4, ad 4, (ed. Quaracchi, I, ): "Ad illud quod obiicitur de imagine, dicendum quod est cognoscere animam secundum id quod est, et cognitio ista est rationis; vel secundum quod est imago, et cognitio ista est solius fidei". 58 Itinerarium, IV, n. 2, (ed. Quaracchi, V, 306): "Non potuit anima nostra perfecte ab his sensibilibus relevari ad contuitum sui et aeternae veritatis in seipsa, nisi veritas, assumpta forma humana in Christo, fieret sibi scala reparans priorem scalam, quae fracta fuerat in Adam". 59 Itinerarium, III, n. 3, (ed. Quaracchi, V, 304): Quomodo autem sciret intellectus, hoc ens esse defectivum et incompletum, si nullam haberet cognitionem entis absque omni defectu?". 60 Itinerarium, III, n. 3, (ed. Quaracchi, 304): "Omnis igitur... vere ratiocinantis lumen accenditur ab illa veritate, et ad ipsam nititur pervenire". 61 Itinerarium, II, n. 9, (ed. Quaracchi, V, 301-302): "Si enim diiudicatio haber fieri... per rationem immutabilem... patet quod ipse (Deus) est ratio omnium rerum et regula infallibilis et lux veritatis, in qua cunta relucent infallibiliter... et intellectualiter".

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