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NEL CENACOLO DELL 1 AMORE r67 qualche frate, che il guardiano non gliene avesse dato la cura a ]ui, grandemente se ne doleva; e quando gliene dava cura, con tanta diligenza lo serviva come fosse stato Gesù Cristo. E fu tutto quel tempo poco dormiva per non lasciare il suo fratello infermo (III, 45 o). E Antonino Siciliano fu infermiere del luogo di Roma, il quale serviva con tanta carità, benignità e pazienza, che per molte fatiche e travagli che egli avesse, mai fu visto da nessuno turbato, nè mostrare un minimo segno d'impazienza (III, 453). Francescò da Macerata agli infermi serviva con tanta sempli– cità e carità, che sarebbe stato più notti senza dormire ; nè si cu– rava di mangiare, per fare la carità al prossimo suo (III, 405). E perchè Battista da Faenza era uomo magnanimo, era tanta l'amorevolezza sua verso i frati che quando Ii vedeva [in] qualche bisogno, avrebbe voluto metterseli nel cuore. E con tanta dili– genza serviva agl'infermi, che tutto il tempo poco dormiva e poco altro faceva ; e li rimirava con quel bell'occhio e col riso in bocca, e poi li abbracciava e diceva: « Non dubitate, Padre mio, state allegro che non avete mal nessuno)) (III, 507). DUE TORDI Aveva il servo di Dio Alberto da Napoli gran compassione agli infermi. E una volta tra le altre, servendo a un frate infermo e non avendo che dare, se ne anelò nel bosco e vi mise due lacci. E ogni volta che ci andava, vi ritrovava presi due tordi.· E fu cosa mirabile, perchè non era tempo da tordi, nè in tutto quel paese se ne vedeva pur uno. E quando li portava, li mostrava ai frati con molta allegrezza, e ridendo un poco, senza dir parola, li accomodava per l'infermo. Laonde fu conosciuto questo essere miracolo di Dio, per la gran carità che aveva il suo servo Frate Alberto (III, 310).
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